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Bugsy Siegel: dalla povertà di Brooklyn al potere di Las Vegas

Bugsy Siegel è un personaggio chiave nella storia di Las Vegas: oltre a gestire il Flamingo, è stato uno spietato criminale al soldo della mafia.

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16/01/2021 11:31

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Dimenticate per un attimo la Las Vegas che non dorme mai, quella fatta di casinò stratosferici e colorati ventiquattro ore su ventiquattro, perché oggi vogliamo parlarvi di uno dei pionieri della Sin City, all’epoca di quando erano caldo asfissiante e polvere a farla da padrone: Bugsy Siegel.

Probabilmente questo nome non vi è nuovo, perché quando si parla della storia di Las Vegas è impossibile non citarlo. Ma cerchiamo di capire meglio chi era e cosa ha fatto questo controverso manager dal passato molto, molto oscuro…

 

Bugsy Siegel

Bugsy Siegel

 

In principio era Benjamin

Bugsy Siegel nasce nel 1906 in un quartiere povero di Brooklyn. Benjamin (questo il suo nome di battesimo), come molti figli di immigrati europei dell’epoca decide ben presto di mollare la scuola, iscrivendosi a quella che oggi chiamiamo “l’università della strada”.

Solo che a quei tempi significava inevitabilmente darsi al crimine. Bugsy si unisce ad una gang, insieme ad altri giovani ebrei, minacciando i commercianti e convincendoli a scucire la grana per avere protezione.

Incontra così Meyer Lansky, con cui forma un sodalizio che si estende al traffico di alcool e altre attività illecite. A soli 21 anni, Bugsy Siegel è già un criminale incallito, reo di aver fatto fuori diversi membri di gang rivali, nonché amico di un certo Al Capone

Murder, Inc.

La bravura di Bugsy Siegel con le armi da fuoco ne fece ben presto un sicario molto ambito dalla mafia. Gli anni trenta e quaranta sono gli anni dei Murder, Inc. (“anonima omicidi” o “Brownsville Boys), come la stampa allora soleva chiamare il gruppo di killer italiani ed ebrei che uccidevano su commissione, e di cui per l’appunto Siegel entrò a far parte.

Siegel non era solamente un personaggio violento, ma amava anche il gioco d’azzardo. Così, nella metà degli anni ’30, il suo boss lo spedsce nel Nevada, per mettere mani sulla fiorente industria del gambling.

Il suo obiettivo inizialmente è quello di fornire servizi illegali notturni ai lavoratori che stavano costruendo la diga di Hoover. Siegel però intuisce che c’è la possibilità di fare affari anche legalmente (quantomeno all’apparenza), proprio grazie ai casinò.

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Bugsy Siegel e il Flamingo

In quegli anni, la Strip non esisteva ancora e il cuore di Las Vegas era nel centro della città, lungo Fremont Street. Qui, inizialmente Siegel acquista El Cortez, ma viene immediatamente bloccato dalle autorità locali per i suoi trascorsi criminali.

Conosce però Billy Wilkerson, un imprenditore che nel 1945 ci aveva visto lungo: voleva trasformare i modesti casinò in veri e propri templi del gioco e del consumismo, ma era rimasto senza fondi. Bugsy Siegel intuisce l’opportunità e si mette in affari con Wilkerson, rimanendo socio anonimo.

I due costruiscono così il Flamingo Hotel and Casino, dove anche grazie agli investimenti di Lansky e della gang di New York, Siegel può finalmente iniziare a operare nell’industria del gambling. Il Flamingo apre i battenti nel dicembre 1946.

Una brutta fine

Il problema è che il Flamingo non è ancora terminato. Nonostante abbia messo sotto contratto i migliori entertainer dell’epoca, i grossi giocatori preferiscono giocare altrove, perché disturbati dai rumori dei lavori sulla torre centrale del casinò in costruzione.

La mafia è irritata. Le spese sono ingenti, i ricavi non si vedono e ad un certo punto New York esige la testa di Bugsy Siegel. Nel 1947 il Flamingo è terminato e gli affari cominciano ad ingranare. Ma per Bugsy Siegel è troppo tardi: viene assassinato mentre si trova nella sua casa, a Beverly Hills, a soli 41 anni.

Eppure, per molti versi la storia di Las Vegas sarebbe potuta essere molto diversa, se Bugsy Siegel non avesse sposato l’idea rivoluzionaria di Wilkerson, un’idea che dopo il successo del Flamingo tutti gli imprenditori avrebbero replicato.