Vai al contenuto
Casino Saint Vincent

Il banco vince sempre? A volte no! Casinò di Saint-Vincent sotto amministrazione giudiziaria per riciclaggio

Il Tribunale di Torino ha disposto oggi una misura senza precedenti: il Casinò di Saint-Vincent passa sotto il controllo di due amministratori giudiziari per presunto riciclaggio di denaro. Sullo sfondo, un sistema per pulire i proventi di attività non dichiarate che avrebbe trovato terreno fertile proprio tra i tavoli da gioco della casa da gioco valdostana.

Il decreto del Tribunale

28 maggio 2025. Il presidente della Regione Renzo Testolin, il sindaco di Saint-Vincent Francesco Favre e l'amministratore unico del Casinò Rodolfo Buat ricevono tutti lo stesso documento. È il decreto del Tribunale di Torino che dispone l'amministrazione giudiziaria del Casinò di Saint-Vincent.

Non è mai successo prima per riciclaggio. Nessuna casa da gioco italiana aveva mai ricevuto una misura simile per riciclaggio.

Le radici dell'indagine sul Casinò di Saint Vicent

La storia inizia molto prima. Le indagini di polizia, condotte su delega e coordinamento della Procura della Repubblica di Aosta, avevano già portato a un primo colpo durissimo: nel dicembre scorso, sequestri di denaro contante, conti correnti, disponibilità finanziarie e immobili per circa 5 milioni di euro, a carico di oltre trenta indagati.

Le accuse sono pesanti: associazione a delinquere, emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio, ricettazione e corruzione di incaricato di pubblico servizio.

Ricordiamo che nell'inchiesta, alcune aziende di materiali ferrosi di Torino, riciclavano nel casinò - secondo almeno le accuse - i proventi non dichiarati di tali attività.

Il decreto di oggi è il capitolo successivo di quella stessa storia.

Il casinò aveva annunciato una tak force ma evidentemente le misure non hanno convinto la Procura di Aosta.

Casinò di Saint Vincent: la ricostruzione della Guardia di Finanza

Il comunicato stampa della Guardia di Finanza:

“tali condotte delittuose, poste in essere all’interno della Casa da gioco, avrebbero beneficiato di un’ingiustificata inerzia”, tale che si è ritenuto che la società, per colpa, non abbia messo a punto una struttura organizzativa adeguata e idonea a impedire la commissione dei reati descritti“.

Sono emerse “le lacune organizzative dell’ente, nonché l’atteggiamento passivo e agevolatorio dello stesso che ha, di fatto, consentito dapprima il diffondersi e successivamente il radicarsi di fenomeni illeciti, in particolare modo di corruzione e riciclaggio, senza impedirli in alcun modo”.

“I soggetti apicali del casinò, non direttamente coinvolti nei reati contestati, pur avendo captato molteplici segnali d’allarme, non avrebbero assunto alcuna iniziativa concreta e diretta, sorvolando negligentemente sui rispettivi obblighi di controllo e segnalazione previsti, tra l’altro, dalla normativa antiriciclaggio”.

La condotta “avrebbe configurato la cosiddetta colpa di organizzazione in quanto l’azienda, sebbene si fosse dotata, almeno sulla carta, di procedure volte a impedire il verificarsi di fenomeni criminosi, nei fatti avrebbe disatteso le regole cautelari formalizzate nel modello organizzativo ex decreto legislativo 231/2001″.

A esprimersi è stato il Tribunale della prevensione che ha sposato la misura “la sola idonea a rimuovere quelle ‘situazioni tossiche’ che avrebbero creato l’humus favorevole affinché una casa da gioco ampiamente rinomata si trasformasse in un ambiente facilmente permeabile ad attività illegali, ha disposto un “tutoraggio” ad opera di due amministratori giudiziari, nominati dalla medesima Autorità, che per un periodo iniziale di un anno eserciteranno specifici poteri di amministrazione al fine di eliminare le criticità rilevate”.

