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Scommesse, Decreto Shock: prelievo dello 0,75% sulla raccolta, 2up della tassazione, scommettitori penalizzati. Confindustria Sit: “concessioni stop?”

Nel nuovo testo del Decreto economico del Governo una norma prevede una tassa per le scommesse (sulla raccolta!) che raddoppierebbe la pressione fiscale e metterebbe a rischio la tenuta del sistema concessorio (come ipotizzato dagli operatori in un comunicato). Gli scommettitori italiani sarebbero i primi a perdere con quote molto meno competitive. Come distruggere un settore solo per pagare i mega stipendi multi milionari della Serie A.

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10/05/2020 10:46

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Tra i due litiganti (Spadafora ed il mondo del calcio), alla fine a pagare sarà il betting italiano.

Nel nuovo decreto legge (dovrebbe uscire a fine maggio), il Governo ha intenzione di introdurre una nuova tassa sulle scommesse pari allo 0,75% della raccolta. La norma è contenuta nella bozza dell’atto normativo allo studio del Ministero dell’Economia ed era stata proposta prima dalla Serie A ed, in un secondo momento, dalla Federcalcio (FIGC), considerando che il Governo ha deciso di continuare a voler bloccare le sponsorizzazioni con il Decreto Dignità.

La nuova tassa servirà a finanziare il fondo Salva Sport gestito dal Ministero dello Sport.

Gli operatori non scherzano: “disposti a rinunciare alle concessioni”

Cosa significa tutto questo? Che conseguenze avrà? Molto probabilmente i delicati equilibri del mercato italiano potrebbero saltare. Oggi – in un comunicato congiunto – Confindustria e Confommercio hanno paventato l’ipotesi concreta di rinunciare alle concessioni per la prima volta dal 1998 (anno della legalizzazione delle scommesse in Italia).

In un comunicato congiunto Confindustria-Sit, Fipe-Confcommercio e Confesercenti sono stati chiari che valuteranno l’ipotesi dinon fare più ricorso alle concessioni italiane per la raccolta delle scommesse per ricercare altre opportunità all’estero, con la conseguenza che verrà azzerato il gettito erariale delle scommesse, verranno abbandonati i consumatori in mano all’illegalità e decine di migliaia di persone perderanno il lavoro”.

Perché gli operatori sono così drastici? Non si tratta di un bluff ma di una questione di sopravvivenza per gli esercenti (titolari di scommesse), bookmakers ma anche scommettitori che, a queste condizioni, vedranno un’offerta molto più povera, con quote nettamente più basse rispetto al mercato parallelo.

Si tornerà indietro di 20 anni e la competitività acquisita verso l’estero verrà persa, con l’uscita di scena dei principali bookmakers, almeno a giudicare dai vari comunicati (ma non ci vuole molta fantasia per capirlo).

 

A quanto ammonta la nuova tassa?

Per farvi capire, al momento la tassazione è del 24% sul profitto lordo online e del 20% in agenzia. Si parla di un prelievo applicato sui margini lordi.

Una nuova tassa supplementare dello 0,75% della raccolta equivarrebbe a circa il 30% del profitto. In una ricerca, Agipronews ha calcolato che se la tassa fosse dell’1% della raccolta, l’incremento della nuova tassa sul profit sarebbe del 33%. Confindustria ipotizza che lo 0,75% equivarrebbe al 30%.

L’agenzia romana ha fatto delle simulazioni molto precise: nel caso la tassa fosse all’1%, i concessionari (in base ai dati della raccolta 2019) avrebbero pagato l’anno scorso 575 milioni di euro (invece di 430 milioni). Dodici mesi fa la raccolta arrivò a 14,5 miliardi di euro (pertanto il nuovo prelievo supplementare sarebbe stato di 145 milioni).

In estrema sintesi la tassazione passerebbe dal 20/24% al 50%/55% in un momento nel quale i bookmakers sono a pezzi sia online che nel terrestre per via dell’emergenza Coronavirus. Significherebbe dargli il colpo di grazia.

