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Doug Polk, frecciata a Hellmuth: “Non comprate quote di chi ha una certa età, non studia e arriva in ritardo”

Durante l’estate appena trascorsa Phil Hellmuth è finito al centro di feroci polemiche per aver venduto quote maggiorate in diversi eventi con field di altissimo livello. Per molti Poker Brat sfruttava la sua popolarità per spingere i suoi followers ad effettuare un investimento poco profittevole. Ma ad accendere gli animi non è stato solo il markup esagerato di Hellmuth (80% nell’evento turbo da $10.000 delle WSOP, ovvero si dovevano pagare $1.800 per avere il 10%) ma il fatto che in molti dei tornei per cui vendeva quote, Phil si presentava in ritardo.

Avevamo già parlato della polemica con Scott Seiver, che lo accusava addirittura di “frodato” i suoi investitori e dell’indignazione generale per essere arrivato al tavolo del Super High Roller Bowl con diverse ore di ritardo e il 10% dello stack “regalato” nonostante avesse venduto l’80% dell’action.

Anche Doug Polk si è espresso sulla questione del markup e della vendita di quote. Lo ha fatto prima attaccando Phil Hellmuth e poi difendendolo.

Doug Polk: “Hellmuth poco corretto, ma la responsabilità è dell’investitore”

“Per un investitore non è assolutamente un bello scenario sapere che il giocatore su cui hai puntato dei soldi sta regalando le sue chips perché non è presente al tavolo“, ha detto Doug Polk. “Se poi succede nel Super High Roller Bowl… allora è una questione grave. Perché è un torneo da 300.000 dollari e non puoi permetterti di regalare le chips. Non va per niente bene“.

Nonostante reputi assolutamente negativo il comportamento di Phil Hellmuth, Polk la pensa come tanti altri pro: lui non ha colpe, semmai sono i suoi investitori che avrebbero dovuto pensarci più di una volta prima di comprare le quote.

Il markup non deve per forza indicare il reale valore di un giocatore“, ha detto Polk. “Il punto è un altro: se sei un investitore, hai la responsabilità di fare le tue ricerche e capire se il giocatore su cui stai scommettendo è un buon investimento“.

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Phil Hellmuth visto da Doug Polk: età avanzata, zero studio e sempre in ritardo

E qui arriva la frecciatina di Polk:

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Se un giocatore ha una certa età, è noto per non studiare il gioco e per presentarsi in ritardo al tavolo, allora non comprare le sue quote! Sinceramente non è una sua responsabilità decidere se il markup è giusto o no: può vendere quote anche con un markup di 5.0. Se c’è qualcuno che le compra, fa bene a farlo. La responsabilità è degli investitori“.

Un concetto che Polk ribadisce arrivando quindi a prendere le difese di Phil Hellmuth.

“Se vendi quote non puoi presentarti in ritardo… a meno che non ti chiami Phil Hellmuth. Chiunque sa che arriva in ritardo a ogni torneo e quando compri le sue quote devi esserne consapevole. Anche se non è una cosa bella da fare, è un suo diritto farlo. È un mercato libero quello della compravendita dell’action ed è il mercato a decidere se il markup è ragionevole: finché Hellmuth vende quote, evidentemente il suo markup è ragionevole“.

Infine, una delle solite provocazioni di Doug Polk: “E poi c’è da dire una cosa: come puoi dire che arrivare in ritardo di tre ore in un high roller sia -EV per Phil Hellmuth? Forse per i suoi investitori sarebbe stato peggio se si fosse presentato fin dall’inizio…