È la mattina del 28 marzo 2018, poco prima delle 8.30 un uomo riesce ad accedere alle aree interne del Casinò di Campione. Secondo la ricostruzione degli investigatori, è armato di pistola e camuffato con baffetti posticci. Una volta raggiunta la zona delle casse, minaccia i dipendenti e riesce a impossessarsi di una somma enorme: circa 756mila franchi svizzeri.
Il denaro viene infilato in uno zaino e il rapinatore riesce a dileguarsi. In un primo momento l'identità dell'uomo rimane nel mistero ma gli investigatori comprendono presto che un'operazione del genere difficilmente avrebbe potuto essere organizzata senza qualcuno che conoscesse molto bene il funzionamento interno della casa da gioco.
Il presunto autore è Dario De Bernardi, latitante da 15 anni
Otto anni fa quindi il Casinò di Campine d'Italia fu il teatro della clamorosa rapina, oggi spunta il nome dell'esecutore materiale di quel ricco colpaccio e pensare che era ricercato dal 2011.
Durante la latitanza sarebbe riuscito persino a eseguire il colpo da manuale: si tratta del pregiudicato Dario De Bernardi che è stato arrestato - due giorni fa - nel Comasco dopo oltre quindici anni.
Nel 2018, secondo le indagini, fu l'uomo che entrò armato e uscì con oltre 756mila franchi svizzeri. Ma beffa nelle beffe: non solo aveva eluso la sorveglianza ma era ricercato da sette anni dalla polizia italiana.
Condanne per 19 anni di reclusione
I Carabinieri di Como hanno arrestato Dario De Bernardi, 55enne originario del Lecchese e ricercato dal 2011. L'uomo deve scontare una pena complessiva superiore ai 19 anni di reclusione per precedenti vicende legate, tra l'altro, al traffico di sostanze stupefacenti e a svariate rapine. A suo carico c'era inoltre un'ordinanza cautelare del 2019 relativa all'assalto compiuto il 28 marzo 2018 al Casinò in riva al Lago di Lugano.
Una latitanza durata quindici anni, una fuga arrivata fino in Brasile e, nel mezzo, una presunta rapina (che ha fatto parlare tutta Italia) con effetti speciali, la sua è una vita tutt'altro che banale.
Il complice interno: un dipendente del casinò
Come detto gli investigatori hanno capito subito che il rapinatore conosceva alla perfezione la struttura del Casinò e il suo funzionamento. Per questa ragione - nel 2018 - il focus si sposta all'interno della sala da gioco.
Le indagini conducono a Roberto Bernasconi, all'epoca responsabile dell'area slot e tavoli del Casinò e indicato dagli inquirenti come il basista dell'operazione.
Secondo la ricostruzione investigativa, Bernasconi avrebbe consentito al rapinatore di utilizzare un ascensore di servizio accessibile dall'esterno attraverso un badge riservato ai dipendenti. Avrebbe inoltre realizzato fotografie degli spazi interni del Casinò per consentire al rapinatore di studiare in anticipo il percorso.
La rapina sarebbe dovuta avvenire addirittura il giorno precedente, ma il piano saltò perché il dipendente e il rapinatore non riuscirono a incrociarsi nell'ascensore nel momento stabilito. L'operazione venne quindi rinviata di 24 ore. Il giorno successivo il piano funzionò.
Nel 2018 tre arresti ma nessuna traccia del rapinatore
Nel maggio 2018 viene arrestato proprio Bernasconi. A luglio finiscono invece in carcere Marco Robustelli e Severino Matteri, considerati dagli investigatori gli ideatori della rapina.
A quel punto tre dei presunti componenti del gruppo sono stati individuati, ma manca proprio l'uomo che materialmente era entrato nel Casinò con la pistola. E soprattutto manca il denaro (dettaglio che più interessa la sala da gioco e la community campionese).
Quando la Procura di Como chiude le indagini, nel novembre 2018, dei 756mila franchi non è stata recuperata traccia. Bernasconi sceglierà successivamente di patteggiare una pena di 2 anni e 8 mesi, mentre gli altri due uomini finiranno sotto processo.
L'identità dell'esecutore materiale sarebbe stata ricostruita successivamente dagli investigatori: secondo l'accusa si trattava proprio di De Bernardi.
La fuga in Brasile
Nel 2019 il Gip di Como emette nei suoi confronti una nuova ordinanza di custodia cautelare per la rapina, ma l'uomo è ormai irreperibile.
La storia della latitanza era cominciata molto prima, De Bernardi si era sottratto alla giustizia già nel 2011. Nel 2016 la Procura generale presso la Corte d'Appello di Milano aveva emesso nei suoi confronti un ordine di carcerazione per una pena complessiva superiore ai 19 anni.
Durante gli anni di fuga avrebbe trascorso un lungo periodo all'estero, in particolare in Brasile, utilizzando documenti falsi, poi, a un certo punto, il ritorno a sorpresa in Italia.

