Dopo un interminabile periodo di prova, una quindicina di giornate di gioco effettivo, scoppi e contro-scoppi, cose dette e non dette, particolari scaramanzie e tutta una serie di curiosità incredibili di cui vi abbiamo dato conto nel pezzo dedicato ai finalisti, a mettere le mani sul braccialetto più importante delle World Series Of Poker 2026, è stato Lucas Jumalon.
Abbiamo fatto un lavoro di redazione certosino per tracciare un profilo monster del nuovo campione del mondo e ne è venuta fuori una storia che consideriamo possa farvi piacere leggere sotto il vostro ombrellone: buona lettura.
Il nuovo golden boy del poker: Lucas Jumalon
Mettere in tasca 10 milioni di dollari a 22 anni capita a pochi eletti nella vita terrena, che essa derivi da un torneo di poker, da una eredità particolare, da un regalo più o meno aspettato, una cifra di questo tipo può dare davvero alla testa se gestita male.
Lucas Jumalon non è una celebrità, ma non è nemmeno il dilettante spuntato dal nulla che qualche titolo potrebbe far pensare: dietro c'è una famiglia molto presente, anni di viaggi nei circuiti americani, parecchie delusioni, una laurea conquistata con la fortissima spinta materna e una personalità che fuori dal tavolo viene descritta come generosa, alla ricerca morbosa del risultato, non solo nel poker, ma come caposaldo di una vita da vivere a 360 gradi.
Lucas Jumalon ha 22 anni, viene da Spokane, nello Stato di Washington, e ha vinto il Main Event WSOP 2026 superando un field di 9.208 partecipanti. Ha incassato 10 milioni di dollari, diventando il secondo campione più giovane nella storia moderna del torneo dopo Joe Cada, vincitore nel 2009 a 21 anni. In heads-up ha battuto il finlandese Lauri Saaskilahti, chiudendo con k 6 contro a 7 , dopo aver trovato un sei al flop e un altro al turn.
Alla nuda e cruda cronaca dell'ultima mano, dobbiamo aggiungere tutto ciò che viene prima, monopolizzato dalla conservazione della leadership ai final table dal primo all'ultimo giorno.

La laurea tre mesi prima del titolo
Il punto focale che permette di mettere a fuoco la personalità del nuovo campione, è la conquista della laurea. Jumalon si è laureato alla Grand Canyon University nel maggio 2026, dunque soltanto pochi mesi prima di diventare campione del mondo e il suo percorso di studi viene indicato come Business Administration e Data Analytics, una formazione abbastanza coerente con il tipo di ragionamento matematico e analitico richiesto dal poker moderno.
Dietro il completamento degli studi c’è soprattutto la figura materna rappresentata da Robin Jumalon che tutto avrebbe voluto fuorché un figlio campione del mondo senza un titolo di studio così importante per la vita di ogni uomo.
Dopo la vittoria ha raccontato che era stata molto ferma nel pretendere che Lucas terminasse l’università prima di dedicarsi completamente al poker: in sostanza, il figlio poteva inseguire il sogno pokeristico, ma soltanto dopo essersi assicurato un titolo accademico. Robin si è commossa durante l’intervista finale e ha sottolineato non soltanto il risultato, ma il modo in cui Lucas aveva rappresentato sé stesso, Spokane, la famiglia e gli amici.
Settimo in una competizione al high school
C’è anche una piccola traccia scolastica, parecchio nascosta, che rende meno casuale il successivo indirizzo universitario. Nel gennaio 2019, quando frequentava la Ferris High School, Jumalon arrivò settimo nella categoria Business Services Marketing di una competizione regionale DECA, qualificandosi insieme agli altri migliori studenti per la conferenza statale.
Sul sito della DECA si leggono queste frasi: La DECA è un’organizzazione studentesca molto diffusa nelle high school e nei college americani. Prepara gli studenti in materie come marketing, finanza, imprenditoria, gestione aziendale e turismo, attraverso gare nelle quali devono affrontare casi aziendali simulati, prove scritte e presentazioni davanti a giudici provenienti dal mondo del lavoro.
