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Effetto spread nel poker: l’alta tassazione favorisce il mercato nero .com, in Italia gioca legalmente l’80% dei players, in Francia il 52%

Vi abbiamo sempre parlato che esiste una sorta di effetto spread nel poker online e nel gioco in generale, considerando l’aspra concorrenza che esiste su internet. Una ricerca sulla tassazione applicata ai principali mercati europei conferma la nostra vecchia teoria che il differenziale percentuale sui prelievi fiscali tra uno stato ed un altro (pensiamo ad esempio Italia e Curacao) può spostare players e volumi di gioco.

Il pretesto di questo studio può avere (all’apparenza) radici lontane, ma non lo è affatto. Negli Stati Uniti, ed in particolare in Pennsylvania, dove la lobby dei casinò terrestri è molto forte, guarda caso (che coincidenze!), un gruppo di Senatori sta spingendo affinché al futuro mercato del gioco online sia applicata la medesima tassazione applicata alle sale da gioco live (54% sui margini). Questo fatto porterebbe a conseguenze disastrose.

In merito a questa querelle, sono stati pubblicati dati abbastanza chiari sull’impatto della tassazione che ha sul mercato nero. E’ anche una risposta diretta agli “esperti fenomeni” che ogni giorno propongono di abolire la pubblicità online nel nostro paese. In questo modo le organizzazioni criminali non possono che ringraziare, visto gli equilibri molto delicati del settore dell’e-gaming.

Il pericolo dell’offerta illegale in Europa è tangibile e certe norme restrittive non farebbero altro che favorire mafie e fenomeni di riciclaggio e di evasione fiscale.

La tabella seguente indica il tax rate (calcolato sul margine lordo) e la capacità del mercato di canalizzare i propri giocatori, ovvero di farli giocare su piattaforme legali online. La ricerca si basa su un’analisi di dati del 2015:

  • Gran Bretagna: tax rate 15% – canalizzazione 95%
  • Danimarca: tax rate 20% – canalizzazione 88%
  • Italia: tax rate 20% – canalizzazione 80%
  • Spagna: tax rate 25% – canalizzazione 70%
  • Portogallo: tax rate 41% – canalizzazione 52%
  • Francia: tax rate 45% – canalizzazione 52%

NOTA BENE. I dati riguardano soprattutto il mercato del poker e dei casinò online. In Italia sul betting online la tassazione è al 22% sui margini. In Portogallo è cambiata (leggi qui). 

Spread nel poker: gli effetti

Come è facile capire, più basso è il prelievo sul margine e maggiore è la capacità del mercato regolamentato di attirare i propri giocatori residenti che avranno una tendenza a giocare sul .com in maniera più limitata. L’esempio del Regno Unito è chiaro. L’Italia riesce a mantenere un equilibrio nonostante le proposte quotidiane folli (da un punto di vista tecnico) del politico di turno a caccia di voti.

Il caso della Francia è chiaro: solo 1 player transalpino su 2 gioca su piattaforme legali. C’è da dire anche che a Parigi e dintorni l’offerta online è incompleta visto che i casinò non sono autorizzati. Ma questa è la prova che nel gioco esiste una regola non scritta: più si proibisce e più si agevola l’offerta illegale, le mafie etc.

Dopo questa ricerca, in Pennsylvania sembrano avere le idee chiare ed hanno capito che imporre una tassazione del 54% non avrebbe senso. Se però la lobby dei casinò terrestri sarà così forte da condizionare il Senato statale, allora il mercato è destinato a fallire ancor prima di iniziare. Per la cronaca, in New Jersey il tax rate è del 17.5%.

Tassazione alta: le ragioni della migrazione verso il .com

Dai risultati però passiamo all’analisi delle ragioni che alimentano questo fenomeno. Naturalmente, più la pressione fiscale è elevata e maggiore è la rake, quindi è facile comprendere le conseguenze sui giocatori consapevoli (pensiamo ad esempio a giocatori professionisti che muovono volumi importanti). Ma non solo.

Meno margini per le poker rooms ed i casinò, vuol dire minori investimenti sulle piattaforme tecnologiche e sullo sviluppo di prodotti attrattivi, meno giochi ed offerta più povera, mentre sul .com, con minori costi, i siti di gioco possono proporre sul mercato giochi più interessanti.

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Inoltre ci saranno budget più limitati nel marketing e meno promozioni significa meno conti aperti, in modo inevitabile.

In linea generale, se la tassazione non è bilanciata, il prodotto sarà povero e poco competitivo: lo Stato perderà in entrate fiscali ed i propri giocatori andranno ad alimentare circuiti, in alcuni casi, in mano ad organizzazioni senza scrupoli che spesso usano il business del gambling per finanziare altre attività.

 

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Per non parlare poi del problema riguardo la sicurezza per i giocatori ed i sistemi di pagamento (carte di credito etc.). Più tasse alla fine comporta un minor gettito e minor sicurezza, con tutti i problemi collaterali legati ad un’offerta poco monitorata.

Giornalista e consulente nel settore dei giochi da più di due decenni, dal 2010 lavora per Assopoker, la sua seconda famiglia. Ama il texas hold'em e il trading sportivo. Ha "sprecato" gli ultimi 20 anni della sua vita nello studio dei sistemi regolatori e fiscali delle scommesse e del gioco online/live in tutto il Mondo. Editor in Chief.