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Gioco online: il Governo Letta pensa a nuove tasse?

Le indiscrezioni che filtrano da Londra sono destinate a far discutere: il “Governo Letta” starebbe studiando un nuovo sistema di tassazione per il gioco online.

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ATTUALE TASSAZIONE. Al momento, sui nuovi giochi (cash game, casinò online e betting exchange) viene (o verrà nel caso delle piattaforme per lo scambio scommesse) applicata un’aliquota del 20% sul profit, cioè sul rake lordo (equivale in media allo 0,6% dei volumi).

DELEGA FISCALE. In Senato è appena stato approvato il testo della famosa “Delega Fiscale” (ora alla Camera ci sarà l’esame finale) che riconosce all’Esecutivo pieni poteri nel riordino fiscale dell’intero settore (live e online). 

INDIZI. Nella capitale inglese è in corso ICE, la fiera dedicata al gioco online e organizzata da eGaming Review. Proprio l’autorevole magazine ha svelato quali saranno le probabili mosse del Governo. Gli esperti analisti britannici hanno però messo in guardia Letta e i suoi collaboratori: una misura del genere allontanerebbe molti operatori stranieri dal mercato italiano, favorendo le piattaforme non autorizzate dot com, dove vi è già un livello di rake più basso.

TASSE SUL TURNOVER? Secondo i rumors inglesi , i tecnici del Governo starebbero pensando di applicare il prelievo fiscale non più sui margini ma sul turnover (nel cash game la nuova aliquota sarebbe calcolata sul pot). 

CONTESTO MONDIALE. Una misura anacronistica che riporterebbe il mercato italiano indietro di 10 anni, considerando che il trend internazionale va nella direzione opposta. In Gran Bretagna, Malta, Spagna, Olanda (prossima all’apertura del mercato), Gibilterra, New Jersey, Nevada e in tutti i mercati regolamentati mondiali, il prelievo è applicato – di fatto – sui profitti e non sul turnover. 

COMPETITIVITA’ SISTEMA ITALIA. La “Legge Comunitaria” del 2009 aveva ridato slancio alla competitività italiana nel settore, introducendo un sistema di tassazione al passo con i tempi. Tornare indietro sarebbe una mossa sbagliata su tutta la linea. 

DISATRO IN SALSA FRANCESE. Basta guardare all’eccezione della Francia per capire: nel cash game si applica il 2% sul pot che significa in media un 35%-40% sul rake. Inutile dire che una misura del genere ha indotto i francesi a giocare sulle piattaforme estere ed il mercato è crollato ancor prima di partire. 

EFFETTO SPREAD. In Italia, la tassazione sui volumi di gioco è applicata nei tornei e nei sit and go (3% sui buy-in) ma nel cash game comporterebbe conseguenze negative per via dell’effetto spread, esistente anche nel poker online (vi spieghiamo in questo editoriale le dinamiche).

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CONSEGUENZE. In tal modo il Governo rimarrebbe con un pugno di mosche in mano almeno nel poker online perché i volumi crollerebbero ed il gettito, invece di aumentare, rischierebbe di registrare una contrazione, con la conseguenza di vedere molti italiani giocare su altre piattaforme europee, con licenze riconosciute da paesi dell’Unione. 

SLOT ONLINE. E’ molto probabile che Letta ed i suoi collaboratori stiano pensando ad una norma del genere dopo aver registrato il boom delle slot online che garantiscono volumi interessanti, ma assicurano un gettito fiscale – in proporzione – molto basso. Proprio per questo motivo molte forze politiche avevano chiesto una modifica della tassazione, inconsapevoli del contesto internazionale e delle dinamiche di un mercato iper competitivo, anche tra i vari paesi (d’altronde siamo nel 2014 e quando si parla di internet, le differenze di tassazione fanno la differenza in tutti i settori).

CONSAPEVOLEZZA RAKE. Il mercato del poker online è però molto differente rispetto a quello dei casinò ed il rake (la percentuale trattenuta dalla casa da gioco) è un elemento che i giocatori tengono sempre ben presente. E’ un mercato con un pubblico (in larga maggioranza) consapevole. 

QUALE ALIQUOTA? Bisognerà capire, se il Governo deciderà di proseguire in questa direzione, quale sarà la nuova aliquota applicata al pot nel cash game. Ci aveva già pensato Mario Monti nel discusso decreto di “semplificazione fiscale”: proponendo di prelevare l’1% dai volumi. Teniamo presente che al momento il 20% sul rake equivale (secondo una media) allo 0,6% circa del pot. L’idea era stata sviluppata da alcuni tecnici del Ministero dell’Economia e per questo motivo potrebbe essere riproposta sempre la medesima aliquota.

FOLD MONTI. Il precedente Esecutivo però capì che nell’online italiano il livello di tassazione era già molto alto ed un incremento del 67% avrebbe comportato un crollo verticale dei volumi di gioco. 

CONSEGUENZE LEGALI. L’attuale Governo inoltre si esporrebbe a ricorsi e domande di risarcimento danni milionarie da parte degli operatori che hanno sottoscritto concessioni a determinate condizioni (che potrebbero essere stravolte). Pensiamo solo al Betting Exchange: con una tassazione sui volumi non sarebbe possibile proporre il nuovo gioco, nonostante siano stati in questi anni effettuati investimeni pazzeschi. Il percorso ipotizzato a Londra appare a dir poco tortuoso.

Giornalista e consulente nel settore dei giochi da più di due decenni, dal 2010 lavora per Assopoker, la sua seconda famiglia. Ama il texas hold'em e il trading sportivo. Ha "sprecato" gli ultimi 20 anni della sua vita nello studio dei sistemi regolatori e fiscali delle scommesse e del gioco online/live in tutto il Mondo. Editor in Chief.