Gioco legale e responsabile

Business

Wall Street, la ricerca: “i manager che hanno vinto a poker ottengono rendimenti più alti negli investimenti” – I protagonisti

C'è correlazione tra abilità ai tavoli da poker e negli investimenti? Secondo una ricerca si, ecco i numerosi esempi che arrivano da Wall Street.

Scritto da
09/09/2019 14:03

1.546


A Wall Street contano solo i fatti ed i numeri, le parole hanno valore pari a zero, la retorica e la demagogia populista sono spazzate via dal vento che spira tra i grattacieli di Manhattan. Per gli incapaci e i raccomandati non c’è spazio o gli spazi comunque si riducono, contano solo i freddi risultati, in un contesto iper-competitivo, dove il più forte prevale sul più debole.

Ebbene, da quelle parti, dove si decide la sorte di gran parte dell’economia e della finanza mondiale, in quei chilometri quadrati dove si sfidano i migliori cervelli predatori del pianeta, il poker è visto come un gioco d’abilità (non per questo non pericoloso, sia chiaro) ed i suoi principali attori sono ammirati per le loro doti analitiche ma anche perché spietati nel prendere le giuste decisioni, spesso dolorose (per gli altri).

A Wall Street si riconosce anche molti punti in comune tra poker ed investimenti. L’ex giocatrice Annie Duke (ora coach per manager di hedge fund):  Come i giocatori di poker, gli investitori dovrebbero imparare ad affrontare l’incertezza pensando in termini di probabilità” . Un aspetto sottolineato anche dal professor Philip Tetlock nel suo libro Superforecasters.

Il pokerista David Einhorn è stato il primo investitore nell’avere “shortato” Lehman Brothers un anno prima dello scoppio della crisi finanziaria mondiale e dello scandalo che ha coinvolto la banca d’affari

La ricerca Hedge Fund Hold’em

E’ emerso da una recente ricerca (Hedge Fund Hold’em) che “i gestori di hedge fund che ottengono buoni risultati nei tornei di poker, riescono a garantire redimenti migliori ai propri fondi”.

“Questo effetto è ancora più marcato per i vincitori dei tornei di poker con più partecipanti e buy-in importanti, perché hanno dimostrato di saper gestire la pressione di montepremi in denaro più elevati”.

Lo studio ha analizzato i rendimenti di molti fondi gestiti da manager noti anche nel circuito dei tornei live: “le abilità che rivelano ai tavoli da poker sono correlate alle skills nella gestione dei fondi”.

Siamo ben lontani dagli slogan vacui e vuoti, dalla propaganda, dalle idee (mal vendute al popolo dei social) che il texas hold’em sia gambling. Da quelle parti, dove si governa il mondo, al netto di interessi e populismi, l’azzardo è un altra cosa. La parola azzardo ha il rintocco dei suoni di una slot machines, o del rimbalzo delle palline del lotto e alle lotterie. Tutto il resto è avvolto dal rischio ma dipende tutto dalle decisioni giuste o sbagliate delle persone.

Vanessa Selbst lavora per uno dei più grossi fondi d’investimento mondiali di Wall Street

Anche per questa ragione, a Wall Street, dove si gestiscono la maggior parte degli investimenti mondiali, questa distinzione doverosa (tra poker e gli altri giochi d’azzardo) viene fatta. Il contesto e la mentalità sono differenti. Chi ottiene risultati non è considerato fortunato, ma abile ed ha gli attributi per poter gestire sotto pressione investimenti milionari.

Non è possibile che l’hedge fund manager sia diventato campione a poker semplicemente per un fattore casuale e siano stati premiati negli investimenti solo perché hanno deciso di correre un rischio extra?

“I manager players non sono alla ricerca di un rischio-extra, anzi…”

La ricerca non è dello stesso avviso: “i manager-players non sono alla ricerca di un rischio supplementare rispetto ai loro colleghi che non giocano”. Non sono gamblers, non sono giocatori d’azzardo neanche quando si siedono sulle loro scottanti poltrone a Wall Street ed hanno bankroll milionari (o miliardari) da gestire.

Da quello che emerge dallo studio “i risultati mostrano che i giocatori di poker esperti sono, in media, migliori gestori di fondi”.

Steve Cohen, miliardario e proprietario di un hedge fund, ha osservato come il poker sia stato “un fattore determinante per valutare al meglio l’assunzione del rischio” (valutazione del rapporto costi-benefici, termine che va tanto di moda in questo momento, ma in termini probabilistici).

Poker e Wall Street: la storia è lunga…

A Wall Street, i manager che hanno ottenuto buoni risultati ai tavoli da poker (ce ne sono parecchi) non sono visti con sospetto e con una certa ilarità, bensì come persone capaci, con una giusta predisposizione per il rischio e con skills sopra la media.

Sanno prendere decisioni, in base ad una analisi matematica-probabilistica, dove la statistica ha il suo peso. Ma ha ancora più peso il mindset, ovvero la capacità di rimanere lucidi anche quando vi è molta pressione.

Come sempre ripetiamo, gli skill games (come il poker ma anche come gli investimenti) non sono immuni da rischi, semmai è il contrario. Una nostra decisione può portarci al successo o alla rovina, per questa ragione bisogna gestire il proprio denaro in modo responsabile.

