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Speciale live: i mini casinò “italiani” e il mercato americano

Inizia il nostro viaggio nel mercato del gambling live, con un particolare sguardo all’esperienza estera, alla scoperta di realtà differenti. Il nostro obiettivo è quello di capire la situazione anomala italiana, per come è strutturata l’offerta live del gioco, con solo quattro casinò attivi sul territorio.

Un numero, rispetto agli altri paesi, molto basso: questo fatto comporta conseguenze più o meno dirette, negative (presenza sproporzionata di slot in locali pubblici in primis).

Eppure si tratta di un’industria dalle potenzialità infinite, che può creare un indotto importante. Ricordiamo che con il decreto Balduzzi, i Monopoli hanno il compito di ricollocare il parco slot esistente.

Vi è un progetto che prevede l’apertura di mini casinò (sale autorizzate ad ospitare slot e tornei di poker sportivo live) in zone turistiche, proprio come in Spagna ed in Francia. Di sicuro, potrebbe essere funzionale ad evitare da una parte, la presenza di “macchinette” in locali pubblici come bar o tabaccherie (dove è facile il contatto con un pubblico poco adatto) e dall’altra, riportare  altri giochi, in una dimensione più legale.

Ma vediamo quale sono le reali potenzialità di questo mercato.

Negli Stati Uniti, l’industria dei casinò contribuisce ad alimentare l’economia federale per 240 miliardi di dollari (solo in minima parte derivanti direttamente dalle attività da gioco), con 1,7 milioni di posti di lavoro. Il gaming genera entrate fiscali per 38 miliardi (!) di dollari (17 miliardi solo per l’Erario federale).

E’ il risultato della ricerca sviluppata da Oxford Economics e commissionata dall’AGA (American Gamin Association), la lobby dei casinò di Las Vegas e non solo.

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Sappiamo che negli States esistono principalmente due tipi di casinò: quelli commerciali e quelli gestiti dai nativi americani.

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I ricavi derivanti dai tavoli da gioco sono pari a 67 miliardi, più altri 14 miliardi generati dalle strutture interne agli hotel, come ristoranti e negozi.

I casinò commissionano beni e servizi per un valore di 66 miliardi (se contiamo anche le forniture per slot e apparati interni di gioco), più altri 78 miliardi in base all’indotto creato dalle società fornitrici che lavorano quasi esclusivamente per il settore.

Il dato spaventoso è la forza lavoro impiegata: 734mila lavoratori che ricevono stipendi e salari per 33 miliardi (dato che tiene conto anche delle mance). C’è poi l’indotto che può vantare altri 383mila posti di lavoro. La spesa di questi lavoratori a sua volta, crea occupazione per 595mila persone.

Un’esperienza, quella statunitense che – con le dovute proporzioni – è stata ripresa anche in Spagna, Francia, Austria, Slovenia e Gran Bretagna, paesi dove proliferano le sale da gioco. Eppure, rispetto all’Italia, i rischi riguardo alle dipendenze da gioco sono minori in questi paesi. Nella prossima puntata scopriremo le caratteristiche di questi mercati.

Prima parte - fine - continua

 

Editor in chief - Giornalista e analista betting
Luciano Del Frate è giornalista iscritto all’Ordine da oltre 25 anni e vive a Malta dal 2012. Laureato in Giurisprudenza, è specializzato nei sistemi regolatori del settore gaming e nella comunicazione del gioco legale in Italia. Dopo gli inizi tra quotidiani e televisioni, dai primi anni 2000 lavora nel mondo delle scommesse come consulente, approfondendo da vicino le dinamiche del mercato internazionale. Dal 2010 fa parte della squadra di Assopoker, dove racconta poker, betting e industria del gioco con un approccio tra analisi, esperienza e passione. Malato di sport fin da bambino, non ha mai smesso di inseguire quel sogno nato sfogliando il Guerin Sportivo