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Scommesse: Super tassa up (0,50%), cosa faranno i bookmakers. Sulle riaperture, i Monopoli: “tolleranza zero” ed i circoli del poker?

Betting italiano sempre più nel "tritacarne" con il Governo che non consente la riapertura delle agenzie e delle sale giochi (le bets vietate anche nei bar e tabacchi) ed ha imposto una nuova tassa nonostante la grave crisi del settore con il blocco totale degli eventi sportivi.

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21/05/2020 17:03

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E’ uno dei momenti più difficili per l’industria delle scommesse italiana ma anche per i bookmakers stranieri, nonostante ciò, la nuova super tassa sulla raccolta che doveva essere dello 0,33% alla fine è stata “rialzata” allo 0,50% ed inserita nella relazione tecnica del Decreto “Rilancio” pubblicata ieri in Gazzetta Ufficiale.

Inoltre, il quadro si fa ancora più nero se pensiamo che il settore è uno dei pochi che non ha ricevuto alcun sostegno (nonostante i negozi siano chiusi da mesi) e le banche si rifiutano di finanziarlo per via del loro codice “etico”.

Opposizione: “si alla riapertura delle agenzie”

Un accanimento senza precedenti, a tal punto che alcune forze di opposizione come Forza Italia, hanno invitato le regioni del centro-destra ad aprire le agenzie. Si rischia un braccio di ferro tra enti locali e Governo per il betting? Probabile.

Il problema è chi pagherà questa tassa? A farne le spese saranno soprattutto gli esercenti e gli scommettitori (con quote offerte sul mercato più basse rispetto ad oggi).

Super tassa: a Napoli manifestazione degli esercenti

In merito alla filiera del settore, i titolari delle agenzie sono molto preoccupati: in primo luogo hanno dato il via libera per la ripresa ad attività molto più rischiose mentre per la rete terrestre del gioco pubblico non è ancora stata stabilita una data ufficiale.

Si parla del 15 giugno, in realtà non ci sono certezze con un Governo che ha sempre dimostrato di andare contro un settore che gli garantisce più di 10 miliardi cash all’anno.

Domani, 22 maggio alle 11 è prevista una manifestazione degli esercenti del gioco pubblico a Napoli in Piazza Plebiscito, su iniziativa dall’ Associazione Gestori Scommesse Italia (AGSI) per protestare contro la nuova tassa sulla raccolta.

Betaland: “incremento della tassazione sarà assorbito da noi e non dagli esercenti”

Veniamo alle notizie positive: in merito proprio ai titolari delle agenzie e dei negozi di gioco, abbiamo potuto osservare una presa di posizione di un bookmaker italiano favorevole agli esercenti. In una recente intervista ad Agimeg, Carmelo Mazza, Ceo di OIA Services, casa madre di Betaland ha lanciato un messaggio chiaro alla propria rete:

“Come concessionari, noi di OIA Services stiamo cercando di essere vicini alla nostra rete in tutti i modi, con l’informazione e con iniziative di sostegno diretto ai conti economici: per esempio abbiamo predisposto un kit gratuito che invieremo agli esercenti con materiale necessario per le protezioni di clienti e dipendenti e presto lanceremo altri progetti per ridurre costi ed incrementare ricavi. Ma soprattutto – rivela Mazza – abbiamo deciso che l’incremento dello 0,3% sulla raccolta delle scommesse sportive non graverà in alcun modo sui punti vendita, ma sarà assorbito da noi”.

Che fine farà la super tassa?

Il fondo Salva Sport voluto dal Ministro Spadafora e dalla FIGC (su pressione anche della Lega calcio, è bene non scordarlo) sarà quindi finanziato da questa Super Tassa per gli anni 2020 e 2021. Ma nel settore c’è molto pessimismo: avete mai visto lo Stato cancellare una imposta? Attenti analisti sostengono che questa super tassa farà la fine delle famose accise sulla benzina, imposte per finanziare la Guerra in Libia durante il fascismo (anni ’30).

Come vi abbiamo spiegato, una tassazione sulla raccolta è un colpo basso per i bookmakers e le agenzie (chi gestisce il banco in generale ma anche per tutta la filiera) che si ritrovano a pagare al fisco 0,50% degli incassi anche quando dovranno pagare la vincita allo scommettitore.

Pressione fiscale alle stelle: quali bookmakers usciranno dal mercato?

Inoltre la pressione fiscale, già al 20% e 24% dei profitti, ora sfonderà il muro del 40% senza considerare tutte le altre tasse (sulle agenzie, agenti, personale, utili). Come detto, il problema poi riguarda al fatto che il settore del gambling sarà l’ultimo a ripartire e di misure di sostegno non se ne vedono neanche l’ombra.

La tassazione sul turnover, in passato ha allontanato le società di scommesse straniere dal mercato regolamentato italiano. C’è da aspettarsi uscite di scena rumorose?

