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Scoppia la guerra tra Amaya e gli Scheinberg: in ballo $300 milioni per PokerStars

Poche ore fa, Amaya Gaming ha ufficializzato un’inaspettata ed inedita controversia con i precedenti proprietari di PokerStars, gli Scheinberg. Motivo del contendere? 300 milioni di dollari, ovvero il fondo di garanzia previsto – così sostiene la società nord americana – al momento della sottoscrizione dell’accordo di vendita di quasi due anni fa.

E’ noto che al momento del passaggio di quote di Rational Group alla compagnia canadese, fosse previsto nell’accordo, un fondo di garanzia per coprire spese, risarcimenti e multe, per contenzioni relativi alla gestione precedente. In estrema sintesi, gli Scheinberg avrebbero dovuto coprire tali eventuali esborsi in caso di condanne o cause indesiderate. Almeno secondo la versione dichiarata da Montreal.

Amaya ha sempre ribadito l’esistenza di tale deposito, in ogni comunicato riguardante i contenziosi giudiziari e fiscali di questi mesi.

E’ successo in occasione della multa – nel mese di gennaio – concordata con le autorità fiscali italiane, relativa alla posizione della filiale Hlafords Media Italia Srl, per 5,9 milioni di euro. Dal Canada, più di un mese fa, rivendicarono con un comunicato, l’esistenza di tale garanzie a copertura.

E nella giornata di oggi, Amaya Gaming ha pubblicato un altro comunicato nel quale annuncia ricorso per contestare la multa da 870 milioni di dollari che gli è stata addebitata dallo Stato del Kentucky, per l’attività di raccolta illegale pre Black Friday, quando la società era guidata da Isai e Mark Scheinberg, nonostante l’UIGEA fosse già in vigore. Una multa che è parsa sproporzionata e che, proprio per questo motivo, potrebbe essere ridimensionata in appello.

La società di David Baazov – proprio oggi – ha reso noto che però è sorta una controversia – come detto – con i precedenti proprietari, in merito alla legittimità di tali coperture per 300 milioni. La multa del Kentucky ha senza dubbio affossato il titolo a Wall Street nel mese di novembre e questa ennesima notizia rischia di essere a dir poco destabilizzante. Senza dubbio ha alzato il livello di tensione tra la vecchia e la nuova gestione.

Amaya per sospendere la multa e poter effettuare ricorso ha dovuto effettuare un versamento di 100 milioni di dollari, in modo tale da poter sospendere l’iter giudiziale in Kentucky.

La società di Montreal ha reso noto di aver ricevuto comunicazione – il mese scorso – nella quale gli Scheinberg contestano le affermazioni della compagnia canadese, nel tentativo di raccogliere quei fondi. Non sono stati resi noti i dettagli ed i particolari.

Amaya ha fatto sapere: ” alla fine di gennaio, ai sensi e secondo le modalità previste dal contratto di fusione che disciplina l’acquisizione del business di PokerStars, una filiale di Amaya ha notificato un avviso ad uno dei rappresentanti dei venditori, per rivendicare l’indennizzo alle eventuali perdite causate da violazioni, ai sensi dell’accordo di fusione”.

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Amaya, nel comunicato, rivendita, “un importo complessivo per circa 300 milioni di dollari statunitensi”.

“Amaya – prosegue il comunicato – ha allora ricevuto un avviso dal rappresentante dei venditori, inizialmente contestando tutte le richieste contenute nella richiesta notificata e presentata da Amaya stessa. Le rivendicazioni per l’indennizzo contestate e il rilascio dei fondi di deposito a garanzia saranno risolte in linea con quanto previsto dall’accordo di fusione e dal contratto di deposito”.

Senza dubbio il quadro si complica in vista di una nuova vendita, considerando l’offerta di David Bazov nella scalata ad Amaya, la mega e assurda multa del Kentucky e la discesa del titolo in borsa. In realtà sembra un giallo in piena regola. Alla prossima!

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Giornalista e consulente nel settore dei giochi da più di due decenni, dal 2010 lavora per Assopoker, la sua seconda famiglia. Ama il texas hold'em e il trading sportivo. Ha "sprecato" gli ultimi 20 anni della sua vita nello studio dei sistemi regolatori e fiscali delle scommesse e del gioco online/live in tutto il Mondo. Editor in Chief.