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Casinò di Campione d’Italia a rischio chiusura? La Procura della Repubblica chiede il fallimento

Secondo fonti giornalistiche la Procura di Como avrebbe chiesto il fallimento del Casinò di Campione d'Italia per debiti per circa 60 milioni di franchi. L'inchiesta parte da un esposto del neo sindaco.

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15/01/2018 13:03

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La Procura di Como ha chiesto il fallimento per insolvenza – secondo quanto riporta l’edizione milanese del quotidiano La Repubblica – del Casinò di Campione d’Italia, punto di riferimento del poker live italiano. Con il fiato sospeso rimangono naturalmente i 400 dipendenti dopo aver appreso questa notizia.

L’inchiesta è partita diversi mesi fa, a seguito di un esposto presentato dal neo Sindaco eletto di Campione d’Italia, Roberto Salmoiraghi. L’ipotesi di reato dell’indagine, ancora in corso, è di peculato. Ma non vi sono riscontri, al momento, concreti sullo sviluppo del lavoro della Procura in tal senso.

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L’unico fatto emerso in queste ore è che i procuratori avrebbero chiesto il fallimento. A questo punto dipenderà dal Giudice fallimentare decidere se andare avanti.

La società di gestione del casinò (che è al 100% controllata dal Comune di Campione d’Italia) ha un debito nei confronti proprio del suo primo azionista di 30 milioni di franchi. Il classico paradosso all’italiana

Secondo la convenzione tra Casinò e Municipio, la sala da gioco deve versare al Comune 700mila euro ogni 10 giorni. Il contributo però non viene versato da mesi e per questo motivo, si è accumulato un debito di circa 30 milioni di franchi svizzeri (circa 25 milioni di euro). Ma ci sarebbero poi altri debiti verso alcuni istituti di credito (svizzeri) per altri 30 milioni di franchi.

Difficilmente però il Casinò verrà chiuso (si troverà una soluzione per i debiti?) ma è molto probabile che il nuovo Sindaco Roberto Salmoiraghi (che ha tutto l’interesse a rilanciare la sala da gioco) abbia voluto, con l’esposto presentato in Procura, prendere le distanze dalla vecchia gestione. Questioni di responsabilità, non solo politica.

Anche nel 2015, la Procura – riferisce Repubblica – indagò per peculato e riciclaggio. La Guardia di Finanza fece un blitz e l’allora primo cittadino Piccalunga negò l’esistenza di un buco da 130 milioni di euro. “Tutto falso”.

Dello stato di salute preoccupante del casinò ne parlò pochi mesi fa anche Salmoiraghi al momento del suo insediamento.

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