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La lezione di vita da Andrew Robl: si commuove spiegando quanto è stato difficile diventare un pro

Oggi Andrew Robl è uno dei giocatori di poker di maggior successo al mondo ma non è sempre stata così. Ricordando i momenti più duri della sua carriera, il pro americano si commuove e regala una bella riflessione non solo sul poker ma sulla vita in generale, sull'idea di successo e quella di fallimento e sull'importanza di avere paura e non sentirsi mai "arrivati"

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16/06/2019 18:23

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Se oggi chiedi ad Andrew Robl di descriversi in poche parole, ti risponde in questo modo: “Sono un uomo semplice: amo il mio cane, amo mia moglie e amo giocare a poker“. È proprio questa la risposta che ha dato a Lee Davy all’inizio di un’interessante intervista pubblicata recentemente su YouTube, in cui ha parlato, con gli occhi lucidi e la voce tremante, di quanto sia stato difficile arrivare a questo punto della sua vita.

In particolar modo, il fortissimo giocatore americano ha ripercorso i primi tempi, quando nessuno credeva in lui e doveva lottare ogni giorno non solo con un tremendo downswing ai tavoli ma anche con i giudizi e le occhiatacce delle persone che lo circondavano. Ed è proprio partendo da questi ricordi che Robl si lascia andare a una splendida riflessione che non riguarda solo il poker ma l’idea di successo, l’importanza della paura e il concetto di “fallimento”. Una vera e propria lezione di vita del 33enne top player.

Andrew Robl con la moglie e l’amato cane

Andrew Robl si commuove raccontando il periodo più duro della sua carriera

A un certo punto dell’intervista, Robl torna con la mente a un passato che fa ancora difficoltà ad affrontare. Dovendo ripensare al momento più difficile in assoluto della sua carriera, infatti, non può che menzionare i primi tempi, quando aveva tutto il mondo contro.

“Quando ho iniziato a giocare a poker all’inizio ho avuto dei downswing abbastanza pesanti, ma soprattutto avevo paura. Tanta paura, perché tutte le persone intorno a me pensavano che fossi impazzito a voler diventare un poker pro. Mi consideravano un folle (qui Robl prende una pausa, ha gli occhi lucidi e la voce rotta dall’emozione, ndr). Non so perché ma quando ci penso mi commuovo. Avevo davvero paura di fallire all’epoca, di non farcela. Penso che questa paura mi abbia spinto a dare il massimo per avere successo”.

Quello fu il momento più duro di tutto, anche perché ai tavoli andava molto male. Ma quando tocchi il fondo puoi solo spingere e risalire, proprio ciò che fece Robl. Con l’aiuto inconsapevole di Phil Galfond.

“Ci fu un momento chiave. In quel periodo stavo perdendo a poker, avevo perso metà del mio bankroll. Probabilmente mi rimanevano $50.000 o $60.000 e pensavo che sarei stato costretto ad abbandonare quella strada e tutti mi avrebbero detto “te l’avevamo detto“. Ma poi andai a trovare Phil Galfond, mio grande amico e all’epoca un giocatore molto, ma molto più talentuoso di me. Restai da lui per una settimana e lo guardai giocare ogni singolo giorno. Quell’esperienza mi tranquillizzò perché pensai che sapevo quello che stavo facendo, sapevo giocare bene. Phil giocava la partita più alta che ci fosse online e ogni tanto io gli dicevo cosa pensavo che avesse pensato nella mano appena giocata. Lui mi diceva sempre che avevo ragione. Mi diede molta fiducia, aumentò la sicurezza nelle mie abilità pokeristiche”.

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“Il poker è stato un veicolo per dimostrare a me stesso il mio valore”

Da quel momento, Andrew Robl non si è più guardato indietro. Oggi è un regular del Big Game asiatico e compete con i gambler cinesi per cifre disumane, dopo aver scalato tutti i livelli del cash game. Ma ciò che più conta, dal suo punto di vista, non è dove è arrivato, bensì il percorso. Non conta la destinazione, ma il viaggio che ha intrapreso. Ed è qui che inizia una bella riflessione che si può applicare a tanti aspetti della vita.

Il poker è stato il mio veicolo per dimostrare a me stesso di essere abbastanza, ma per altre persone può essere qualcos’altro. Avere successo a poker era la prova che potevo fare ciò che gli altri mi dicevano che non avrei mai potuto fare. So che le persone intorno a me volevano solo il mio bene e per questo mi dicevano che diventare un pro era pura follia, anche perché all’epoca il poker era agli inizi. Non era visto come uno sport mentale come avviene al giorno d’oggi, era appena iniziata la sua popolarità. All’epoca tutti pensavano che fosse come gioco d’azzardo e un giocatore di poker sarebbe finito sicuramente male nella vita”.

Andrew ha invece dimostrato che il poker può essere un gioco in grado di dare grandi soddisfazioni se affrontato con la testa sulle spalle e tanta disciplina (e noi lo ripetiamo sempre: il poker è un divertimento e non dovresti MAI giocare sopra le tue possibilità). In questo modo non solo ha trovato la sua realizzazione personale ma si è anche preso una rivincita nei confronti dei suoi detrattori.

“Chi non credeva in me era pieno di pregiudizi, le tipiche persone con un’idea di successo che avevano accettato senza mai metterla in dubbio. Io, con la mia scelta di vita diversa, li costringevo a porsi delle domande scomode, ad affrontare una realtà che avevano sempre evitato. Ero come uno specchio: mostrandogli che ci sono altre forme di successo nella vita, li ho mandati in crisi”.

Il successo di Andrew Robl? Il desiderio di libertà e la paura di fallire

Robl ha iniziato a giocare quindici anni fa eppure ancora oggi si ricorda bene ciò che lo fece innamorare del poker: “La libertà, ecco cosa mi affascinava della prospettiva di diventare un poker pro. Volevo essere libero di gestire il mio tempo e fare ciò che volevo. Non volevo prendere ordini da nessuno”.

Parallelamente a questo desiderio di libertà, Robl ha sempre avuto una forma di paura che non lo abbandona nemmeno oggi: la paura di fallire. Può sembrare un sentimento negativo ma non lo è, come spiega bene.

“Al tempo stesso avevo tanta paura di fallire e ce l’ho ancora oggi. Ma è giusto averla, conosco persone che hanno una certa età e hanno patrimoni da miliardi di dollari, eppure hanno ancora una grande paura di fallire. È quasi impossibile per loro fallire, ma grazie a questa paura, che è un’emozione primitiva, riescono a godersi al massimo la vita. È grazie a questa paura che hanno ottenuto tutto ciò che hanno”.

Ecco perché, dovendo trovare la formula del suo successo, Andrew non ha dubbi: “Due spinte mi hanno portato dove sono ora: da un lato volevo avere una vita libera e dall’altro non volevo fallire per nessun motivo al mondo“.

Andrew Robl

L’importanza di definire cos’è il fallimento

Infine, a proposito di fallimenti, Andrew regala una perla di saggezza sull’importanza di definire con precisione cosa sia il fallimento per noi, senza accettare passivamente l’idea più comune.

“Credo che ci sia una cosa che ti cambia la vita: definire cos’è per te il fallimento. Per alcuni fallire significa chiudere una sessione in passivo, ma questo è un modo di ragionare pericoloso, perché quando sei un giocatore di poker devi affrontare moltissime sessioni in passivo. In questo modo non avrai mai una vita felice. Devi definire il fallimento in modo tale da avere sempre paura di fallire ma non permettere mai a questa paura di renderti infelice”.

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