Nel caso di Jumalon, il concorrente doveva analizzare il problema della commercializzazione dei servizi destinati alle aziende, elaborare una strategia e illustrarla al giudice, con un esame a risposta multipla e un breve tempo di preparazione.
Finì settimo.
Papà Butch: "il mio eroe"
Il vero punto di origine della sua passione per il poker è però il padre, Butch Jumalon, che Lucas definisce apertamente il proprio eroe.
Nell’intervista a PokerOrg Jumalon racconta di aver osservato il gioco in famiglia fin da bambino, quando il padre giocava con i suoi amici organizzando partite in casa. Un amico di Spokane, intervistato da Spokesman-Review, sostiene che Lucas abbia cominciato a giocare con profitto intorno all’ultimo anno delle superiori.
Gli homegame di famiglia, con le partite organizzate da Butch, sono diventate una sorta di linguaggio codificato e condiviso tra padre e figlio. Sua madre stessa ha confermato che la passione gli è arrivata dal padre.

Da adolescente prima e da universitario poi, non ha seguito un percorso particolarmente elitario. Ha raccontato di essersi formato inizialmente attraverso il materiale gratuito presente su YouTube, citando in particolare Jonathan Little e Alex Fitzgerald. Guardava i video, assorbiva le informazioni e cercava di comprendere quanto il gioco fosse profondo. Ancora oggi insiste sul fatto di sentirsi in una fase di apprendimento continuo.
Le prime partite all'Università
Alla Grand Canyon University giocava con i compagni e, secondo l’amico Zach Osborne, dominava regolarmente quelle piccole partite. Osborne lo descrive come uno che ha messo anima e corpo nel poker, ma soprattutto come un amico serio e disponibile anche lontano dal tavolo. Alcuni di quei vecchi avversari universitari erano presenti al final table e hanno scandito ripetutamente il coro “GCU! GCU!" ( Grand Canyon University ).
Il Lilac Lanes Bowling & Casino di Spokane, è stata invece la prima palestra con la quale misurarsi con gente "sconosciuta". E' una sala da bowling con annessa una piccola poker room nella quale Jumalon ha cominciato a misurarsi con giocatori esterni alla propria cerchia. Uno dei suoi amici, Jonah Aden, lo aveva conosciuto durante il corso per conseguire la patente; i due, curiosamente, condividono anche il compleanno e si ritrovarono spesso al Lilac Lanes una volta compiuti i 18 anni.
L’amico Popp, invece, ha raccontato che Jumalon frequentava i tornei del Lilac Lanes insieme al padre, studiava sui libri, aveva trovato un coach e aveva progressivamente deciso di dedicarsi sul serio al gioco. Popp lo descrive come intelligente, competitivo e appassionato, ma anche, e questa cosa torna spesso, generoso e gentile.
La Mamba Mentality
Della Mamba Mentality abbiamo accennato sul pezzo di ieri. La passione extra poker più chiaramente documentata da parte del nuovo campione del mondo di poker, è quella per Kobe Bryant. Jumalon era un grandissimo tifoso di Kobe e, sempre secondo l’amico Popp, si riconosceva nella cosiddetta “Mamba Mentality”: lavoro ossessivo, disciplina e rifiuto di considerare concluso un compito prima del risultato definitivo.
Il riferimento non è rimasto una semplice testimonianza dell’amico e la cartina di tornasole più lampante è quella che durante la pausa tra il raggiungimento del final table e la ripresa di agosto, Jumalon ripeteva che “il lavoro non era finito”, una formula inevitabilmente associata al celebre atteggiamento di Bryant durante le Finals NBA.

Anche dopo aver comandato per due giornate, non si era lasciato andare a celebrazioni premature. PokerNews ha esplicitamente raccontato il suo comportamento come una forma di immedesimazione nella mentalità di Kobe.
Freddo al tavolo, gentile con gli eliminati
La doppia personalità che viene fuori dai racconti degli amici, si è fatta corpo nel momento delle eliminazioni dei suoi avversari, tra concentrazione massima durante le mani giocate e rispetto profondo verso i suoi avversari eliminato nel cors del tavolo finale.
