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Caesars Palace

L'ambasciatore USA in Italia si sta comprando mezza Las Vegas: sulla Strip ormai vincono solo i players miliardari, beffato Icahn

Tilman Fertitta, miliardario texano e ambasciatore USA in Italia, ha messo sul tavolo l'operazione più onerosa e ricca della storia dei casinò: l'acquisizione di Caesars Entertainment per 17,6 miliardi di dollari. Carl Icahn ha provato a soffiargli il piatto all'ultima mano, ma il rilancio non si è mai materializzato. E la Strip, oramai, è un tavolo riservato agli high roller veri.

Tilman Fertitta, l'ambasciatore che si sta comprando Las Vegas

C'è un uomo che di giorno rappresenta gli Stati Uniti a Roma e di notte, almeno idealmente, conta le fiches a Las Vegas. Si chiama Tilman Fertitta, texano di Houston, un patrimonio stimato in oltre 11 miliardi di dollari, ed è il protagonista dell'operazione che sta ridisegnando la capitale mondiale del gioco.

Fertitta, attuale ambasciatore USA in Italia e San Marino, ha firmato a fine maggio un accordo per acquisire Caesars Entertainment in un'operazione interamente in contanti dal valore complessivo di circa 17,6 miliardi di dollari: 5,7 miliardi di equity più l'assunzione di quasi 12 miliardi di debito della società. Agli azionisti andranno 31 dollari per azione, un premio del 49% rispetto alla chiusura del 25 febbraio, il giorno prima che iniziassero a circolare le voci di una possibile acquisizione.

L'impero Caesars a Las Vegas

I numeri, da soli, raccontano la portata della mossa. Nel perimetro dell'accordo ci sono i gioielli della Strip: Caesars Palace, Harrah's, Paris Las Vegas, Planet Hollywood, Horseshoe, The LINQ, Flamingo e The Cromwell. Sommando i Golden Nugget di Fertitta e la rete Landry's di oltre 450 ristoranti, il nuovo colosso opererà 60 casinò resort negli Stati Uniti, piattaforme online di sports betting, iCasino e poker, e più di 200 punti scommesse retail. La più grande acquisizione nella storia dell'industria dei casinò.

Tilman Fertitta
Tilman Fertitta con il suo yacht Boardwalk in una foto di archivio in Texas a febbraio 2025 prima del trasferimento nel Mediterraneo (foto Shutterstock)

Il sogno che si avvera per Fertitta

Per Fertitta questa non è una mano giocata d'impulso. È il colpo che insegue da sempre. Il magnate texano corteggiava Caesars da quasi dieci anni: nel 2018 aveva proposto di fondere la sua catena Golden Nugget con la società, e nel 2019 diversi media lo davano vicino a una nuova offerta.

Poi la vita gli ha messo davanti un'altra carriera. Confermato dal Senato USA come ambasciatore in Italia e San Marino nell'aprile 2025, per rispettare i requisiti etici della nomina Fertitta ha lasciato la carica di CEO della società che comprende Landry's, gli Houston Rockets della NBA e i casinò Golden Nugget. Ma il diplomatico non ha mai smesso di ragionare da giocatore. Anzi.

E' anche il primo azionista di Wynn Resort e del bookmaker americano DraftKings che è anche presente nel mercato dei casinò online.

Tra novembre 2025 e marzo 2026, l'ambasciatore ha scoperto le sue intenzioni sui mercati: acquisti in azioni Caesars per almeno 113 milioni di dollari, con posizioni complessive che secondo le stime potrebbero valere fino a 420 milioni. Un all-in progressivo, annunciato mossa dopo mossa.

Il primo scontro: Fertitta soffia il piatto a Icahn

Ed è qui che entra in scena l'altro miliardario della storia: Carl Icahn, il "corporate raider" più temuto di Wall Street. Perché la verità è che la partita per Caesars è stata, fin dall'inizio, un heads-up tra i due. Oramai le proprietà della Strip sono contese da giocatori miliardari che non si fanno scrupoli.

Icahn si era mosso per primo: a gennaio 2026 aveva presentato un'offerta amichevole da 28,50 dollari per azione, garantendo la permanenza del management. Poi aveva rilanciato con una proposta all-cash da circa 33 dollari.