“Sono emerse le lacune organizzative dell’ente, nonché l’atteggiamento passivo e agevolatorio dello stesso che ha, di fatto, consentito dapprima il diffondersi e successivamente il radicarsi di fenomeni illeciti, in particolare modo di corruzione e riciclaggio, senza impedirli in alcun modo”.

Guardia di Finanza - Comunicato 28 maggio 2026

L'humus favorevole

Cosa trasforma un casinò rinomato in un ambiente permeabile alle attività illegali? Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la risposta sta in una parola: inerzia.

La Guardia di Finanza è esplicita nella sua ricostruzione. All'interno della casa da gioco, le condotte illecite avrebbero beneficiato di un'ingiustificata immobilità da parte della struttura secondo le fiamme gialle. Non solo: sarebbero emerse lacune organizzative profonde e un atteggiamento che, nei fatti, ha consentito al fenomeno di diffondersi e poi di radicarsi — corruzione e riciclaggio in testa — senza che nessuno intervenisse a fermarlo.

I soggetti apicali del casinò — quelli non direttamente coinvolti nei reati — avrebbero captato i segnali d'allarme secondo i giudici. E li avrebbero ignorati, sorvolando negligentemente sui propri obblighi di controllo e segnalazione previsti dalla normativa antiriciclaggio. Per questa ragione sono stati nominati due amministratori giudiziali, esautorando i vertici della sala.

Eppure i conti nel 2025 del Casinò di Saint Vincent erano in crescita nonostante l'inchiesta in corso e la concorrenza forte dei casinò online.

La "colpa di organizzazione"

C'è un concetto giuridico che torna più volte negli atti: la "colpa di organizzazione". Il casinò si era dotato, almeno sulla carta, di procedure per prevenire i fenomeni criminosi. Ma nella pratica, quelle regole sarebbero rimaste lettera morta. Il modello organizzativo previsto dal decreto legislativo 231/2001 esisteva. Non veniva applicato secondo la versione degli inquirenti.

È questo il grosso leak nella prevenzione del riciclaggio che il Tribunale ha ritenuto decisivo.

Il tutoraggio giudiziario di un anno

La misura scelta è quella che i giudici hanno definito "la sola idonea" a rimuovere le situazioni tossiche che avevano trasformato il Casinò di Saint-Vincent in un contesto favorevole all'illegalità.

Due amministratori giudiziari, nominati dal Tribunale stesso, prenderanno in mano la gestione per un periodo iniziale di un anno. Eserciteranno poteri specifici di amministrazione con un obiettivo preciso: eliminare le criticità rilevate e riportare la struttura su binari di legalità.

Un casinò sotto tutela. Una prima volta assoluta nella storia del gioco italiano.

Cosa ne sarà del poker live? L'accordo con Texapoker

Poche settimane fa era stata annunciata la ripartenza dei tornei di poker live all'interno della struttura valdostana: "Il Casino de la Vallée e Texapoker Consulting hanno sottoscritto un accordo per l'organizzazione e lo sviluppo delle attività di poker sportivo e per la promozione del poker cash nelle sale di Saint-Vincent. L'intesa nasce dall'avviso pubblico emanato nel dicembre 2024 per raccogliere manifestazioni di interesse da parte di operatori del settore. Dopo la valutazione dei progetti presentati, nell'ottobre 2025 il Casinò ha individuato Texapoker Consulting come partner per lo sviluppo dell'iniziativa, alla luce dell'esperienza maturata nell'organizzazione di tornei in Italia e all'estero. Texapoker Consulting curerà, con mezzi e personale propri, l'organizzazione e la gestione dei tornei e le attività promozionali legate al poker cash".

Alla luce delle nomine dei due amministratori giudiziari oggi da parte del Tribunale di Torino, in molti si chiedono se quel accordo con Texapoker Consulting vedrà la luce oppure no, visto che i vertici della sala da gioco sono esautorati di fatto. E' ancora presto per dirlo, stiamo sondando il terreno e i nostri contatti ci terranno aggiornati.