Tassazione attuale

  • 20% sul profitto (in agenzia)
  • 24% sul profitto (online)

 

Nuova tassazione proposta

  • 20-24% sul profitto + 0,75% sulla raccolta
  • (equivale a circa il 50%-54% sul profitto)
  • Nota bene: tassazione sulla raccolta equivale a far pagare la tassa al bookmaker anche quando perde la scommessa

 

La tassazione all’estero: l’effetto Spread

L’Italia come sempre però deve guardarsi dalla concorrenza all’estero, visto che il mercato parallelo è già ad oggi del 40%-50% rispetto a quello legale. Va tenuto conto dell’effetto spread del quale vi abbiamo sempre parlato.

Vediamo la tassazione delle varie giurisdizioni concorrenti:

  • Malta: 5% sugli income
  • Gran Bretagna 15%
  • Gibilterra 1%
  • Curacao 2%

Una tassazione (come quella proposta) così poco equilibrata sarà un assist perfetto per queste giurisdizioni.

 

Cosa significa una tassa sulla raccolta per un bookmaker

Ma è meglio spiegare meglio quali sarebbero le conseguenze per il mercato: in caso di scommessa persa, per un bookmaker vorrebbe dire dover pagare non solo lo scommettitore ma anche lo Stato con una tassa sul denaro incassato. Una condizione ritenuta storicamente inaccettabile per la maggior parte delle società di scommesse italiane ed internazionali.

Chi conosce la storia e gli equilibri di questo settore dal 1998 ad oggi, è consapevole che una nuova tassa applicata sul turnover significa uno sfascio totale per il settore, perché le conseguenze sarebbero chiare: la maggior parte dei bookmakers uscirebbe dal sistema concessiorio per raccogliere gioco dall’estero (come prospetta la stessa Confindustria).

Gli esperti: “stangata insostenibile e forse definitiva”, “Un regalo alla malavita”

Alcuni attenti analisti che conoscono bene il mercato delle scommesse come Nicola Tani di Agipronews nel suo editoriale l’ha definita una “stangata insostenibile, forse definitiva per il settore delle scommesse….” .

Moreno Marasco, presidente di LOGICO (associazione degli operatori online in Italia) è tranciante: “Con la perdita di competitività dei Concessionari, non più in grado di offrire quote convenienti rispetto al mercato illegale, due gli effetti: la minaccia di estinzione del circuito legale con la conseguente perdita di garanzie e protezione, e la “fuga” degli operatori internazionali, con ulteriore aggravio per il gettito erariale. Un vero regalo alla malavita che continuerà a prosperare in questo settore”.

Lo scontro tra calcio e bookmakers: il tradimento della Serie A

La Serie A prima e la FIGC dopo sono le principali responsabili di questa proposta: mors tua, vita mea.

Il calcio ha prima proposto al governo di superare questa crisi con la ripresa delle sponsorizzazioni ma il no dei 5Stelle è stato deciso.

A questo punto la Lega di Serie A ha proposto l’1% sulla raccolta senza neanche conoscere le conseguenze che saranno drammatiche per il mercato legale ma anche per lo sport, perché è facile prevedere un crollo del gettito con l’uscita di molti operatori e la chiusura di tante agenzie gestite da piccoli imprenditori.

Il direttore di SportEconomy Marcel Vulpis, intervistato da Agimeg (intervista integrale molto interessante) ha lanciato la pietra nello stagno. “Illiberale e irriguardoso colpire il settore il settore delle scommesse con una nuova tassazione: Capisco le difficoltà del calcio ma non si va dal Governo a chiedergli di colpire un altro settore per avere dei vantaggi”.

“Il betting non ha mai chiesto aiuti, anzi sta subendo, da oltre un anno e mezzo, gli effetti deleteri delle norme di divieto di pubblicità e sponsorizzazioni inserite nel “Decreto Dignità”. Perché all’epoca il mondo dello sport non è insorto e non ha risposto agli appelli delle aziende del betting che volevano continuare ad investire nello sport, a partire dal calcio? Adesso lo stesso sport chiede al governo di emanare una norma contro un altro settore: il betting appunto. Siamo alla follia!

Per tradurre le parole di Vulpis, si colpirà il settore del betting (che dà lavoro a circa 100mila persone) per pagare gli stipendi a Cristiano Ronaldo, Lukaku, Immobile ed Insigne. Il calcio continuerà a vivere oltre le proprie possibilità, sempre che il gettito tenga ed il mercato non veda uscire i bookmakers più importanti.

