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Casinò Saint Vincent

Casinò Saint Vincent: “Cassa 44”, il caveau dei VIP che cambiava fino a 300mila euro, il retroscena dell'indagine

Negli interrogatori della Guardia di Finanza spunta il vero motore del presunto riciclaggio da 5 milioni di euro: un ufficio privato, un nome in codice, e una frase che pesa come un macigno: “avremmo dovuto segnalare il 70% delle persone che entrano al Casinò” avvisa uno degli indagati ascoltati dai giudici.

Come noto, il Casinò di Saint Vincent da dicembre è sotto inchiesta da parte della Procura di Aosta per presunto riciclaggio e corruzione, ma è di pochi giorni fa la notizia che i vertici della sala da gioco sono stati commissariati e il Tribunale di Torino ha nominato due amministratori giudiziari. Oggi filtrano i primi dettagli dell'inchiesta da parte degli inquirenti, come l'utilizzo di una cassa speciale per i VIP, senza alcun controllo (secondo la tesi degli organi inquirenti e giudiziari).

"Cassa 44" perché "deve essere eliminata"

"Cassa 44". Nome in codice. Secondo una ricostruzione del giornale torinese “ La Stampa”, Cassa 44 compare nero su bianco nell'inchiesta per riciclaggio e corruzione al Casinò di Saint-Vincent, la stessa che a fine maggio ha portato il Tribunale di Torino a commissariare la casa da gioco valdostana con due amministratori giudiziari.

Fra i sedici compiti che i giudici affidano ai due amministratori per ripulire le zone d'ombra, ce n'è uno che colpisce per la sua precisione chirurgica: "l'eliminazione della cosiddetta Cassa 44".

Non solo. I giudici ordinano anche di impedire che singoli dipendenti o dirigenti possano cambiare denaro o fiches, oppure emettere e ricevere assegni o bonifici all'interno del proprio ufficio privato. Tradotto: stop alle banche parallele dentro al casinò.

Cos'era la "Cassa 44" al Casinò di Saint Vincent

Primo piano della bella sala tra lo splendido paesaggio delle Alpi, li si trovano i giochi come la roulette francese e vicino il Privé, la zona riservata ai VIP, a chi muove un portafoglio importante e garantisce volumi di gioco di un certo peso. Lì dentro c'era anche un piccolo ufficio, ribattezzato con quel numero: Cassa 44.

L'ufficio esiste ancora ma rispetto a dicembre — quando è emersa l'inchiesta della Guardia di Finanza coordinata dalla Procura di Aosta — è cambiato tutto. Niente più cassaforte, e lì dentro di soldi non si parla più.

È il frutto delle contromisure prese in fretta e furia dalla società, che a fine dicembre aveva nominato una task force per rafforzare procedure interne e organizzazione aziendale. Evidentemente non abbastanza per convincere la Procura.
Il caveau dei big spender: “si cambiava fino a 300mila euro”.

"Era stata istituita nel mio ufficio la Cassa 44. Una cassa in grado di cambiare fino 300 mila euro, riservata ai clienti più prestigiosi che potevano cambiare senza recarsi alle casse di sala".

Augusto Chasseur - Dirigente - Interrogatorio del 12 dicembre ("La Stampa")

La versione di un dirigente: Cassa 44 per i pesci grossi di Saint Vincent

A spiegare cosa succedeva davvero nella Cassa 44 è stato uno degli stessi dirigenti dei tavoli verdi, indagato e poi licenziato. Quel locale era sotto la responsabilità di Augusto Chasseur secondo i giornalisti torinesi.

Nel suo interrogatorio del 12 dicembre, ricostruendo gli anni precedenti, ha dichiarato che era stata "istituita nel mio ufficio la Cassa 44. Una cassa in grado di cambiare fino 300 mila euro, riservata ai clienti più prestigiosi che potevano cambiare senza recarsi alle casse di sala".

Un canale veloce, dedicato ai pesci grossi. Niente coda, niente passaggio dalle casse ordinarie.

