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Arlie Shaban, il nuovo fenomeno di Twitch: “Vincere a poker? Basta lavorare più degli altri”

Con le sue “12 Labors of Arlie”, Arlie Shaban è salito agli onori della cronache come uno degli streamer di poker più hot su Twitch. Il canadese è il perfetto mix tra professionismo e intrattenimento: così il suo canale vola.

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08/11/2018 11:30

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Dal Grande Fratello canadese a un lavoro in un autonoleggio, fino a diventare uno dei top poker streamer di Twitch: in due parole, Arlie Shaban.

Il suo nome ha cominciato a circolare a inizio 2018, quando Shaban si è reso protagonista della prima folle impresa: streammare 1.000 ore di poker su Twitch per 125 giorni di fila. Ha cominciato il 6 novembre 2017, per finire il 10 marzo successivo.

Oggi, a poco più di un anno dal suo primo stream, Arlie è ormai una celebrità nel suo genere: conosciamolo meglio.

 

Arlie Shaban

Arlie Shaban

 

Big Brother ed Enterprise Rent-A-Car

Quando arrivò ottavo nella seconda edizione del Big Brother (il Grande Fratello made in Canada), in molti pensarono che Arlie Shaban avesse avuto il proverbiale quarto d’ora di notorietà. Qualche anno passato a girare il mondo, poi i debiti, infine un lavoro come dipendente di un autonoleggio. Insomma, la tipica parabola della maggior parte degli sconosciuti che partecipano ad un reality show.

“Odiavo quel lavoro, non volevo fare un lavoro che odiavo”, racconta Shaban ai colleghi di PocketFives.com. “Odiavo alzarmi ogni giorno, indossare giacca e cravatta e andare là fuori, che ci fosse pioggia, sole, estate o inverno”.

L’incontro con Kevin Martin

A rappresentare la svolta per Arlie è stato un altro concorrente del Grande Fratello canadese, nonché poker pro: Kevin Martin. Grazie ai suoi consigli, Shaban si è reso conto che gran parte dei giocatori di poker perde: si può imparare a vincere solo se si ha voglia di lavorare più degli avversari.

Shaban continua: “Parlando con Kevin, ho capito cosa bisognasse fare per avere successo: lavorare duro, studiare, fare game selection, gestire bene il tuo bankroll. Tutte cose che non facevo correttamente. Una volta sistemate queste cose, ho capito che stavo guadagnando denaro e ho iniziato ad avere più fiducia in me stesso”.

Da lì la decisione di provare a rendere il poker il suo lavoro a tempo pieno, accompagnandolo agli streaming su Twitch: “Ho pensato che costruendo un buon canale di Twitch avrei potuto guadagnare qualcosa in più. Ho iniziato simultaneamente e anche se è stata dura, il mio canale è cresciuto. Sapevo che ce l’avrei potuta fare impegnandomi seriamente e pensai che valesse la pena provarci”.

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The 12 Labors of Arlie

Nel giro di pochi mesi, Arlie Shaban è passato da perfetto sconosciuto ad ambasciatore del Team Run it Once, fino ad arrivare alle 12 Labors of Arlie. In pratica, PokerStars gli ha affidato 12 “fatiche”, di difficoltà sempre crescente, che il canadese deve portare a termine entro la fine del 2018: in palio un Platinum Pass per il PokerStars Players No-Limit Hold’em Championship 2019 del valore di $25.000.

“Sono stato sfidato da PokerStars qualche mese fa”, spiega Shaban, “e ho accettato, non sapendo a cosa sarei andato incontro. Mi hanno scelto perché ho streammato 125 giorni di fila. E anche perché ho streammato 43 ore consecutivamente. Quando me l’hanno proposto, non sapevo neppure cosa ci fosse in palio, se non il mio orgoglio: quando PokerStars ti sfida, non puoi dire di no.

Gli obiettivi di Arlie Shaban

Dopo l’ultima fatica (“catturare la creatura pokeristica mitologica, Chris Moneymaker”), di cui potete vedere il video qui sotto, Arlie Shaban ha completato 7 delle 12 fatiche previste: “Se riuscissi ad andare alle Bahamas a giocare il PSPC sarebbe incredibile.

Finora tutto è andato benissimo: il poker, il canale Twitch. Mi sto godendo il momento. Le 12 fatiche stanno andando benissimo, i viewer si divertono tanto. Voglio continuare così, farne una carriera a tempo pieno, assicurarmi che il canale continui a produrre contenuti e crescere come giocatore di poker”.

Ma gli obiettivi non finiscono qui: “Mi piacerebbe far parte della community del poker per tutta la mia vita. Vorrei essere un poker player per sempre, fare ciò che ha fatto Doyle Brunson. A chi non piacerebbe? Giocare un gioco che ami finché non sei anziano e anche allora continuare a giocare nelle partite più alte contro i migliori”.

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