Cosa faranno i bookmakers? Il mercato italiano rimane uno dei migliori in assoluto per gli operatori: solo nel mese di gennaio i margini lordi (comprensivi quindi della quota spettante allo Stato) ha raggiunto i 214 milioni di euro. Il mercato tricolore rimane quindi uno dei più attrattivi per le betting company ma quelle che hanno quote di mercato molto contenute potrebbero presto studiare una exit strategy, considerando che il decreto dignità non gli permette alcuna possibilità di risalire la china (è una norma palesemente anti concorrenziale) . Siamo a conoscenza di un noto brand internazionale che ha messo in vendita la propria concessione ed asset italiano.

Gioco offshore in aumento, operatori rinunciano alle concessioni?

A queste condizioni è certo che alcuni bookies continueranno ad operare oltre confine con giocatori italiani, come ad esempio il primo bookmaker mondiale (Pinnacle ma anche book russo 1xBet che è sponsor della Serie A all’estero), operatori che avevano già pagato per una concessione italiana ma, il decreto dignità prima e la Super tassa sulla raccolta ora, li hanno allontanati in modo definitivo. Quindi, se da una parte, lo Stato incasserà una cifra minima quest’anno (visto che le agenzie sono ancora chiuse), dall’altra perde il prelievo su volumi enormi effettuati dagli italiani nel circuito non regolamentato con bookmakers esteri.

Su Google Trends una delle parole chiave più ricercate nel mondo del betting in Italia nel 2019 è un brand emergente di un operatore con licenza a Curacao. In realtà la skin è italianissima e molto popolare tra gli scommettitori.

Ma ci sono migliaia di siti di scommesse in lingua italiana che hanno la licenza ai Caraibi e non esistono certezze sulle garanzie e tutele per i clienti. Stesso discorso per i bookmakers asiatici. I nostri connazionali rischiano di farsi molto male in questi circuiti illegali che non offrono la ben minima garanzia. Ci sono app sul poker che vado spudoratamente in quella direzione. Ma non esiste alcun tipo di vigilanza e le norme approvate favoriscono solo il gioco illegale.

Se il Governo pensava di incassare un gettito maggiore dal settore del betting legale è stato mal consigliato o ha fatto male i conti ed il risultato è quello di aver esposto a rischi maggiore migliaia di bettors.

La rabbia dei book italiani: il durissimo comunicato di Confidustria SIG

Questa super tassa (introdotta con un tempismo pessimo) ha inoltre scatenato anche le lobby più importanti del sistema italiano: Confindustria SIG e Confesercenti, con un comunicato congiunto, hanno fatto sapere che valuteranno se uscire dal sistema concessorio nel caso la tassa dovesse passare. Al momento non è stato pubblicato nessun altro comunicato distensivo. La rottura è ancora in atto.

Logico (l’associazione dei concessionari dell’online) non ha usato mezze parole per affermare che questa manovra altro non fa che favorire l’offerta illegale.

I Monopoli promettono tolleranza zero per le riaperture

A peggiorare il quadro, le scommesse e le slot non saranno attive in esercizi già aperti come i bar e tabacchi. I Monopoli sono stati categorici, con un comunicato stampa che ha chiarito che non è ancora possibile offrire betting all’interno dei negozi riaperti:

“Il DPCM 17 maggio 2020 prevede espressamente, all’articolo 1, comma 1, lettera l), che “sono sospese le attività di sale giochi, sale scommesse e sale bingo”. Inoltre, in materia, è attualmente in vigore la Determinazione Direttoriale n. 125127 del 23 aprile 2020. Non essendo prevista dalla legge alcuna forma di silenzio assenso che consenta l’avvio della raccolta delle scommesse e della raccolta del gioco tramite apparecchi previa semplice comunicazione di inizio attività, in caso di dubbi interpretativi circa la portata della norma e della Determinazione Direttoriale citate, le Associazioni rappresentative e gli operatori del settore potranno chiedere i chiarimenti necessari alle Istituzioni competenti”.

Il direttore di ADM (Agenzia delle Dogane e dei Monopoli), Marcello Minenna all’Avvenire ha ribadito: “sulla sospensione vigileremo con molta attenzione, controlleremo e se necessario interverremo sanzionando il non rispetto delle norme. Si parla di attività e non di luoghi. Quindi vale per le sale e anche per i bar e gli altri esercizi che hanno riaperto”.

Ed i circoli di poker?

In merito a quest’ultima affermazione viene in mente che tipo di regolamentazione e norme dovranno seguire i circoli di poker?

Sui social abbiamo notato pubblicità e comunicati di alcuni noti circoli settentrionali che annunciavano la riapertura delle attività. Ma in questo caso le associazioni private che gestiscono circoli di poker che tipo di normativa devono applicare? Ci sono molti interrogativi sulla questione, considerando che dal 2008 ad oggi è un settore non regolamentato.

Per tutelare la salute del personale (dealer etc) e dei giocatori, mai come in questo momento sarebbe importante regolamentare una volta per tutte il settore del poker live italiano, senza tante ipocrisie e al netto della demagogia o il rischio caos (in piena emergenza sanitaria) potrebbe essere dietro l’angolo.

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