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Curiosità

Dominik Nitsche: “Gli high roller? Solo fortuna e con la vendita delle quote… meglio vincere l’EPT”

Dominik Nitsche ha parlato dei tornei high roller, della vendita di quote e della fortuna come unico fattore determinante nel breve periodo.

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14/03/2018 12:15

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Tutti sanno che i tornei high roller live sono popolati in gran parte da professionisti che hanno venduto o swappato una percentuale molto elevata del proprio buy-in. La pratica della compravendita di quote è nota ed è quindi scontato che le vincite lorde di molti top player, che spesso superano i 20 milioni di dollari, siano in realtà molto lontane dalle vincite nette.

Uno dei reg di maggior successo negli high roller live come Adrian Mateos lo ha detto chiaramente: “Molti non sanno che se sei un reg degli high roller e li giochi quasi tutti, devi vincere almeno 3- 4 milioni di dollari all’anno per non chiudere in passivo“.

Un concetto che ha ribadito in una recente intervista anche Dominik Nitsche: il top pro tedesco ha detto chiaramente che per quasi tutti i reg degli high roller centrare un final table dell’EPT è molto più conveniente rispetto al final table di un torneo da $50.000.

Dominik Nitsche

Dominik Nitsche sulla vendita di quote negli high roller

“Chiaramente, considerando la vendita di quote, ci sono molti più soldi in ballo a un final table di un Main Event EPT rispetto al final table di un Super High Roller da 25 entries“, ha dichiarato Nitsche.

Il motivo è facilmente intuibile: il buy-in di €5.300 del Main Event ETP è molto più accessibile e i professionisti vendono una percentuale più piccola del buy-in. Al contrario, un torneo da €100.000 li vedrà impegnati con molto meno del 50% dei propri soldi. In questo modo, vincere €500.000 a un final table EPT è certamente molto più profittevole rispetto al vincere €1.000.000 in un Super High Roller.

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Dominik Nitsche: “Nessun soft play o collusion negli high roller”

Questa situazione ha portato molte persone a credere che il soft play (la pratica di non giocare l’uno contro l’altro), se non addirittura la collusion, siano pratiche comuni negli high roller. Nitsche nega con forza questa circostanza.

“Ho giocato così tanti eventi high roller da poter dire senza alcun dubbio che la competizione è sempre estremamente seria, anche tra amici che si sono scambiati quote. Non esiste il soft play e sono sicuro che in caso contrario diventerebbe una questione pubblica in pochissimo tempo. Non a caso, per quanto ne so, nessun tedesco è mai stato accusato pubblicamente di aver fatto collusion”.

“Gli high roller sono tutta una questione di fortuna”

In conclusione, Dominik Nitsche ha parlato della sua strepitosa carriera, che lo ha visto incassare milioni di dollari nei tornei live e online e ottenere la prestigiosa sponsorizzazione di 888Poker. Come si raggiungono risultati così sensazionali? Prima di tutto senza dar troppa importanza ai big shot.

“Posso dire che è più difficile vincere un torneo con 400 iscritti rispetto a un high roller, che è sostanzialmente un sit&go. Certo, sono eventi molto difficili, ma anche i giocatori meno forti possono vincerne cinque. Non credo che i risultati negli high roller abbiano alcun valore, considerando il sample size sono quasi esclusivamente fortuna“.

Dominik Nitsche

L’importanza di capire perché si ha edge

Per Dominik, diventare uno dei migliori al mondo è una questione di duro lavoro.

“Ho giocato a poker per 11 anni, è un periodo molto lungo. A un certo punto capisci che i risultati sul breve periodo sono determinati quasi interamente dalla fortuna. Il tuo lavoro di poker pro è di studiare, sederti al tavolo e giocare le tue carte nel migliore dei modi. Alla fine i risultati arrivano di conseguenza”.

Vincere quattro braccialetti significa che ho giocato bene? Ovviamente no“, conclude il tedesco. “Ma se posso dire con onestà di aver giocato un final table senza commettere errori, questo mi dà grande soddisfazione. Posso dire di aver avuto un edge su quasi tutti i final table che ho giocato,  ma non è importante sapere di avere un edge, bensì sapere perché ho quell’edge. Per me conta solo competere e giocare bene“.

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