La giustificazione, secondo gli inquirenti che riportano le parole di Chasseur, è quasi paradossale: la Cassa 44 sarebbe nata perché alle casse di sala “i cassieri chiedevano denaro per il cambio, tanto che alcuni clienti si sentivano estorti”.

Nessun controllo su quel fiume di denaro

Sul fiume di banconote che attraversava le sale, Chasseur è stato lapidario: non esisteva alcuna procedura di controllo del Casinò sulle ingenti quantità di contante che circolavano, sempre secondo quanto emerge dalla Procura di Aosta e dal tribunale giudiziario di Torino, in base a quanto filtra dagli interrogatori. Ricordiamo però che sono sempre ricostruzioni giornalistiche, seppur - probabilmente - con dei fascicoli o documenti in mano.

"Il fatto che nel Casinò girassero ingenti somme di contanti era circostanza nota e se si fosse rispettata scrupolosamente la normativa antiriciclaggio avremmo dovuto segnalare il 70% delle persone che entrano al Casinò. Tutti siamo consapevoli che se blocchiamo questa movimentazione il fatturato crollerebbe drasticamente".

Augusto Chasseur - Dirigente - Interrogatorio del 12 dicembre ("La Stampa")

"Avremmo dovuto segnalare il 70% dei clienti"

C'è poi la dichiarazione che, da sola, vale tutta l'inchiesta. Sempre Chasseur, mettendo a verbale ciò che — a suo dire — era noto a tutti dentro la struttura e che La Stampa pubblica:

"Il fatto che nel Casinò girassero ingenti somme di contanti era circostanza nota e se si fosse rispettata scrupolosamente la normativa antiriciclaggio avremmo dovuto segnalare il 70% delle persone che entrano al Casinò. Tutti siamo consapevoli che se blocchiamo questa movimentazione il fatturato crollerebbe drasticamente".

Una confessione di sistema, più che di una singola operazione e che esula dalla responsabilità del singolo. La normativa antiriciclaggio c'era. Ma applicarla davvero, secondo questa lettura, avrebbe fatto a pezzi i conti. Il classico tema della «colpa di organizzazione» che ricorre negli atti: procedure esistenti sulla carta, lettera morta nella pratica.

Prima di proseguire con l'inchiesta è giusto farsi una domanda: ma il casinò quando è tenuto a segnalare?

Quando deve scattare l'obbligo di segnalazione del casinò?

In base a una sentenza del dicembre 2024 della Corte di Cassazione (è il precedente più importante e autorevole), si ribadisce la responsabilità dei casinò nella segnalazione di operazioni sospetti di riciclaggio di denaro. Questa sentenza non riguarda solo casinò terrestri ma anche i casinò online legali.

Secondo la Suprema Corte risponde di omessa segnalazione di operazioni sospette (Sos) la casa da gioco che non segnala le condotte del cliente connotate da chiari indici di anomalia.

Così la Corte di cassazione, che con una sentenza ha chiarito gli obblighi antiriciclaggio degli operatori del settore dei giochi, confermando la decisione della Corte d’Appello di Roma e del Tribunale di Roma, competente in materia di sanzioni per omesse Sos a livello nazionale.

Corte di Cassazione
Corte di Cassazione (foto Shutterstock)

Entrambi i giudici di merito avevano rigettato il ricorso presentato da un casinò e dal suo responsabile antiriciclaggio contro un decreto sanzionatorio del Mef per omessa segnalazione di operazioni sospette, in relazione ai rapporti intrattenuti con un cliente. I ricorrenti si erano difesi sostenendo di aver assolto all’obbligo di identificazione dei clienti, verificando i documenti di identità al momento dell’ingresso nel casinò, indipendentemente dall’acquisto di mezzi di gioco, e applicando le misure precauzionali di carattere generale indirizzate a tutti gli operatori destinatari delle norme antiriciclaggio.

Ad avviso della Corte d’Appello, la corretta applicazione di tali norme impone un costante monitoraggio del comportamento complessivo del cliente.