Brian Lawrence, giocatore che lo aveva affrontato nei tornei del circuito del Pacific Northwest, lo definisce freddo, calcolatore e capace di comprendere profondamente il gioco. Secondo Lawrence non è affatto un “luckbox”: sa scegliere i momenti, legge bene le situazioni e raramente lascia trasparire emozioni. Lo aveva visto sorridere soltanto una o due volte al tavolo.
Fuori dall’azione al tavolo verde, però, i racconti cambiano. Gli amici lo descrivono come una persona che si preoccupa degli altri più che di sé stessa. Suo padre Butch ha detto di essere rimasto particolarmente orgoglioso quando alcune persone gli hanno riferito della gentilezza e della compassione mostrate da Lucas verso i giocatori appena eliminati.
Gli ultimi 10 vincitori del Main Event WSOP
Gli ultimi dieci vincitori del Main Event WSOP raccontano bene l’evoluzione recente del torneo più importante del poker mondiale.
Il nuovo campione Lucas Jumalon ha completato nel 2026 una sorprendente scalata, imponendosi a soli 22 anni e aggiungendo il proprio nome a quello di alcuni dei giocatori più affermati dell’ultimo decennio.
Nel 2025 era stato Michael Mizrachi a conquistare il titolo, coronando una carriera già ricchissima di successi e confermando il proprio status di fuoriclasse del poker live. Un anno prima Jonathan Tamayo aveva superato il field record di 10.112 iscritti, mentre nel 2023 Daniel Weinman aveva incassato 12,1 milioni di dollari, il premio più alto assegnato tra le dieci edizioni prese in esame.
Il successo del norvegese Espen Jorstad nel 2022 aveva riportato il braccialetto in Europa, dopo l’affermazione del tedesco Koray Aldemir nel 2021. Particolarissima fu invece l’edizione del 2020, condizionata dalla pandemia e disputata attraverso una formula mista online e dal vivo, conclusa con la vittoria dell’argentino Damian Salas.
Nel 2019 il veterano Hossein Ensan riuscì a prevalere su un field di oltre 8.500 giocatori sul nostro Dario Sammartino. John Cynn, campione nel 2018, trasformò in vittoria la deep run già realizzata due anni prima, quando aveva chiuso undicesimo. La sequenza si completa con Scott Blumstein, che nel 2017 dominò il final table e vinse oltre otto milioni di dollari.
Nel complesso, gli Stati Uniti hanno conquistato sei degli ultimi dieci titoli, ma il Main Event ha continuato a premiare profili molto diversi: giovani emergenti, professionisti già consacrati e grinder capaci di realizzare il risultato della vita.
Il colpo di una vita
Prima del Main Event, Jumalon aveva circa 180.000 dollari di vincite live registrate, con un miglior risultato singolo di appena 22.945 dollari, ottenuto vincendo un evento Daily Deepstack da 400 dollari durante le WSOP 2025. Il salto fra il suo precedente record e i dieci milioni è quindi superiore a quattrocento volte.
Questo dato economico, però, rischia di nascondere il volume di gioco. Jumalon ha respinto l’idea del ragazzino al quale sia semplicemente capitata l’occasione della vita: da quando aveva compiuto 18 anni ha viaggiato per giocare tappe in Texas, Florida, Nevada, Oklahoma, North Carolina, Oregon e nello Stato di Washington.
Per farvi capire di cosa stiamo parlando ecco alcune tappe fondamentali delle micro vincite di Jumalon:
| Data | Torneo | Piazzamento | Premio |
|---|---|---|---|
| Novembre 2024 | Fall Poker Round Up | 7° | $7.886 |
| Febbraio 2025 | Torneo a Dallas | 14° | $12.620 |
| Novembre 2025 | WSOP Circuit Main Event di Choctaw | 9° | $16.216 |
| Aprile 2026 | Spring Poker Round Up – evento da $220 | 1° | $16.170 |
La grande crisi di Lucas Jumalon ad Austin: "volevo mollare"
Soltanto alcuni mesi prima del Main Event, durante un viaggio particolarmente negativo ad Austin, Jumalon telefonò al padre e gli disse che non sapeva più se sarebbe riuscito a continuare. Non si trattava dunque di una carriera in ascesa lineare: era arrivato molto vicino a dubitare completamente del proprio progetto professionale.
