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Charlie Carrel

Charlie Carrel: “GTO? Preferisco exploitare con le letture. Il poker non è solo numeri, è psicologia”

Nella community high stakes si è accesa una interessante discussione sul dualismo tra strategia exploitativa e GTO. Ieri abbiamo riportato le dichiarazioni di Andrew “OhHeyCindy” Graham, regular delle partite nosebleed di Pokerstars.com. Il 23enne si diceva sicuro non solo dei tanti punti deboli nella strategia GTO, ma anche dell’impossibilità di applicare alla perfezione la Teoria dei Giochi al poker.

Oggi riportiamo le dichiarazioni di Charlie Carrel rilasciate nel podcast di Poker Central. Il professionista inglese è un regular dei tornei high roller live (ha vinto 5.9 milioni di dollari in carriera) e ha un passato da top reg del cash game mid e high stakes su Pokerstars.com (era Supernova Elite).

Nonostante questo curriculum straordinario, anche lui, come “OhHeyCindy” è convinto che tutta l’idea di GTO applicata al poker sia rivedibile.

Charlie Carrel sceglie l’approccio exploitativo

 

“Nonostante il poker high stakes si stia evolvendo molto in fretta con la GTO, credo che la maggior parte del field ci metterà almeno 6-7 anni per capire davvero certi concetti”, dice Carrel. “Per questo motivo ritengo che i miei fondamentali saranno ancora validi per i prossimi due anni, anche se decidessi di non giocare con costanza”.

Su cosa si basano i suoi fondamentali? Sorprendentemente, Carrel si scopre un pro della vecchia scuola: strategia exploitativa e letture.

“Oggi negli high roller hai i giocatori da GTO, quelli che exploitano e quelli che provano a fare entrambe le cose. Io sono un giocatore che exploita e posso dire che se noi sappiamo benissimo qual è l’edge dei giocatori GTO, loro non hanno la minima idea del nostro edge, che risiede in gran parte nelle letture live. Non sanno cosa devono cercare e non sanno come devono proteggersi”.

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L’importanza delle letture live

Carrel è sicuro che per vincere negli high roller live sia più importante saper leggere gli avversari rispetto alla teoria pura. E per quanto riguarda le live reads, dice di non essere secondo a nessuno.

“Penso che il mio edge in alcune situazioni sia il più alto in assoluto. Questo perché penso di essere uno dei migliori, se non il migliore, nelle letture degli avversari dal vivo. Ho molta sicurezza nei miei mezzi, quindi non credo che restare fuori dal mondo del poker sia così dannoso per me. In fondo, il mio gioco non si basa sull’applicazione della GTO ma sulle letture“.

Charlie Carrel scruta Leon Tsoukernik in un high roller (photo courtesy Neil Stoddart/Pokerstars)

“Giocatori exploitativi come Mustapha Kanit continueranno a vincere”

Nello stesso podcast, era stato intervistato anche Dominik Nitsche. Il tedesco aveva predetto con molta sicurezza che entro il 2019 solo i GTO players saranno in grado di vincere gli high roller live. Per i giocatori che utilizzano una strategia exploitativa non ci sarà più spazio.

Carrel ha risposto con forza a questa ipotesi.

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“Dominik conosce solo la GTO e non ha la minima idea del mondo exploitativo; non credo sia in grado di dare giudizi di  questo tipo“, ha detto Charlie. “In pratica sta dicendo che giocatori come me, Bryn Kenney e Mustapha Kanit non saranno più in giro nel 2019?”

Secondo Carrel è una prospettiva molto improbabile. Perché, come ha già detto “OhHeyCindy”, quella che molti chiamano GTO (Game Theory Optimal) è una strategia che di ottimale non ha quasi niente.

“Il fatto è che chi crede di giocare secondo GTO, in realtà non sta affatto giocando in maniera perfetta“, dice a sua volta Carrel. “Penso che la strada sia ancora lunghissima per arrivare ad una applicazione perfetta. I giocatori bravi ad exploitare ci saranno sempre, e continueranno a vincere“.

Charlie Carrel impegnato in un torneo da €100.000 (courtesy Neil Stoddart/Pokerstars)

Charlie Carrel: “Il poker è psicologia, non solo matemetica”

Carrel mette in chiaro di non essere interessato a inseguire un gioco teoricamente perfetto, perché è convinto che sia impossibile farlo e sia tempo sprecato. Dal suo punto di vista, andrebbe ridimensionata l’importanza che molti pro danno alla teoria pura.

“La GTO non mi interessa, ne giro degli high roller vengo definito come uno che gioca senza curarsi dell’aspetto matematico. Io credo che la matematica sia molto meno rilevante di quanto pensino molti pro che credono ciecamente nella GTO“.

Infine, ammette di stimare chi passa ore e ore a studiare la teoria del gioco, ma conferma la sua volontà di proseguire su altre strade.

“Stare tutto il giorno a leggere numeri e lavorare su PIO Solver? Non ce la farei mai. Preferirei essere come Daniel Negreanu, limitarmi a giocare a stakes più bassi e fare letture incredibili sui miei avversari. Il poker, per me, è un gioco basato anche sulla psicologia“.

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