Gli indizi

Nel caso di specie, considerando una serie di anomalie (volume di giocate altissimo, utilizzo di mezzi di pagamento costituiti da assegni circolari di una ventina di banche, frequenza e durata delle presenze del cliente nel casinò) sussistevano per la Corte territoriale tutti i presupposti dell’obbligo segnaletico.

Per inviare le segnalazioni sospette, dunque, non occorre aspettare la certezza dei reati di riciclaggio o finanziamento del terrorismo. Al contrario, come ribadisce la sentenza della Cassazione, l’obbligo segnaletico nasce dall’operazione e non richiede la certezza di un reato a monte e della finalità di riciclaggio dell’operazione.

I porteur finiscono nel mirino dei commisssari

Oltre al problema dei movimenti dalla Cassa 44 che - secondo la ricostruzione degli inquirenti in base agli interrogatori - erano privi di controllo, a questo si aggiunge un'altra prassi: il cambio fra bonifici e fiches che veniva gestito anche quando il cliente non era fisicamente al Casinò. A occuparsene, in quei casi, era il porteur.

Cos'è un porteur

Il porteur è una figura classica delle case da gioco: è colui che "porta" i giocatori e che incassa dalla casa una percentuale: in Valle d’Aosta il 6% sul valore di quanto giocano i suoi clienti. A Saint-Vincent oggi sono quattro (tre con contratto in scadenza a fine giugno).

Svolge un ruolo importante per la sala da gioco di promozione verso i clienti e li agevola offrendo loro servizi. In genere i porteur gestiscono clienti VIP, high roller.


Su questa figura il Tribunale di Trino è intervenuto in modo netto. Ha ordinato ai due commercialisti nominati amministratori giudiziari di invitare l'organo di amministrazione a sciogliere i contratti con i porteur coinvolti o comunque citati nel periodo dell'indagine, e a nominarne di nuovi.

Non basta: i clienti "portati" dovranno dichiarare il nome del proprio porteur, così da poter incrociare quei nominativi con quelli indicati nelle fatture emesse dagli stessi porteur. Un controllo incrociato per chiudere il rubinetto delle fatture gonfiate.
Un sistema corruttivo "generalizzato e consolidato" secondo il Tribunale di Torino e la Procura di Aosta.

Il decreto di amministrazione giudiziaria nasce dall'inchiesta emersa a dicembre — oltre 30 indagati e circa 5 milioni di euro riciclati — perché ciò che è venuto a galla, secondo i giudici, non è un episodio isolato ma"un vero e proprio sistema corruttivo generalizzato e consolidato", esteso alla generalità della clientela.

Un meccanismo a doppio binario: da un lato il Casinò diventava lo strumento per ripulire contante non dichiarato; dall'altro veniva usato dai dipendenti infedeli per gonfiare le fatture dei porteur compiacenti, sempre secondo le accuse riportate dal giornale torinese.

Il tutto, scrivono i magistrati, "colposamente alimentato dalla società", che - sempre secondo l'accusa della Procura - non avrebbe mai messo in piedi controlli efficaci sull'operato dei dipendenti né preso iniziative concrete per eliminare comportamenti opachi e dannosi per le casse dell'azienda, almeno a leggere il decreto del Tribunale di Torino di nomina dei due amministratori giudiziari.

Parola ora alla difesa e agli amministratori della sala da gioco

Questa è la versione degli organi inquirenti e del Tribunale di Torino, è necessario però capire come gli indagati e gli amministatori si difenderanno perché, fino ad ora, abbiamo letto solo la versione della pubblica accusa (anche se già un giudice terzo a Torino si è espresso sulla necessità di nomina di due amministatori giudiziari).

Ricordiamo che uno degli elementi chiave della difesa potrebbe essere l'immediata nomina di una task force, a dicembre 2025, a pochi giorni dall'inchiesta, proprio per adottare misure necessarie per porre fine al riciclaggio di denaro. Molto dipenderà dalle prove raccolte, anche in base alle versioni dei dipendenti interrogati o ascoltati come persone informate sui fatti e non indagate. E' giusto rimanere garantisti fin quando non ci saranno delle sentenze definitive.