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Paul Phua: il re di Macao arrestato anche in Malesia, diventa caso diplomatico

cash-game-circus-2015-2Paul Phua, il giocatore malese high stakes, ha fatto la fortuna dei più importanti casinò di Macao per un decennio, gestendo come junket, ricchissimi players VIP per il Wynn Macau e il Venetian. In Cina lo chiamavano “The Shot” ed è stato il padrino del Big Game, dopo aver finanziato Tom Dwan e soci.

Per non parlare del business delle scommesse. L’uomo d’affari possiede uno dei più importanti bookmaker asiatici ed era abituato – fino a poco tempo fa – a girare per il mondo con il suo jet privato ed un passaporto diplomatico di San Marino (revocato di recente).

Il vento però è cambiato e le disavventure giudiziarie di Paul Phua non hanno fine: a seguito del doppio arresto, tra l’ex colonia portoghese e Las Vegas, emergono retroscena importanti.

L’ex junket, fermato dalla polizia federale USA e dalla polizia cinese, per aver gestito un giro milionario di scommesse clandestine sulla Coppa del Mondo, è stato arrestato per la prima volta nel 2004 nel suo paese d’origine: la Malesia, per il medesimo reato.

Fu sorpreso dalla polizia durante i Campionati Europei di calcio del 2004 e condannato a pagare una pesante multa. Da quel momento ha lasciato il suo pase ed è sbarcato a Macao.

Nel 2008 ha provato a rientrare, ma gli è stato impedito l’accesso. La notizia è emersa solo in questi giorni perché è esploso un vero caso politico nazionale: lo “scandalo Phua” potrebbe far cadere teste importanti all’interno del Governo del paese asiatico.

Il Ministro degli Interni Ahmad Zahid Hamidi ha preso le difese di Phua ed ha inviato – confidando invano nella massima riservatezza – al vice direttore dell’FBI, Mark Giuliano, una lettera ufficiale, smentendo le accuse delle autorità statunitensi che sostengono che il gambler high stakes sia membro della Triade 14k. L’effetto è stato dirompente ed ha gettato solo benzina sul fuoco.

La lettera è stata pubblicata dal tabloid South China Morning Post ed ha dei passaggi clamorosi:

“Il Signor Phua, in numerose occasioni, ha assistito il Governo della Malesia su progetti che riguardano la nostra sicurezza nazionale e, di conseguenza, continuiamo a confidare sul suo apporto. Siamo ansiosi del suo ritorno in Malesia”.

A seguito della pubblicazione della lettera da parte della stampa cinese, le reazioni dell’opinione pubblica sono state vibranti ed il Ministro è stato al centro di un vortice di critiche feroci.

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La sensazione è che lo scontro intorno a Phua sia salito di livello e potrebbe trasformarsi in un caso diplomatico.

Phua sta trattando con le autorità statunitensi per una sua immediata espulsione insieme al figlio, Darren Phua (anche lui arrestato al Caesars Palace di Las Vegas).

I legali stanno trattando sull’entità della multa che potrebbe variare da 515.000$ a 645.000$, ma l’avvocato David Chesnoff nega comunque le accuse, smentendo l’appartenenza di Phua alla feroce e potente Triade 14k e mette in evidenza che il suo cliente è stato accusato sulla base di prove raccolte in maniera illegale.

Da Las Vegas a Macao, per finire in Malesia, il caso scotta ed ogni giorno diventa sempre più scomodo per tutti.

 

Editor in Chief Assopoker. Giornalista e consulente nel settore dei giochi da più di due decenni, dal 2010 lavora per Assopoker, la sua seconda famiglia. Ama il texas hold'em e il trading sportivo. Ha "sprecato" gli ultimi 20 anni della sua vita nello studio dei sistemi regolatori e fiscali delle scommesse e del gioco online/live in tutto il Mondo.