Ha ammesso anche che, in passato, gli capitava di piangere dopo essere stato eliminato nei Day 2. La gestione della varianza non gli veniva naturale: le sconfitte lo colpivano profondamente, finché non ha imparato a separare la qualità delle proprie decisioni dal risultato immediato. Il concetto che esprime è molto maturo: il giocatore può mettersi nelle condizioni migliori, ma non può controllare le carte.
La sua definizione più efficace riguarda chi continua a rialzarsi dopo essere stato colpito molte volte: per Jumalon, una persona così diventa pericolosa. È una frase che spiega bene il personaggio senza bisogno di trasformarlo artificialmente nel “predestinato”.
In pochi parlano della grande rimonta
Basterebbe riguardare il count di ogni fine Day per capire che anche la fortuna ha fatto prepotentemente il suo: Jumalon aveva chiuso il Day 1B con appena 7.400 chips, classificandosi 758° su 759 giocatori sopravvissuti in quel flight. In pratica, era il penultimo stack della giornata. Da lì è salito a 146.000, poi 467.000, 2.065.000, 4.435.000, 15.875.000, 40.800.000 e infine 194 milioni alla composizione del final table.
In una intervista a Poker.org ha ricordato di essersi trovato anche con 9x circa quando il big blind era 500 e, successivamente, con dodici bui. La lezione che sostiene di aver ricavato è che ogni chip conserva valore, indipendentemente dal fatto che il giocatore possieda due o cento big blind: il vero errore sarebbe lasciarsele sfuggire per frustrazione.
Quando è approdato al final table Jumalon si è presentato con il 35,08% di tutte le chips in gioco, più della somma degli stack del secondo, del terzo e del quarto classificato. Secondo l’analisi statistica riportata da PokerNews, è stata la leadership più ampia registrata nella fase moderna dei final table a nove giocatori, iniziata nel 2001.

Le passeggiate notturne e la presenza di Pat Leonard
Durante le tre settimane di pausa fra la formazione del final table e la ripresa di agosto, Jumalon ha dedicato un massimo di un paio d’ore al giorno allo studio. Inizialmente non ha voluto rendere pubblici i nomi delle persone che lo stavano aiutando. Ha raccontato anche di fare lunghe passeggiate notturne per isolarsi, visualizzare le situazioni future e cercare di contrastare la propria tendenza a immaginare gli scenari peggiori.
Soltanto durante il final table è diventato pubblico il coinvolgimento di Patrick Leonard, professionista britannico di altissimo livello di cui abbiamo spesso parlato nelle pagine di Assopoker.
Leonard ha dichiarato che alcune scelte di Jumalon erano talmente avanzate da non averle inizialmente prese in considerazione neppure lui, salvo poi riconoscerne la logica. È una testimonianza importante perché arriva da un coach che non si è limitato a dire che il ragazzo “aveva talento”, ma ha parlato esplicitamente di pensiero tecnico di livello molto alto.
Le pillole più importanti delle interviste di Lucas Jumalon
- Non considera il Main Event un colpo irripetibile. Ha citato Joe Cada non soltanto perché è il campione più giovane, ma perché Cada riuscì successivamente a tornare al final table e a chiudere quinto nel 2018. Jumalon sostiene che il vero test delle capacità sarebbe riuscire a ripetersi, non semplicemente vincere una volta.
- L'importanza dei piatti piccoli. Alla domanda sul momento più divertente della deep run non ha scelto un’eliminazione o un monster pot: ha detto che spesso sono proprio i piccoli piatti a dargli maggiore soddisfazione, perché ogni chip e ogni decisione contano.
- Non ha mai giocato per piazzarsi. Pur essendo inesperto rispetto ai grandi professionisti del field, sostiene di essere entrato nel Main Event con l’obiettivo esplicito di vincere, non semplicemente di ottenere un piazzamento prestigioso.
- Nessuna follia dopo i 10 milioni Alla domanda su come avrebbe utilizzato il premio, ha risposto che avrebbe avuto bisogno di alcuni giorni per pensarci e che non avrebbe fatto nulla di avventato.
Buona vita, Luke!