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Doug Polk: “Vincere a poker è tutta una questione di bluff e value bet, lasciate perdere la GTO”

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11/10/2016 14:00

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Se guardiamo oltre alle polemiche e al ruolo di intrattenitore che sta interpretando con successo negli ultimi mesi su Youtube e Twitch, Doug Polk è soprattutto uno dei migliori giocatori di poker al mondo. Spesso si autodefinisce il più forte in assoluto nel No-Limit Hold’em heads-up e in fondo è difficile dargli torto: da anni non riceve più action in questa forma di poker perché è ritenuto quasi imbattibile.

La sua preparazione tecnica è quindi di altissimo livello, perché arrivati a un certo punto (soprattutto nell’online) il talento non basta: occorre studiare, studiare e studiare. Con la rubrica “Poker Thoughts“, Doug dà un assaggio della sua profonda conoscenza del gioco trattando in maniera brillante anche alcuni temi che a prima vista potrebbero risultare banali. Se ieri abbiamo ascoltato la sua opinione sul corretto approccio per diventare giocatori vincenti ed eventualmente professionisti, oggi ci occupiamo di tutt’altro: in questo caso Doug spiega come si crea l’edge.

DOUG POLK: COME SI CREA L’EDGE NEL POKER

Tutti abbiamo sentito nominare più volte la parola “edge” (in italiano traducibile con “margine”), ovvero quel vantaggio che un giocatore può vantare contro un avversario o contro un intero field. Dire che Fedor Holz abbia edge sul field del Main Event WSOP significa che sul lungo periodo finirà per guadagnare soldi da quel torneo. Ma l’interessante domanda che si pone Doug è un’altra: come si crea l’edge e quindi come si fa a diventare giocatori vincenti e guadagnare soldi con il poker.

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Doug Polk

Per rispondere torna al duplice principio base su cui si basa tutto il gioco del Texas Hold’em: bluff e value-bet. “Sono soltanto due le azioni che creano l’edge in un giocatore: la prima è costringere l’avversario a foldare quando ha della equity. La seconda è far mettere soldi nel piatto a un avversario quando non ha l’equity per farlo”.

Anche se può sembrare banale, ancora oggi molti giocatori perdono di vista questo concetto fondamentale e si ritrovano coinvolti in un piatto senza avere la minima idea se la loro action serva a guadagnare la equity dell’avversario oppure a farsi pagare la propria. In altre parole, non sanno se stanno bluffando oppure valuebettando.

“Molti mi chiedono come si impara a vincere a poker”, continua Doug Polk. “La risposta è che devi semplicemente tornare a quei due concetti basilari: stai provando a fargli foldare dell’equity nel piatto oppure vuoi che chiami con una mano che non ha abbastanza equity? Alla base di tutto c’è questo ragionamento. E ovviamente non conta la singola mano, non conta come finisce quella specifica mano. Conta il range. Come si comporta il mio range contro il tuo range, come interagiscono tutte queste mani le une con le altre”.

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Dal dualismo tra bluff e value bet nascono tutte le strategie vincenti del No-Limit Hold’em. La strategia exploitativa (che Doug ritiene l’unica da prendere in considerazione, come vedremo più avanti) si basa sulla ricerca del perfetto equilibrio tra le due azioni: “Puoi avere uno stile che è più portato al far foldare l’avversario (come nel mio caso), così come puoi averne uno che si basa soprattutto sullo spingere l’avversario a mettere soldi con mani peggiori della tua. Alla fine, comunque, se tralasci uno dei due approcci sarai un giocatore debole e avrai difficoltà a vincere“.

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Polk spiega che non si può vincere a poker se ci si limita a bluffare oppure a giocare solo le mani di valore. L’alternanza e l’equilibrio sono imprescindibili per vincere, ed è con questa strategia bilanciata che si crea l’edge sugli avversari.

“Talvolta devi bluffare gli avversari per vincere il piatto”, spiega il 2-volte campione WSOP. “I giocatori che hanno la reputazione di non bluffare mai sono i migliori bluffatori, perché quando lo fanno hanno ottime possibilità di vincere il piatto. E il discorso vale ovviamente anche per i LAG che iniziano a giocare solo per valore. Alla fine, comunque, ciò che si deve fare è trovare l’equilibrio tra queste due strategie, perché così crei l’edge. Ottenendo fold e ottenendo value”.

Infine Doug parla della famosa GTO, ovvero di quella strategia che si basa sul “giocare perfetto” in base alla Teoria dei Giochi, senza prendere in considerazione le tendenze dell’avversario. Dal suo punto di vista è inutile dedicarsi alla GTO: “Da tutto ciò nasce il classico dualismo tra la strategia exploitativa e quella teorica, che alcuni chiamano GTO senza nemmeno sapere cosa significa. La realtà è che nessuno gioca la GTO, nessuno è in grado di giocare il poker perfetto“.

Il motivo è molto semplice: se esistesse una strategia perfetta il poker sarebbe risolto. Ma non è così. “Il poker non è un gioco risolto“, specifica Polk. “Quindi tutto ciò che devi chiederti è se stai costringendo il tuo avversario a foldare la sua equity nel piatto oppure se lo stai spingendo a chiamare senza la necessaria equity. I soldi li fai solo in questi due casi, che nel cash game online sono associati alla linea rossa e a quella blu di Hold’em Manager, ovvero alle vincite senza showdown e alle vincite con showdown”.

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