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final table main wsop

La profezia, Disneyland, l’ex hockeista e il fan di Kobe: il final table Main WSOP 2026 come non lo avete mai visto

Come vi abbiamo dato conto nel pezzo di questa mattina, a mettere le mani sulla vittoria del Main Event delle World Series Of Poker, è stato il 22enne Lucas Jumalon, che ha schienato un field di 9.208 iscritti complessivi, per intascare nella notte del 06 agosto, un primo premio da 10 milioni di dollari.

Dietro i nove finalisti arrivati alla nuova arena del Paris Las Vegas si nascondevano percorsi difficilmente sovrapponibili: un neolaureato di 22 anni cresciuto nei piccoli tornei giocati con il padre, un ex professionista di hockey che stava perdendo l’amore per il poker, un cash gamer che disputa praticamente un solo torneo all’anno e un cipriota giunto alle carte dopo essersi appassionato alle scommesse sul calcio.

La Mamba mentality del vincitore

La storia più cinematografica è quella del vincitore, Lucas Jumalon ha conquistato il Main Event a soli 22 anni, diventando il secondo campione più giovane della storia dopo Joe Cada, che nel 2009che aveva vinto a 21 anni. Prima di questo torneo Jumalon aveva accumulato poco più di 180.000 dollari nei tornei live e il suo risultato più importante è stato una vittoria da 22.945 dollari in un Daily Deepstack da 400 dollari disputato durante le WSOP 2025.

Diciamo subito che è stato un anno particolarmente importante della vita del neo campione, del quale, peraltro, ci occuperemo approfonditamente nella giornata di domani: nativo si Spokane, nello Stato di Washington, Jumalon si è laureato pochi mesi fa alla Grand Canyon University in Business Administration e Data Analytics, titolo di studio al quale mamma Robin teneva particolarmente, prima che il figlio si dedicasse mani e piedi al poker.

La passione per il gioco gli è tata trasmessa invece dal padre, con il quale aveva cominciato a frequentare i tornei locali del Lilac Lanes Bowling & Casino. Gli amici dell’università lo ricordano mentre dominava le loro partite casalinghe da 25 e 50 centesimi.

Secondo quanto raccontato dallo Spokesman-Review, Jumalon aveva iniziato a prendere il poker seriamente durante l’ultimo anno delle scuole superiori: studiava sui libri, si era affidato a un coach e cercava di analizzare le tendenze degli avversari. Jumalon è inoltre un grande ammiratore di Kobe Bryant e della sua “Mamba mentality”, riferimento tornato d’attualità durante il final table, quando ha continuato a ripetere che il lavoro non era ancora terminato nonostante il suo enorme vantaggio.

Lucas Jumalon
Il neo campione del Mondo Lucas Jumalon (courtesy Pokernews)

Lauri Saaskilahti e quella incredibile profezia

Anche il percorso del runner-up Lauri Saaskilahti presenta elementi per i quali è giusto soffermarsi un attimo. Il finlandese, quarantenne e padre di famiglia, vive in Spagna e prima del Main Event aveva incassato circa 138.000 dollari nei tornei live. Il suo precedente risultato migliore era stato il 14º posto nell’EPT Main Event di Barcellona, ottenuto nel 2025. Con il secondo posto di Las Vegas ha invece guadagnato 6 milioni di dollari.

La pausa di tre settimane non ha sconvolto completamente i suoi programmi, anzi Saaskilahti aveva già organizzato una vacanza con la famiglia negli Stati Uniti e, anziché rientrare in Europa, ha trascorso alcuni giorni tra San Diego, Disneyland e Beverly Hills, confermando a sé stesso che non avrebbe mai e poi mai rinunciato a fare quello che si era ripromesso.

Soltanto successivamente ha iniziato la preparazione specifica per il tavolo finale, mentre amici e sostenitori finlandesi organizzavano la trasferta a Las Vegas, che, se avete avuto modo di vedere il tavolo finale, non erano certo pochi.

Il dettaglio più curioso è però precedente al testa a testa. Jumalon e Saaskilahti avevano giocato insieme già al Day 5, quando al torneo partecipavano ancora centinaia di players left. Dopo una mano particolarmente combattuta, i due avevano scherzato sulla possibilità di ritrovarsi proprio in heads-up. Quella battuta si è trasformata alcune settimane dopo nell’ultima sfida del Main Event.

