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Gibilterra, fine dei giochi sul .com? Dopo Brexit l’ultima mazzata arriva dalla Corte di Giustizia UE

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14/06/2017 17:50

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Si fa sempre più difficile la posizione delle gambling company che operano da Gibilterra sul .com e sul co.uk. Una recente sentenza della Corte di Giustizia Europea ha forse ridotto al lumicino le speranze degli operatori, almeno per quanto riguarda il mercato britannico.

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La mazzata con nuova legge fiscale UK e Brexit

Due anni fa il cambio di regime fiscale nel Regno Unito (con l’introduzione del criterio del “punto di consumo”) ha cambiato – in modo radicale – gli scenari per le betting company di Gibilterra. In un quadro fiscale-legale già complicato, Brexit è stata la ciliegina (avvelenata) sulla torta.

La Gibraltar Betting and Gaming Association (GBGA) aveva impugnato nel 2014 la nuova legge fiscale britannica presso l’ High Court of Justice England & Wales, sostenendo che la nuova norma fosse contraria  al principio di libera prestazione di servizi (Articolo 56 del Trattato Ue).

Corte di Giustizia mette la parola fine

Vi è stato il rinvio alla Corte di Giustizia Euopea (CGE) che ha stabilito che “le prestazioni di servizi fornite dagli operatori stabiliti a Gibilterra a favore di soggetti stabiliti nel Regno Unito costituiscono, dal punto di vista del diritto dell’Unione, una situazione i cui elementi si collocano tutti all’interno di un solo Stato membro”.

Per i giudici, Gibilterra non può essere considerato un singolo stato membro (almeno dal punto di vista fiscale e della fornitura delle prestazioni) dell’Unione Europa. Tale affermazione potrebbe invece preservare, al contrario, gli interessi di Malta che è uno stato indipendente e membro ufficiale dell’UE.

Ed ora, dopo lo storico referendum del 2016 che ha sancito la volontà di UK di uscire dall’Unione Europea, la Corte di Giustizia UE sembra sbarrare le porte in modo definitivo ai bookmakers, casinò e poker rooms che hanno la loro sede  sullo stretto a sud della Spagna.

CGE: no al principio di libera prestazione di servizi per Gibilterra

Gibilterra rimane, per la Corte di Giustizia (CGE), un territorio a tutti gli effetti britannico (sotto il profilo operativo e fiscale, non politico) e, pertanto, non potrà essere applicato ai suoi operatori , il principio “europeo” di libera prestazione di servizi.

Gibilterra fa parte del Regno Unito per i giudici europei e, pertanto, i bookmakers che raccolgono scommesse tra i cittadini britannici dovranno pagare il 15% sul profitto maturato dalle scommesse raccolte in UK (in forza del criterio “punto di consumo”).

Continueranno a pagare le tasse corporate (sugli ultimi societari) sullo stretto, ma sul giocato (accettato dai residenti UK) dovranno versare il 15% dei profitti lordi nelle casse di sua Maestà, non potendo invocare il principio di “libera prestazione di servizi”.

888 e SkyBet verso Malta?

Ma c’è un altro aspetto che complica tutto: con Brexit, Gibilterra sarà considerato territorio britannico, quindi le società con sede legale sullo stretto saranno costrette a dirigere le operazioni per i mercati europei, da un altro quartier generale all’interno dei confini dell’Unione Europea.

Per questo motivo, rumors molto attendibili, danno per certo il trasferimento a Malta di due operatori storici di Gibilterra come 888 e SkyBet.

  

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