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Alec Torelli spiega l’hero call su Doug Polk: “Il poker live è anche istinto, non solo teoria”

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01/03/2017 20:00

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La mano tra Doug Polk e Alec Torelli al Live at the Bike ha fatto discutere fin dal primo momento in cui è stata messa online. L’avevamo riportata nel dettaglio in questo articolo, ma ricapitolando, questa è la action:

Blinds $25-$50, straddle a $100

Alec Torelli rilancia a $325 con j j
Doug Polk 3-betta a $1.025 con 8 6
Alec Torelli chiama

Flop 7 a 2 ($2.225)

Check di Alec, Doug punta $1.250, call.

Turn 3 ($4.725)

Check di Alec, Doug punta $3.175, call.

River k ($11.075)

Check di Alec, all-in di Doug per circa $10.000, call.

Dopo aver riportato l’analisi di Polk su questo bluff andato male, Torelli ha detto la sua sull’hero call tanto criticato dai fan di “WCG|Rider”. La replica del professionista italo-americano era molto attesa e non ha deluso le aspettative. Abbiamo tradotto i passaggi chiave dal video postato sul suo canale YouTube.
Preflop:

Preflop ho una decisione difficile da prendere di fronte alla 3-bet, perché ho 160 big blind, circa $16.000. Essendoci lo straddle, il mio range di open potrebbe essere più largo e Doug potrebbe 3-bettare con un range più largo a sua volta. Qua c’era la concreta possibilità di 4-bettare a $2.500 o $2.600 e mettere tutto (o semplicemente giocare in caso di call), ma alla fine ho chiamato perché entrare nelle mani e giocare postflop fa parte della mia strategia.

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Mi sento molto più a mio agio giocando postflop, ritengo di avere un vantaggio quando ho la possibilità di giocare su più streets, anche se sono fuori posizione. Ho pensato che portando la mano su più street avrei avuto la possibilità di trovare lo spot giusto per costruire un edge sul mio avversario. Questo è il mio approccio generico al cash game, ma in questo specifico caso era davvero la mossa migliore in base a ciò che pensavo sulla partita, la situazione e il mio amico Doug.

Flop:

Non è un gran flop per me. La mia scelta ovvia è checkare, qua lo fai con qualsiasi mano e in qualsiasi situazione. Doug ha puntato e qua il call era davvero semplice: avevo un backdoor flushdraw e potevo centrare un Jack su turn o river. Ma comunque quasi sempre ho la mano migliore in questo spot. In quanto al range percepito, potrei avere tanti Assi qua quando chiamo. In un senso il board non è il massimo per me, ma in un altro senso questo board protegge il mio range, perché potrei tranquillamente avere un Asso quando chiamo. Pertanto, è più difficile per il mio avversario bluffare perché tante volte ho una mano forte.

Turn:

Sul turn la mano prende una direzione nuova. Tante volte in questo spot Doug fa check dietro e arriviamo allo showdown al river, dove spesso sono davanti con la mia mano. Questo è uno svolgimento molto comune. In quel momento speravo che andasse così, perché se Doug fa check sul turn vinco quasi sempre, anche perché gli sarà difficile bluffarmi al river dopo il check al turn. Ma quando punta sta dicendo che ha una mano fortissimo oppure ho un qualche tipo di bluff che ha un po’ di equity.

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Dunque, quali sono le mani di valore che può avere qui? Quelle con cui è disposto a giocarsi tutto?

Innanzitutto può avere un set di Assi. Ha senso anche se a volte farebbe check back sul flop. Potrebbe avere A-2s e forse A-3s, anche se con quest’ultima probabilmente farebbe check sul flop. Potrebbe avere 4-5, credo. E infine potrebbe avere A-K. Queste sono le uniche mani che mi battono nel suo range. Non può avere ad esempio Ax qui, perché non punterebbe due volte.

Parallelamente ci sono tanti bluff in questo spot nel suo range. Potrebbe avere un progetto di colore a picche o a quadri. Se guardiamo alle combo del flushdraw ce ne sono tante, pur non sapendo quanto 3-betta largo preflop. Potrebbe bluffare con tutti i flush draw, da 6-4s a 9-10s. Tutte queste mani sono ragionevoli, con queste punterebbe due volte. Contro queste mani gioco molto bene con J-J, perché solo completando il progetto di colore mi battono al river.

A questo punto l’analisi di Alec Torelli si allontana dallo spot vero e proprio:

Ora, però, voglio spiegare una cosa. Si è parlato molto di teoria e di decisioni ottimali, ma il poker live a volte va oltre a tutto ciò. Quando giochi a livelli molto alti, contro avversari forti come Doug, con la consapevolezza di chi sei e cosa rappresenti, puoi prendere decisioni vincenti anche se non giuste dal punto di vista teorico. Capisco che dal punto di vista teorico la mia mano non sia la migliore per chiamare. Avrei mani migliori con cui chiamare sul turn tra Assi, set e draw.

Ma in realtà sul turn ho iniziato ad avere la sensazione che stesse per accadere proprio quello che è successo. Non posso entrare nei dettagli perché la posta in palio è troppo grande, ma posso dire che capisco che teoricamente era un fold. Però c’erano degli aspetti che mi facevano pensare che Doug fosse molto più sbilanciato verso il bluff.

Quando ho questi contrasti tra teoria e istinto, è sempre difficile scegliere. Ma hai presente la sensazione che si prova quando incontri una persona e non ti piace a pelle? Se ti chiedo perché non ti piace, non puoi rispondermi nel dettaglio. C’è semplicemente qualcosa che non ti convince. Nel poker live, quando giochi agli high stakes, può capitare che se sei molto concentrato sul momento presente, hai la stessa sensazione. E quando mi capita, seguo sempre il mio istinto, perché in questo caso sentivo che Doug stesse bluffando.

Così ho deciso di chiamare.

River:

Ho chiamato sul turn senza sapere cosa aspettarmi di preciso al river. Non so cosa volevo che accadesse, non avrei voluto una picca o una quadri. Il Re è una carta ottima per me, a parte il Jack è una delle migliori. Perché una mano che temevo era A-K e ora ci sono molte meno combinazioni. Allo stesso tempo è una carta che lo induce a continuare un eventuale bluff. La mia decisione l’avevo presa sul turn, quando ho pensato che mi stesse bluffando. Doug è un giocatore abbastanza bravo da bluffare anche sul river, perché sa che se non ha abbastanza bluff in questo spot diventa troppo exploitabile. I suoi avversari folderebbero troppo. So che Doug ragiona in questo modo molto teorico.

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Se avevo una possibilità di foldare era sul turn, dove il suo range aveva molta equity. Al river la mia mano era più forte che sul turn. Ci ho pensato a lungo solo perché era uno spot difficile e mi rendevo conto di non battere niente. Effettuando una chiamata sbagliata teoricamente, volevo essere almeno sicuro di non essermi perso niente, quindi ho ripercorso tutta la mano. Alla fine ho chiamato ed è stato un sollievo vedermi girare 8-6. E oltretutto credo che Doug abbia fatto questo bluff anche un po’ per i suoi fan.

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