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Black Friday: il boss di Absolute Poker a processo. Giocatori truffati per 60 milioni: lo scandalo dell’account Super User

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Il fallimento

Il crack di Absolute Poker è uno degli scandali più gravi della storia del gioco online: si presume che circa 60 milioni di dollari non siano mai stati riconsegnati ai players.

Scott Tom da un decennio non metteva più piede negli Stati Uniti, da quando, nel 2006, fu approvata la legge federale UIGEA.

Black Friday

Nel 2011, il Distretto Sud del Dipartimento di Giustizia di New York, dopo quasi 5 anni di indagini, ha oscurato le quattro rooms che ancora operavano negli States nonostante i divieti: PokerStars, Full Tilt, UB.com e Absolute Poker. Questi ultimi due siti erano gemelli ed appartenevano al network Cereus.

PokerStars e Full Tilt si sono salvate grazie alla ricapitalizzazione dei soci storici (famiglia Scheinberg) di Rational Group, UB e Absolute sono fallite e, a pagarne le conseguenze, sono stati i giocatori.

Le accuse più gravi riguardavano (e riguardano) il riciclaggio di denaro che veniva effettuato per aggirare i divieti esercitati dalla legge federale sulle banche e sugli intermediari finanziari che non potevano gestire flussi di denaro per conto di questi siti. Si tratta di una gravissima irregolarità delle leggi federali statunitensi.

Si era creata una rete underground parallela che però aveva creato grossi ammanchi per  questi siti (è uno dei motivi del crack finanziario di Full Tilt).

Undici imputati, due latitanti

Furono accusate ben 11 persone. Si sono consegnati tutti, anche Ray Bitar (l’amministratore di Full Tilt), ad eccezione di Scott Tom e Isai Scheinberg, fondatore di PokerStars (per le autorità USA deve essere ancora processato) e dal 2013 ex proprietario.

Cauzione da mezzo milione di dollari

L’ex boss di Absolute si è presentato ieri a New York, dopo aver passato gli ultimi 10 anni della sua vita nella sua casa alle Barbados (fonte: Reuters).

E’ stato rimesso dalle autorità in libertà, ma solo dopo il pagamento di una cauzione da $500.000. Il suo avvocato, James Henderson, ha dichiarato davanti alla corte che attende un patteggiamento in tempi rapidi.

Nel frattempo mentre Scott Tom viveva sotto il sole delle Barbados, centinaia di players erano stati defraudati dei loro bankroll per circa 60 milioni di dollari.

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Il crack finanziario

Absolute Poker è fallito a seguito del Black Friday: i fondi dei giocatori non erano separati rispetto ai conti di gestione della società. Il Dipartimento di Giustizia ha liquidato la compagnia ma il ricavato non è stato sufficiente per rimborsare i players.

Lo scandalo Super User e il presunto coinvolgimento di Scott Tom

Absolute Poker finì tra le polemiche anche nel 2007, 4 anni prima dell’inchiesta federale, quando alcuni players su TwoPlusTwo sollevarono dubbi pesanti sull’esistenza sulla piattaforma di un account super user che, secondo tali ricostruzioni, poteva disporre di super poteri, come vedere le carte dei giocatori avversari.

La premessa da fare è che il network (Cereus) si prestava a simili truffe. Anche negli anni successivi, UB.com e la stessa Absolute, furono coinvolti in altri scandali simili.

Ritornando ai giorni bui del 2007, un player ottenne sottobanco, da una fonte interna di Absolute Poker, le hand histories degli account coinvolti in una fase decisiva di un torneo, le cui dinamiche erano state talmente strane che erano state accompagnate da furiose polemiche sui forum. Oltre alle mani, per ogni account era segnalato, in quel documento, anche l’indirizzo IP dei players e degli osservatori ai tavoli.

Il documento confermò, senza ombra d dubbio, l’esistenza di un account super user (nome #363) che era in grado di vedere le mani e che consigliava Portripper, il vincitore del torneo.

L’account #363 corrispondeva ad un server di Absolute Poker il cui hosting era posizionato presso l’ente regolatore della Kahnawake Gaming Commission (si tratta di un ente canadese-indiano che aveva riconosciuto una licenza anche a Full Tilt). Inoltre era collegato ad un server in Costarica di proprietà di Tom.

L’account Potripper apparteneva a AJ Verde, un ex direttore delle operazioni di Absolute Poker, migliore amico del boss della poker room.

La linea difensiva ufficiale di Absolute Poker era che gli account in quesstione erano stati hackerati da un dipendente scontento. In un decennio il mistero non è mai stato chiarito. Ma ancora oggi, gli ex giocatori di Absolute aspettano che sia fatta giustizia. Sarà la volta buona?

Giornalista e consulente nel settore dei giochi da più di due decenni, dal 2010 lavora per Assopoker, la sua seconda famiglia. Ama il texas hold'em e il trading sportivo. Ha "sprecato" gli ultimi 20 anni della sua vita nello studio dei sistemi regolatori e fiscali delle scommesse e del gioco online/live in tutto il Mondo. Editor in Chief.