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REPORTAGE: come è cambiata Las Vegas con il Covid-19. Luci ed ombre a SinCity

Las Vegas nei giorni del Covid-19. Come è cambiata la capitale mondiale occidentale del gioco d'azzardo. I casinò incassano e battono record ma la disoccupazione rimane elevata.

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28/09/2021 19:03

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50 ore ci dividono dall’inizio delle WSOP 2021, dopo 2 anni di digiuno dal poker live. A Las Vegas, si respira una grande voglia di tornare alla normalità, non soltanto da parte dei poker players ma anche dalla gente comune. Gli americani amano fare festa a Las Vegas.

Per questa ragione, SinCity sta vivendo un inaspettato boom, nonostante le difficoltà create dalla pandemia mondiale (ricordiamo che i turisti internazionali da più di 18 mesi sono bannati dal suolo statunitense fino all’1 Novembre).

Las Vegas

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Luglio mese più ricco della storia dei casinò della Strip

I casinò ai tavoli da gioco hanno registrato incassi record: $794 millioni di gambling revenue solo dalle sale da gioco della Strip nel mese di luglio, per Forbes si tratta del mese all time della storia dello Stato per la mitica strada centrale di Las Vegas, con un incremento del 46% rispetto a Luglio 2019 quando non si sapeva ancora cosa fosse il Covid1-19.

In tutto lo Stato del Nevada le gaming revenues hanno toccato la soglia di $1.36 miliardi e luglio è stato il quinto mese miliardario consecutivo, con un incremento del 33% rispetto allo stesso periodo pre pandemico (luglio 2019).

Questo è record è dovuto a molteplici fattori, oltre alla voglia di tornare a vivere la propria vita normalmente dopo i numerosi lockdown degli ultimi due anni. Prima di tutto, grazie ad un calendario anomalo, luglio ha avuto 5 weekend, tutti e 5 ricchi di eventi, compreso il Cirque Du Soleil show. Bruno Mars, molto amato negli States, ha iniziato il suo show al Park MGM. C’è stato poi il super combattimento UFC tra Conor McGregor e Dustin Poirier. E’ stato il primo mese nel quale ha potuto lavorare ogni giorno  il nuovissimo Resorts World Las Vegas che da solo a generato gaming revenues per $335 milioni.

Se i ricchi ridono (The Strip), i poveri non piangono, tutt’altro: i casinò di Downtown Las Vegas hanno mostrato un passo in avanti del 35% rispetto alle revenues registrate nel luglio 2019.

Las Vegas: Hotel all’80% della propria capacità

Il numero di visitatori a Las Vegas è cresciuto del 130% rispetto a luglio 2020 secondo i dati ufficiali. Il dato però è inferiore del 10,4% rispetto a 24 mesi fa (per via dell’assenza dei turisti stranieri).

Il business non è solo per i casinò ma anche per gli hotel che hanno mostrato una occupancy media superiore all’80%. Pre-Covid19 l’average non superava mai il 90%.

La Strip e le strade del centro sono affollatissime come nei momenti d’oro del Nevada.

Si sta ritornando ad una vita normale o almeno ad una parvenza: nelle convention, bar, karaoke e negli altri locali chiusi (compresi i casinò), la gente deve indossare le mascherine.

Il festival “Life Is Beautiful” di settembre, con Billie Eilish e Megan Thee Stallion, ha registrato il tutto esaurito. E gli hotel (non tutti) possono organizzare i mitici buffet tanto famosi a Vegas. Si torna a respirare una aria di festa.

Si torna anche ad ospitare le prime Convention (seppur in numero drasticamente minore): è necessario essere vaccinati o presentare un tampone negativo per parteciparvi.

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The Venetian è uno dei casinò più iconici di Las Vegas ed è appena stato venduto da Las Vegas Sands (photo courtesy of Pokernews)

Las Vegas: in drastico calo la presenza degli Over 60

Ma nella città delle luci, ci sono anche tante ombre, quelle lasciate da questa terribile pandemia.