Sulle ambiguità della Serie A sul Decreto Dignità ve ne avevamo parlato 3 settimane fa. Diciamo che stiamo assistendo al secondo tradimento del calcio verso il betting, dopo anni di milioni di euro di sponsorizzazioni versati nelle casse dei club italiani.

 

L’origine del male: il Decreto Dignità

Il problema riguarda il Decreto Dignità: con il divieto delle sponsorizzazioni, lo sport italiano ha bisogno di fondi ma quando fu approvato nel 2018, tutti i presidenti di Serie A rimasero in silenzio. Ora pretendono una tassa senza alcuna logica perché l’unica conseguenza sarà la fine del mercato legale delle scommesse.

Beffa nelle beffe: il decreto dignità – come previsto – non ha influito sulle dipendenze, considerando che dalla sua entrata in vigore, i volumi nel betting sono aumentati e non diminuiti (leggi qui).

Le ragioni storiche dell’attuale tassazione sui margini

Per farvi capire, la maggior parte dei bookmakers stranieri (come ad esempio un colosso come Bet365) ha deciso di entrare nel mercato italiano solo quando la tassazione applicata passò dai volumi ai margini. E’ logico quindi aspettarsi un’uscita di scena dei bookies come prospettato oggi da Confindustria. Se pensiamo inoltre che l’entità della pressione fiscale sarà superiore al 50% (senza pensare poi alla tassazione sugli utili di impresa e le varie tasse sui dipendenti…) si può ben capire che la tenuta del mercato legale sia del tutto in discussione, quando nella vicina Malta i bookmakers pagano solo il 5% sugli income.

Nel 2019, in condizioni normali, chiusero più di 300 agenzie di scommesse, con il Coronavirus e la nuova tassa, c’è da aspettarsi una chiusura di massa su circa 10mila punti vendita presenti oggi sul territorio.

Le conseguenze di una tassazione poco equilibrata

  • Uscita di scena di molti bookmakers dal sistema concessorio
  • Il mancato ingresso di leader mondiali
  • Chiusura di migliaia di agenzie (piccoli imprenditori)
  • Crollo del gettito fiscale dal betting
  • Rafforzamento della concorrenza sleale dall’estero
  • Diminuzione drastica delle quote offerte sul mercato

 

Confindustria, Fipe-Confcommercio, Confesercenti: “costretti a guardare all’estero, stop alle concessioni”

“La proposta di destinare lo 0,75% della raccolta delle scommesse sportive per alimentare il “Fondo per il rilancio del sistema sportivo nazionale” è immotivata, assurda e pericolosa e per di più avanzata in un momento in cui la crisi del Covid-19 ha messo in ginocchio il Paese, le sue aziende ed i suoi lavoratori.

Se venisse effettivamente applicata, il settore delle scommesse sarebbe oggi l’unico in Italia a subire un aumento fiscale: la causa dello sport è sicuramente meritevole di supporto, ma con altri mezzi e non a spese di lavoratori e famiglie che già oggi vivono il dramma della cassa integrazione e che, invece di ricevere supporto, perderanno il lavoro.

Il provvedimento avrebbe infatti un impatto devastante sull’intero comparto delle scommesse, già duramente colpito dalle ripercussioni derivanti dall’emergenza sanitaria, senza ancora una data e una prospettiva per la riapertura e con decine di migliaia di lavoratori in cassa integrazione, inclusi quelli dei 10.000 piccoli imprenditori che gestiscono i punti vendita. L’ipotizzato contributo dello 0,75% sulla raccolta dalle scommesse, applicato solo su aziende che operano Italia, determinerebbe un incremento stimabile nel 30% circa dell’attuale tassazione, costringendo gli operatori a scelte drastiche, con immediate ripercussioni negative sull’occupazione.

La filiera delle scommesse in Italia, se la proposta di norma non verrà ritirata, si troverà costretta a valutare la possibilità di non fare più ricorso alle concessioni italiane per la raccolta delle scommesse per ricercare altre opportunità all’estero, con la conseguenza che verrà azzerato il gettito erariale delle scommesse, verranno abbandonati i consumatori in mano all’illegalità e decine di migliaia di persone perderanno il lavoro”

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