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Dragon Casinò: la prima sala italiana per cinesi bocciata dalla Procura. Campione: piano di rilancio in 2 settimane

Il Dragon Casinò doveva garantire un'esperienza esclusiva per i gamblers cinesi in Italia ma i procuratori hanno bloccato l'operazione di finanziamento. Il piano di rilancio di Campione d'Italia entro due settimane.

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10/03/2018 17:03

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La Procura di Como blocca l’ambizioso progetto del Dragon Casinò, prima sala italiana ufficiale esclusiva e riservata solo ai clienti cinesi ed asiatici che doveva sorgere a Campione D’Italia, nell’affascinante Villa Mimosa.

Come noto, il Casinò di Campione d’Italia è sommerso dai debiti con le banche, ben 30 milioni di franchi svizzeri (circa 41 milioni di euro). Dal 2011 fino ad oggi, i conti della sala da gioco sono sempre stati in rosso. Una situazione patrimoniale ed economica preoccupante a tal punto, da indurre la Procura a presentare un’istanza fallimentare.

Per scongiurare il fallimento, il nuovo corso dell’amministrazione comunale neo eletta ha studiato un progetto ambizioso per accontentare la facoltosa clientela cinese: l’apertura del Dragon Casinò.

La Procura di Como si è espressa in modo favorevole sul progetto, da fonti vicino ai p.m. sembra che l’idea sia stata giudicata in maniera positiva sotto il profilo operativo, ma questa doveva, in parte, essere finanziata da un fido di 3 milioni concesso dalla Banca Popolare di Sondrio. E’ scattato così l’allarme considerando la già nota esposizione debitoria nei confronti degli istituti di credito.

E’ scattato l’allarme rosso: ad inizio febbraio, finanzieri si sono recati presso la sede della banca per raccogliere la necessaria documentazione.

La struttura dell’operazione di Villa Mimosa è chiara: doveva essere finanziata in parte dal fido concesso dalla Banca Popolare di Sondrio ed, in parte, da Novomatic, multinazionale leader nella fornitura di slot disposta ad investire 6 milioni di franchi, in cambio del 60% degli utili del Dragon Casinò.

Lo scorso novembre, la Procura ha aperto anche un fascicolo con l’ipotesi di reato di peculato.

Lunedì 12 marzo sarà molto probabilmente un giorno decisivo per le sorti della sala da gioco: si discuterà davanti al giudice fallimentare di Como, Alessandro Petronzi, la proposta di concordato preventivo, con un preciso piano di rientro studiato dall’amministrazione comunale, in modo tale da neutralizzare l’istanza di fallimento.

Ma su Villa Mimosa rimane comunque alta la soglia di attenzione dei procuratori.  Tra i documenti sequestrati dai finanzieri compaiono quelli relativi proprio al conferimento dell’immobile per 5 milioni di franchi (a seguito della delibera del consiglio comunale del 12 dicembre).

La Procura però ha osservato: “un aumento di capitale, effettuato nei confronti di una società in grave insolvenza, servirebbe solo ad allungare l’irreversibile crisi, e ad aumentare la sua esposizione debitoria nei confronti di Comune”.

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L’ipotesi del fido spaventa i magistrati: “la necessità economica immediata verrebbe soddisfatta da un finanziamento bancario. Il vero pericolo è che tale operazione economica risulti controproducente, in quanto aggrava l’indebitamento societario, obbligando alla restituzione di quota capitale e interessi, e depaupera l’ente locale spogliandolo di un bene di sua proprietà”. Il primo casinò “cinese” italiano è in pericolo e, senza coperture, non si farà, per il momento.

Riguardo il Casinò di Campione, apprendiamo da nostre fonti, che le prossime due settimane saranno decisive: è pronto un piano di risanamento e rilancio. Vedremo, tutto rimane sul filo del rasoio, tra poche ore si potrebbe capire qualcosa di più se verrà accettata la proposta di concordato preventivo del Casinò.  Poi scatterà un reset totale e poi un piano per la ripresa seguito da nuovi manager.

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