L'ex hockeista Mueller che voleva abbandonare il poker

Curriculum nobile, invece per Greg Mueller, che aveva conquistato già tre braccialetti WSOP nell'arco di 10 anni, tra il 2009 e il 2019, attraversando però più di un momento di sconforto, soprattutto recentemente, che lo aveva portato a pensare che il suo poker fosse superato rispetto al modo di affrontare i tornei degli ultimi anni.

Mueller aveva ammesso che negli ultimi anni la passione si era progressivamente affievolita e che stava valutando la possibilità di allontanarsi definitivamente dal poker. La super run nel torneo più importante del mondo, nel gli ha fatto temporaneamente cambiare idea: durante il torneo ha spiegato di non sapere se avrebbe continuato ad amare il gioco, ma un piazzamento di questo tipo, ne siamo sicuri, un ritorno di fiamma può averlo procurato.

Greg Mueller
Greg Mueller al final table Main WSOP (courtesy Pokernews)

Gagliano, lo studioso

Chi ha affrontato in maniera certosina il periodo di tempo che separava la pausa del torneo a 9 left e la ripresa con il tavolo finale, è stato senza dubbio Michael Gagliano, che ha confidato a Wired di aver utilizzato tutti questi giorni per riguardare ogni frame delle immagini del Main Event trasmesse da ESPN, cercando informazioni, abitudini e tells di tutti i suoi avversari.

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Una mole di studio particolarmente significativa considerando che il Main Event è stato seguito per molte ore ogni giorno dalle telecamere televisive.

Shaevel: il caso unico!

Jamie Shaevel rappresentava invece un caso praticamente unico: il californiano non è un torneista abituale, ma un professionista di cash game del Commerce Casino di Los Angeles; il Main Event WSOP è sostanzialmente l’unico torneo che disputa ogni anno, perché la struttura lenta e profonda delle prime giornate ricorda maggiormente le dinamiche alle quali è abituato nei tavoli cash.

Nonostante questa attività estremamente limitata, Shaevel è andato a premio nel Main Event otto volte dal 2011 e prima dell’edizione 2026 il suo profilo comprendeva appena 35 piazzamenti live complessivi dal 2009: quasi un quarto di tutti i suoi risultati sono arrivati in questo torneo.

Foto in homepage courtesy Pokernews

Il viaggio di sola andata di Han Feng

Un altro programma stravolto, è stato quello di Han Feng, che aveva programmato una seconda parte dell’anno completamente diversa.

Il vincitore del GPI Mid-Major Player of the Year 2024 stava organizzando un viaggio di sola andata verso l’Europa, dove avrebbe trascorso diversi mesi giocando e viaggiando. La qualificazione al tavolo finale lo ha costretto a interrompere o rinviare il progetto e a restare concentrato sul ritorno a Las Vegas.

Durante il Day 8, Feng era sceso sotto i dieci big blind e aveva approfittato della pausa cena per accettare mentalmente una possibile eliminazione, sintetizzando il proprio stato d’animo con “if I die, I die”, una sorta di "andrà come deve andare", detto all'italiana.

La successiva mano contro Jumalon è stata la prima nella quale aveva rischiato concretamente l’eliminazione in tutto il torneo, ma è riuscito a raddoppiare e a raggiungere il final table, dove ha poi concluso al quinto posto.

Poker e Sport Editor
Andrea Borea, nato nel marzo 1973, proviene da un percorso inizialmente lontano dall’ambito umanistico, seguendo gli interessi familiari prima di intraprendere la strada che lo avrebbe portato nel mondo del poker e dell’editoria. Dopo l’ingresso in Assopoker, avvia collaborazioni di rilievo con Luca Pagano per PokerPoker.it e Pagano Events. È stato il primo a bloggare per l’Italia il Main Event delle World Series of Poker da Las Vegas nel 2008 e nel 2009. Ha contribuito alla realizzazione delle collane “Lo sport del Poker” e “I segreti del Grande Poker” per La Gazzetta dello Sport, con cui ha collaborato anche come autore di articoli sul Texas Hold’em, prima di passare a PokerStars.it. Negli ultimi anni ha scritto per diverse realtà del settore, tra cui ItaliaPokerClub, Betfair, PokerStarsNews, PokerStars Learn e Ludos Academy.