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Sentenza bis: su PokerStars.eu i poker players europei non dovranno pagare tasse

La Suprema Corte olandese pone una pietra tombale sul contenzioso fiscale tra 75 poker players e la Belastingdienst: il motivo del contendere sono le tasse calcolate sulle vincite maturate su PokerStars.eu .

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17/09/2020 19:34

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La Corte Suprema Olandese ha confermato la sentenza della Corte d’Appello di Hertogenbosch che aveva stabilito che i poker players olandesi non erano tenuti a pagare la tassa del 29% sulle vincite maturate su PokerStars.eu (con licenza a Malta).

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“PokerStars.eu è al 100% una room dell’Unione Europea”

Il Ministero delle Finanze aveva deciso di impugnare la sentenza di secondo grado ed aveva presentato ricorso, ma la Suprema Corte (corrispondente alla nostra Cassazione) ha messo la parola fine alla vicenda giudiziaria, partita addirittura nel 2016 (e c’era già un precedente del 2015 ma non legato a questo caso).

Per i giudici non ci sono dubbi: PokerStars.eu (piattaforma che viene offerta a tutti i giocatori europei residenti in mercati che non sono ancora regolamentati) ha una licenza a Malta e Rational Group Malta – dopo una accurata indagine – risulta a tutti gli effetti come un’organizzazione stabile sul suolo della piccola isola del Mediterraneo. Pertanto PokerStars.eu deve essere riconosciuta come una poker room europea.

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Per questa ragione vale il divieto di doppia imposizione fiscale: PokerStars versa alla fonte (anche a titolo di sostituto di imposta per i giocatori) le tasse sul giocato al Governo di Malta. L’isola fa parte dell’Unione Europea e di fatto vale tale principio fiscale. Partita chiusa, game over.

 

La controversia: salvi 75 poker players olandesi

La controversia dura da parecchi anni tra la temuta Dutch Tax and Customs Administration (DTCA, detta anche Belastingdienst) e un gruppo di circa 75 giocatori di poker online. L’agenzia fiscale dei Paesi Bassi considerava PokerStars.eu una room extra-UE perché Rational Group ha una delle sedi principali sull’Isola di Man.

Ma la DTCA ha sempre ignorato il fatto che dal 2013 – come detto – PokerStars offre gioco con una licenza maltese di MGA, considerata una vera e propria licenza europea. Un errore grave, forse voluto dagli agenti del fisco olandesi proprio per forzare la mano e mettere sotto pressione i giocatori. Ma sono andati a sbattere contro il muro della giustizia olandese. I giudici hanno rimandato al mittente la tesi, condannandoli anche alle spese (una sconfitta su tutta la linea).

“Una chiara violazione del diritto fiscale UE”

I 75 giocatori coinvolti hanno affermato che si è trattata di una chiara “violazione del diritto fiscale dell’ Unione Europea”. Secondo l’articolo 56 del Trattato UE, non possono esistere restrizioni sui servizi forniti ai cittadini UE da un altro stato membro. E il principio vale per tutti gli aspetti. Inoltre c’è il divieto di doppia imposizione, ribadito dalla Corte di Giustizia Europea, nella sentenza Blanco-Fabretti.

La Sentenza è chiara e il ragionamento – fatto dai giudici olandesi – vale per tutti i paesi europei nei quali non vi è ancora una regolamentazione. “Il Tribunale – si legge nella sentenza – ha proceduto a soppesare tutti gli aspetti relativi all’organizzazione dei giochi che vedono Rational Gaming Europe Limited (RGEL), una società con sede a Malta”.

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“In base a questa risultanza, la Corte è giunta alla conclusione che RGEL deve essere considerato come il titolare dei giochi d’azzardo online offerti tramite PokerStars.eu”, hanno concluso i giudici.

I precedenti: tutto inizia nel 2016

La temuta Belastingdienst nel 2016 aveva iniziato a contestare ai players il mancato versamento del 29% da calcolare su tutte le vincite.

Nel 2018, l’avvocato Pepjin le Heux (che rappresentava i 75 giocatori) aveva vinto in appello salvando alcuni suoi clienti dalla bancarotta (alcune contestazioni arrivavano a superare i 500mila euro).

Già due anni fa la corte d’appello aveva fatto un’indagine molto seria, verificando dove fossero depositati i fondi dei giocatori titolari degli account e la posizione effettiva del generatore dei numeri casuali che distribuisce le carte ai tavoli. E l’agenzia delle entrate olandese è stata costretta rimborsare coloro che avevano già pagato la multa per evitare confische ed altre procedure molto antipatiche.

Gioco online in Olanda sabotato dalla lobby dei casinò terrestri

Come noto in Olanda, è stato regolamentato il gioco online parecchi anni fa, ma la lobby dei casinò terrestri sta facendo in modo (vecchia storia) di ostacolarne la partenza.

L’ ostruzionismo dei casinò ha però creato solo dei danni al sistema e al fisco dei Paesi Bassi. Con questa ennesima sentenza, il mercato dei giochi online olandese rimane con una finestra spalancata per la gioia di chi vuol farsi una partita a poker e dei siti di gioco “maltesi”.

 

La sentenza del 2015

Le sentenze di oggi e del 2018 non sono gli unici due precedenti giudiziali. Già nel 2015, la Corte di Appello di Amsterdam aveva preso una decisione che già aveva fatto tremare il Governo locale sul gioco online (ma la lezione non è servita).

I giudici di Amsterdam – 5 anni fa – erano arrivati alle stesse identiche conclusioni dell’odierna sentenza della Corte Suprema, applicando anche in questo caso – i principi europei di divieto di doppia imposizione e di libertà di circolazione di servizi all’interno dell’UE.

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