David Einhorn: dalla scommessa contro  Lehman Brothers al Big One for One Drop

david-einhorn-poker

David Einhorn è arrivato terzo nel Big One Drop da 1 milione del 2012

Il gestore di hedge fund di alto profilo come David Einhorn, famoso per avere scommesso contro Lehman Brothers più di un anno prima del crollo della banca nel 2008, è finito terzo nel 2012, in quello che era considerato il torneo più ricco di sempre a Las Vegas; “The Big One for One Drop” (evento da 1 milione di dollari di buy-in). Nell’occasione tornò a New York con più di 4 milioni in tasca.

Il gigante dell’alta finanza (specializzato nel trading delle options) Susquehanna International Group è stato fondato nel 1987 da 6 appassionati di poker. Qual è il training per i nuovi arrivati? Per prima cosa sono obbligati a studiare dei manuali di poker e devono affrontare un corso di formazione rigoroso che passa anche dai tavoli verdi.

Dan Shak è uno degli high roller più famoso degli ultimi 10 anni ed è un noto trader (ha un suo fondo a New York e specula su grosse partite di metalli preziosi).

Dan Shak

Vanessa Selbst assunta in uno dei fonti più grossi del mondo

Vanessa Selbst, considerata per almeno 5 anni come la donna più forte nel mondo del poker, ha mollato l’action per entrare in uno dei fondi di investimento più grandi del mondo: Bridgewater Associates. “Il mio nuovo lavoro? Sembra molto simile al poker. Collaboro con un gruppo di ragazzi nerd ed insieme proviamo a battere i nostri avversari come se fosse una partita di poker”. Dove la strategia ma anche il mindset è fondamentale.

Un altro frequentatore di high roller è l’investitore Bill Perkins, proprietario di un hedge fund. Ma la lista è lunga: pensiamo al banchiere d’affari texano Andy Beal che ai tavoli distrusse i più importanti giocatori di cash game del momento come Jennifer Harman e Doyle Brunson prima di venire, a sua volta, spazzato via da Phil Ivey.

Bill Perkins con la moglie

“Poker e investimenti sono due giochi ad informazioni incomplete”

La ricerca appena citata, include anche uno studio da parte del professore, filosofo e teorico dei giochi, Kevin Zollman: “il poker è il migliore hobby per implementare ed allenare le capacità di investimento”. Per quale ragione? “Gli investimenti ha molti punti in comune con il poker. Entrambi sono “giochi con informazioni incomplete e c’è anche un fattore di casualità in entrambi, aspetto che non esiste nel gioco degli scacchi che è determinato esclusivamente dalle abilità”.

Elemento di fortuna presente sia nel poker che negli investimenti, ma le skills sembrano prevalere sulla casualità. Michael J. Mauboussin, direttore del centro di ricerca di “BlueMountain Capital Management” è un esperto di “finanza comportamentale”. Ha una sua teoria che va presa con le molle, ma è originale il suo punto di vista: “sebbene sia difficile battere il mercato, è anche difficile costruire un portafoglio che farà molto peggio degli indici di riferimento. Il fatto che sia così difficile perdere di proposito, indica che il trading sia piuttosto lontano dal fattore fortuna”.

“Nella vita ogni decisione è una bet e come tale va analizzata in termini di probabilità”

L’ex campionessa Annie Duke dopo aver dominato nei primi anni 2000 a Las Vegas – non a caso – è diventata coach per  manager ed investitori: “il poker è un gioco di informazioni incomplete e si basa su un processo decisionale che matura in condizioni di incertezza. Molto spesso le informazioni importanti vengono nascoste e c’è anche un elemento fortuito in ogni risultato”. 

Per Annie Duke, le decisioni prese negli investimenti dovrebbero essere ben ponderate come in una scommessa: le trattative ed i contratti di compravendita sono considerate decisioni come le bets. L’acquisto di una casa è una scommessa. Tutto quello che facciamo è una scommessa” e prima ci dovrebbe essere una valutazione nel rapporto tra profitto potenziale e rischio corso.

“Alcune scommesse sono implicite, altre più esplicite, gli investimenti sono chiaramente delle scommesse. Decidere di non investire o di non vendere azioni, allo stesso modo, sono una scommessa. Queste sono le stesse decisioni che prendo – afferma Annie – durante una mano di poker: fold, check, call, bet o raise”.

“Non fatevi condizionare solo dai risultati ma anche dalle qualità delle decisioni”

Per Duke, per fare buone scommesse nel lungo termine, devi pensare sempre in termini di probabilità ed evitare di farsi condizionare dai risultati.

Annie Duke: campionessa milionaria nel poker live fino al 2011, ora è coach per investitori e manager di hedge fund a Wall Street

“Molto spesso, un errore che si fa nel poker e nel betting, è quello di credere che i risultati indichino la qualità di una decisione. Non è così. E fa un esempio: Super Bowl 2014, mancavano solo 26 secondi quando Russell Wilson, quarterback di Seattle Seahawks, è stato incaricato di gestire il possesso palla. Il suo passaggio è stato intercettato e i Seahawks hanno perso. Secondo i titoli dei giornali del giorno dopo, la sconfitta era da attribuirsi alla peggior giocata nella storia del Super Bowl. “In realtà, optare per il passaggio era una scelta ragionevole. Solo il 2% dei passaggi viene intercettato in quella situazione”.

Nei suoi corsi, Annie Duke chiede spesso ai dirigenti di raccontare le loro migliori e peggiori decisioni dell’anno. “Tutti indicano i loro risultati migliori e peggiori negli investimenti, nessuno indica le decisioni migliori e peggiori a prescindere da come sia andata”.

Tu cosa ne pensi? Lascia il tuo commento