Ma a marzo Fertitta ha risposto con una controofferta più alta, strappando una finestra di negoziazione esclusiva di 45 giorni. I colloqui decisivi si sono tenuti nel suo quartier generale, il Post Oak Hotel di Houston. Prima beffa: a Icahn, di fatto, è stato chiuso il tavolo in faccia.

Del resto Icahn a quel tavolo non è un ospite qualsiasi: fu lui a orchestrare l'acquisizione di Caesars da parte di Eldorado Resorts nel 2020, e oggi siede nel board con due suoi rappresentanti. Conosce le carte, conosce i giocatori, conosce le size.

Il tentativo di rimonta all'ultima mano

Quando a fine maggio l'accordo con Fertitta è stato annunciato, restava un'ultima finestra: il periodo di "go-shop" di 45 giorni, entro cui Caesars poteva valutare offerte superiori. Scadenza: 11 luglio.

Ed è lì che Icahn ha tentato la rimonta. Nei primi giorni di luglio, la banca d'affari Jefferies ha sondato gli investitori per raccogliere circa 5 miliardi di dollari di debito a supporto di una proposta da 33 dollari per azione — sopra i 31 offerti da Fertitta. Alcuni report spingevano la fantasia ancora più in là, ipotizzando un rilancio tra i 35 e i 40 dollari.

"È una salita durissima. Il board preferisce l'accordo con Tilman. Lì c'è un finanziamento solido" — sostiene il giornalista David Faber di CNBC.

Ma la struttura dell'offerta di Icahn — un complesso esercizio di "liability management" che avrebbe chiesto ai creditori di Caesars di consentire lo spostamento di alcuni asset in una controllata non vincolata — si è rivelata troppo macchinosa. E soprattutto, troppo tardiva. Il board di Caesars, forte del finanziamento certo di Fertitta, non ha mai vacillato.

Dove siamo adesso: vantaggio Fertitta, ma la partita non è finita

Il gong è suonato sabato 11 luglio: la finestra di go-shop è scaduta senza che emergesse alcuna offerta concorrente formale. La controproposta di Icahn è rimasta allo stato di rumors.

E la macchina regolatoria ha già iniziato a girare: l'8 luglio il Nevada Gaming Control Board ha approvato all'unanimità l'idoneità di due top executive di Fertitta Entertainment, il general counsel Steven Scheinthal e il CFO Richard Liem, attesi il 23 luglio davanti alla Nevada Gaming Commission per la valutazione finale.

Attenzione, però: la partita non è formalmente chiusa. Il deal deve ancora superare l'antitrust federale, le approvazioni dei regolatori di gioco in tutte le giurisdizioni dove opera Caesars e il voto degli azionisti — un percorso che secondo lo stesso Scheinthal richiederà "probabilmente nove o dieci mesi", con chiusura attesa nel 2027. E il ruolo di Fertitta come diplomatico in carica potrebbe spingere i regolatori di diversi Stati a esaminare la struttura proprietaria con un supplemento di attenzione.

Quanto a Icahn, non è legalmente tagliato fuori: Caesars potrebbe ancora accettare una "superior proposal", ma ora scatterebbe la penale piena da 200 milioni di dollari — il doppio dei 100 previsti durante il go-shop. E l'attivista resta azionista, con due uomini nel consiglio di amministrazione. Ai margini, sì. Fuori dal casinò, non ancora.

Come una sfida a poker

A Las Vegas si dice che per sedersi ai tavoli veri non basti il bankroll: serve la pazienza di aspettare lo spot giusto. Fertitta ha atteso quasi dieci anni, ha costruito il suo stack acquisto dopo acquisto, e quando ha visto la mano buona ha puntato tutto: 17,6 miliardi, il piatto più ricco nella storia dei casinò. Icahn ha provato due volte a giocarsela — prima con l'offerta amichevole, poi con la cold 4-bet all'ultimo giro di puntate — ma il rilancio decisivo è rimasto nelle chip tray. Ora l'ambasciatore è davanti con uno stack dominante, ma il torneo non è finito: mancano ancora i regolatori, l'antitrust, gli azionisti. E al tavolo, seduto in silenzio con due carte coperte e 200 milioni di penale come prezzo del re-entry, c'è ancora Carl Icahn. Nel poker come a Wall Street, la mano non è vinta finché il dealer non spinge le fiches dalla tua parte.