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"Avevo iniziato a pensare che il poker fosse facile" Adrian Mateos racconta il peggiore downswing della sua carriera

Continuava a viaggiare e a iscriversi ai tornei più importanti ma aveva smesso di dedicare al poker lo stesso tempo di prima. Nel frattempo erano arrivati investimenti, altri progetti e responsabilità assortite: in un podcast con Benjamin 'bencb789' Rolle, Adrián Mateos ha ripercorso uno dei periodi più difficili della sua carriera riconoscendo gli errori commessi.

Lo spagnolo ha raccontato come quel downswing gli abbia insegnato a scegliere le priorità e a rifiutare opportunità che sottraggono tempo al gioco giocato o studiato.

Il downswing e la convinzione che il poker fosse diventato facile

Parlando con Benjamin Rolle, Mateos colloca temporalmente intorno al 2018 il periodo in cui i successi accumulati avevano cominciato a influenzare il suo approccio. Aveva un bankroll importante, aveva raggiunto risultati di primo piano e si era rilassato. Nel suo racconto, il calo dei risultati si accompagna a una minore dedizione allo studio.

"Intorno al 2018 ho avuto il più grande downswing della mia carriera. Mi ero rilassato troppo, avevo smesso di studiare. Avevo un grande bankroll e avevo iniziato a pensare che il poker fosse facile. Ho imparato una lezione davvero importante: soprattutto se vuoi continuare a giocare ai livelli più alti, devi continuare a lavorare per mantenere la tua posizione in cima."

Lo spagnolo riconosce anche quanto fosse diventata dispersiva la sua vita professionale. Il calendario dei tornei era rimasto invariato, mentre il lavoro necessario per affrontarli al meglio era diminuito.

"Volevo fare tante cose, investire in attività diverse. C’erano persone che lavoravano per me e di cui dovevo essere responsabile. Troppe responsabilità per un giocatore di poker high stakes. Così ho smesso di lavorare duramente come prima. Continuavo ad andare ai grandi tornei e a viaggiare, ma avevo smesso di metterci quel lavoro e i risultati peggioravano."

Scegliere dove mettere la propria attenzione

La decisione di cambiare per Mateos nacque dalla consapevolezza che, in un ambiente ad alto tasso di competitività come quello pokeristico, dividere l’attenzione ha un costo sul rendimento.

Mateos scelse quindi di ridurre gli impegni esterni e tornare a concentrarsi sul proprio gioco. Anche la specializzazione nel No-Limit Hold’em e nei tornei risponde alla stessa logica.

"Ho deciso di cambiare tutto. Ho deciso di togliermi dalla testa le diverse cose che stavo facendo e di concentrarmi soltanto sul poker. Per me è sempre stata la cosa che ha funzionato meglio. È anche il motivo per cui gioco soltanto No-Limit Hold’em e soprattutto tornei: penso che specializzarmi sia il modo migliore per guadagnare. In un ambiente così competitivo, se hai la testa su cose diverse il tuo livello scende e non riesci a mantenere lo stesso win rate."

È qui che Bencb chiede a Mateos se abbia letto il libro "The One Thing". Alla risposta negativa, il tedesco spiega di riconoscere nella sua esperienza il principio del libro: concentrare le energie sull’attività dal rendimento più alto e imparare a rinunciare al resto.

Anche Rolle racconta di aver attraversato una fase simile, tra gioco, coaching e gestione di progetti. Mateos si riconosce soprattutto nella necessità di accettare i propri limiti.

"È una lezione davvero importante. Non sei Superman e non puoi fare tantissime cose tutte benissimo. Credo sia meglio concentrarsi su una o due cose e farle davvero bene. I profitti e i risultati che puoi ottenere in questo modo sono molto maggiori rispetto a quelli che ottieni facendo tante cose in maniera mediocre. È molto meglio fare poche cose in modo eccellente."

Imparare a dire no, anche quando è difficile

Per Mateos, ridurre gli impegni ha richiesto anche un cambiamento personale. Si descrive come un ragazzo timido, per il quale rifiutare una proposta era difficile. Solo con il tempo ha imparato a proteggere la propria attenzione e grazie a questa scelta, dice, ha vissuto i suoi anni migliori ai tavoli.