Ombre e paura. Quando la nostra esistenza apparteneva alla normalità, Las Vegas e le sue feste erano frequentate per un quarto da persone over 60, pensionati cha amavano godersela sulla Strip. Ora non è più così.

Secondo la Convention and Visitors Authority solo il 15% dei visitatori da marzo a giugno appartiene alla fascia over 60.

Disoccupazione sempre record

L’aspetto che più fa male però è un altro: la disoccupazione rimane elevata, nonostante questa forte ripresa delle attività e dei flussi dei turisti statunitensi.

E’ disoccupato più di 1 lavoratore su 4 dell’area metropolitana di Las Vegas che è in qualche modo collegato al settore del turismo in modo diretto o indiretto.

Per quanto riguarda il turismo i numeri sono ancora più drammatici: il 35% degli iscritti del sindacato Culinary Union (la sigla che rappresenta più di tutte i lavoratori alberghieri) è rimasto senza lavoro.

Con il 7,7%, il Nevada è lo stato con il più alto tasso di disoccupazione. Un vero smacco.

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Il Washington Post ha intervistato una lavoratrice disoccupata, Precious Briggs, che si è trasferita a Las Vegas dalla Lousiana 3 anni fa. Serviva cocktail al casinò Palace Station. Oltre allo stipendio incassava circa mille dollari di mance a settimana. Se non troverà lavoro entro la fine dell’anno dovrà tornarsene a casa.

Alcuni fortunati, al contrario di Precious, sono stati riassunti ma in pochi continuano a fare lo stesso lavoro. Las Vegas è cambiata.

Le cause della disoccupazione diffusa

La domanda è lecita: per quale ragione, nonostante il boom che i casinò e gli hotel stanno vivendo negli ultimi 5 mesi, il livello di disoccupazione rimane alto?

Una delle cause è la ripresa molto lenta del mercato delle Convention, vero motore economico della città. Non a caso Las Vegas Sands ha deciso di vendere il centro congressi tanto caro a Sheldon Adelson (ha iniziato così a Las Vegas l’ex magnate) e le altre proprietà immobiliari (Venetian Las Vegas).

Le convention stanno tornando in città solo a singhiozzo: i lavoratori sono riluttanti a tornare negli uffici durante una pandemia mondiale, figuriamoci di salire sugli aerei. E le aziende non si vogliono assumere alcuna responsabilità.

Il problema principale è che le convention coprivano le lunghe settimane di Las Vegas, in attesa del week end quando arrivano i turisti. Così molti hotel hanno esigenze di coprire turni soltanto il venerdì, il sabato e la domenica. Durante la settimana, la città si svuota.

Nessuno viaggia nei giorni lavorativi, in particolare i turisti.

Las Vegas

La Strip di Las Vegas (photo courtesy of Pokernews)

Il taglio dei costi dei Resort-Casinò a causa del Covid-19

Con il Covid inoltre i mega resort della Strip sono costretti a rivedere i costi dei servizi e delle proprie offerte. Purtroppo molti hotel si stanno automatizzando. “L’ automazione è in atto” afferma Jeremy Aguero, analista di Applied Analysis a Las Vegas. Dove è possibile automatizzare lo si fa.

Gli hotel stanno incentivando il check-in e il check-out online. La tecnologia sta dando una grossa mando per contenere la pandemia ma anche i costi.

“Stiamo investendo i dollari solo nei settori dove facciamo soldi” (i casinò,ndr) ha dichiarato l’ amministratore delegato di Red Rock Resorts Frank Fertitta che ha spiegato perché i buffet allo Station Casinos rimarrebbero chiusi.

Ci sono però spiragli di luce: l’atmosfera a Las Vegas è più giovane e si aspettano i turisti internazionali con i loro bei budget per le spese, il tempo libero ed il gioco d’azzardo. L’1 novembre (il giorno delle riaperture delle frontiere) è dietro l’angolo.

Le WSOP daranno una bella scossa.

Las Vegas e la sua magica atmosfera rimangono intatte, nonostante tutto. C’è da scommetterci.