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Giocatore malese perde £3,9 milioni a baccarat e dichiara guerra al casinò londinese Aspinalls: i motivi

baccarat

Un uomo d’affari malese dopo aver  perso 3,9 milioni di sterline (5,25 milioni di dollari) in 72 ore di gioco d’azzardo esasperato in un casino londinese, ha citato in giudizio la sala da gioco, appellandosi al Gambling Act britannico del 2005 (provvedimento legislativo contro la ludopatia e il gioco d’azzardo).

Una sessione disastrosa

Il 62enne Han Joeh Lim, businessman che possiede un patrimonio di svariate decine di milioni  di sterline (grazie ai suoi business nell’acciaio e nell’informatica), stava giocando a baccarat highstakes al Casino Crown London Aspinalls nell’esclusivo quartiere Mayfair di Londra. Era il 2015.

Dopo aver perso ben  600.000 sterline di tasca propria, il magnate malese è passato a ricevere una linea di credito di 2 milioni offerta dalla casa da gioco. Di lì in avanti, in preda evidentemente ad un tilt senza precedenti, il businessman ha continuato a giocare per ben 3 giorni senza praticamente mai fermarsi, bruciando tutto il credito concesso dalla sala da gioco.

Di lì in avanti, è partita una battaglia legale tra la catena Aspinalls e il tycoon malese: da una parte, la sala da gioco  nei giorni seguenti ha querelato il giocatore malese che non ha saldato il debito. Dall’altra è arrivata una inaspettata controquerela del giocatore. Ma non è la prima volta che succede, in particolare alle sale da gioco britanniche.

Un caso giudiziario

Nella sua contro-querela, Lim sostiene che qualsiasi debito o prestito nei confronti della sala dovrebbe essere annullato perché il Casino Aspinalls avrebbe violato i suoi doveri ai sensi del Gambling Act 2005, dato che quest’ultimo afferma che “le persone vulnerabili dovrebbero essere protette dall’essere danneggiate o sfruttate dal gioco“.

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Nella sua citazione in tribunale, Lim ha affermato che il Casino Aspinalls non lo ha costretto a smettere di giocare, come invece avrebbe dovuto, ma ha invece aumentato la sua linea di credito, approfittando evidentemente dello stato di tilt in cui si trovava.

Ha affermato che il casinò, secondo lui, ha approfittato dei suoi “tentativi angosciati di recuperare le perdite concedendo ulteriori fondi e più tempo per giocare“.

La sala da gioco, aperta dal 1962, non ha commentato, e ora la palla passa alla magistratura di Londra, che deve sbrogliare una matassa all’apparenza piuttosto spinosa, anche se la giurisprudenza recente tende a dare ragione sempre di più ai giocatori, tutelandoli quando viene provata una loro incapacità (anche temporanea) di intendere ai tavoli da gioco.

Editorialista, copywriter, appassionato di comunicazione, Sport, Poker, Betting e Casino. Racconto storie di calcio e aneddoti sui motori. Al fantacalcio sono più forte di te.