"Dire di no è difficile, soprattutto all’inizio. Ero una persona timida e, quando ero più giovane, per me era davvero complicato dire di no. Oggi ho imparato a farlo. Dire di no alle cose è molto importante. Negli ultimi anni mi sono concentrato di più sulla mia carriera nel poker e, dopo aver imparato queste lezioni, ho vissuto gli anni migliori."

La pressione del downswing e il ruolo degli impegni esterni

Nel corso del Podcast Mateos torna sull'argomento per precisare che il disagio di quel periodo dipendeva molto dalle responsabilità esterne. Anche sul piano economico, una parte delle difficoltà era legata allo staking di altri giocatori e ad investimenti extra-poker.

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"Durante quel downswing ero molto stressato, soprattutto per i problemi fuori dal poker. C’erano tante persone che dipendevano da me ed era mentalmente molto difficile. Ma smettere di giocare non è mai stata un’opzione: continuavo ad amare il gioco e il momento migliore delle mie giornate arrivava quando mi mettevo a giocare."

Mateos chiarisce inoltre che le perdite legate al proprio gioco non erano state così grandi da fargli perdere la motivazione.

"Perdevo anche perché facevo staking a molti giocatori e investivo denaro in attività diverse. Le difficoltà arrivavano più da lì che non dal gioco in sé. Non ho mai perso la motivazione per il poker. Negli ultimi anni ho fatto scelte migliori nella mia vita ed ero mentalmente più preparato a competere, studiare e ottenere grandi risultati."

Il nuovo obiettivo

Dopo aver ritrovato la bussola, Mateos ha continuato ad alimentare la propria ambizione. Raggiungere i tornei più costosi era stato l'obiettivo della prima parte della carriera. La sfida successiva è diventata restare nella cerchia dei migliori.

"Oggi la motivazione è restare in cima. Penso sia davvero difficile, perché la competizione è durissima e ci sono molti soldi in gioco: tante persone vogliono arrivare lì. Rimanerci per molti anni è un obiettivo molto difficile. Mi piace salire nelle classifiche e ho anche obiettivi economici molto ambiziosi. Quando raggiungo un obiettivo, ne fisso sempre un altro più difficile, che in quel momento sembra impossibile. Anche se non lo raggiungo, mi ci avvicino. È questo che mi motiva ogni giorno a lavorare."

A sostenere quella disciplina rimane il piacere di giocare. Mateos lo considera indispensabile per affrontare lo studio, le trasferte e il tempo trascorso lontano dalla famiglia.

"La maggior parte dei professionisti che giocano da tanto tempo e hanno successo ama giocare e migliorare. Per avere successo nel lungo periodo è davvero importante apprezzare quello che fai. Passiamo tantissime ore a giocare, tanti giorni lontani dalla famiglia e tanto tempo in viaggio. È dura e richiede molti sacrifici. Se vuoi avere successo, devi amare questo lavoro."

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Giornalista
Dopo anni passati a scrivere di altro, in un periodo sabbatico si è appassionato al poker e dal 2012 è diventato il suo pane quotidiano. Intanto ha scritto un paio di libri che niente hanno a che vedere col nostro meraviglioso gioco. Vive in Maremma dove è riuscito a realizzare il sogno che aveva preso forma nella sua mente da piccolo davanti a un 486 con 4Mb di RAM, ovvero lavorare comodamente da casa scrivendo al computer. Laurea magistrale in scienze della comunicazione, da venti anni iscritto all'Ordine dei Giornalisti, prima di conoscere il poker si è occupato di cronaca sulla stampa quotidiana nazionale e di musica su quella periodica, quest'ultima soprattutto per entrare gratis ai concerti. Poi ha creato e diretto per cinque anni un freepress bilingue turistico-locale. Al termine di questa esperienza il suo percorso si intrecciò con il NLHE grazie a un amico che giocava su Full Tilt Poker.