La falsa identità e l'arresto
Secondo le ricostruzioni pubblicate dopo l'arresto, da circa un anno avrebbe nuovamente vissuto nel Comasco utilizzando il nome di “Filippo”. Un ritorno inspiegabile e rischioso per un uomo che per quindici anni era riuscito a sottrarsi alla cattura.
Il cerchio si è chiuso due giorni fa, il 23 settembre 2026. I Carabinieri del Nucleo Investigativo di Como sono riusciti a localizzarlo nella zona di Lurate Caccivio, nel Comasco.
Quando i militari lo hanno chiamato con il suo vero nome, secondo la ricostruzione del Corriere della Sera, De Bernardi avrebbe compreso immediatamente che la latitanza era terminata.
Nelle disponibilità dell'uomo gli investigatori hanno successivamente trovato materiale che ha aperto ulteriori interrogativi. In una zona collegata all'abitazione dove avrebbe soggiornato, sono stati rinvenuti una pistola con matricola abrasa, un fucile da caccia detenuto illegalmente e circa 98mila euro in contanti, nascosti tra legna e materiali. De Bernardi è stato quindi trasferito nel carcere di Como.
Il mistero del bottino da 756mila franchi svizzeri
Rimane però irrisolto uno degli aspetti chiave della vicenda: che fine hanno fatto i 756mila franchi sottratti al Casinò di Campione?
Già pochi mesi dopo il colpo gli investigatori non erano riusciti a recuperare il bottino e nelle cronache giudiziarie successive la sorte di quella somma è rimasta uno dei principali punti oscuri dell'intera vicenda.
I 98mila euro ritrovati dopo l'arresto del 2026 rappresentano ora un nuovo elemento investigativo, ma allo stato delle informazioni pubblicamente disponibili non risulta dimostrato che quel denaro provenga dalla rapina del 2018.
Il 2018 l'anno più nero della storia della sala da gioco
Il 2018 è stato l'anno della rapina ma anche quello della dichiarazione del fallimento. Un anno che difficilmente a Campione scorderanno.
Il 27 luglio 2018 il Tribunale di Como dichiarò il fallimento della Casinò di Campione S.p.A., accogliendo la richiesta presentata dalla Procura di Como. La crisi della casa da gioco era legata anche all'impossibilità di versare al Comune di Campione d'Italia, socio unico, le somme previste, contribuendo alla grave situazione finanziaria dell'ente.
La decisione venne però successivamente ribaltata. L'11 marzo 2019 la Corte d'Appello di Milano dichiarò la nullità della sentenza di fallimento del 27 luglio 2018 e del precedente decreto con cui era stata dichiarata inammissibile la domanda di concordato della società.
La vicenda arrivò infine in Cassazione. Con l'ordinanza n. 27711 del 3 dicembre 2020, la Prima Sezione civile della Corte di Cassazione confermò sostanzialmente l'annullamento del fallimento, respingendo i ricorsi contro la decisione della Corte d'Appello.
Dopo la definitiva caduta della procedura fallimentare, il patrimonio aziendale venne riconsegnato alla società nel gennaio 2021. Il Casinò poté quindi avviare il percorso di concordato preventivo in continuità, ammesso dal Tribunale di Como il 7 giugno 2021, fino alla riapertura delle sale il 26 gennaio 2022.
La rinascita del Casinò di Campione: incassi in crescita e già pagati i creditori
La splendida location sulla riva occidentale del Lago di Lugano il 23 settembre può quindi chiudere uno dei capitoli più amari e misteriosi della sua storia: finalmente il presunto rapinatore, l'esecutore materiale di quel colpo, è stato consegnato alla giustizia insieme agli altri tre complici.
Dalla riapertura del gennaio 2022, il Casinò di Campione ha mostrato una crescita costante. I ricavi della gestione caratteristica sono passati da circa 42,6 milioni di euro nel 2022 a 51 milioni nel 2023, per poi salire a 53,5 milioni nel 2024 e superare quota 61 milioni nel 2025, con un incremento del 14,4% nell'ultimo esercizio. Anche la redditività è migliorata: il 2025 si è chiuso con un utile netto di oltre 14,3 milioni di euro, rispetto ai 12,9 milioni dell'anno precedente.
Si tratta di numeri in crescita e importanti, considerando la crescente concorrenza non solo dei casinò svizzeri ma anche delle sale da gioco online legali italiane.
Numeri che hanno permesso alla società di procedere più rapidamente del previsto anche sul fronte del concordato preventivo, omologato dal Tribunale di Como nel dicembre 2022. Nel luglio 2025, con il quinto riparto, il Casinò ha infatti soddisfatto integralmente i creditori privilegiati e ha estinto anticipatamente anche la cosiddetta “rottamazione-quater”. Nel dicembre successivo è quindi partito il primo pagamento parziale ai creditori chirografari, in anticipo rispetto alle scadenze previste dal piano. La procedura non risulta ancora formalmente conclusa, ma il percorso di risanamento procede più velocemente rispetto alle previsioni originarie.
A quasi otto anni dalla traumatica chiusura del 2018, la Casa da gioco di Campione è quindi passata dal rischio di scomparire a una fase di crescita economica e progressiva riduzione del debito concordatario.