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Doyle Brunson: “Rifiutai $230 milioni per DoylesRoom, ho ancora gli incubi”

Doyle Brunson ha ricordato su Twitter di quando rifiutò un’offerta da 230 milioni di dollari per la vendita di DoylesRoom, di cui aveva il 50%. “Ho ancora gli incubi”, ha specificato il 10 volte vincitore di un braccialetto alle World Series of Poker.

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15/02/2018 20:03

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Una delle più grandi qualità di un ottimo giocatore di poker, e Doyle Brunson lo sa bene, è quella di fare sempre la scelta giusta al momento giusto. Certo, l’errore è sempre dietro l’angolo: un singolo call al posto di un fold, o un raise al posto di un call, spesso può determinare un’intera carriera.

Se c’è una scelta di cui Doyle Brunson si è pentito amaramente, e di cui non riesce a farsene una ragione, non riguarda però un torneo o una partita cash: riguarda la mancata vendita di DoylesRoom.com, per la quale gli avevano offerto 230 milioni di dollari.

 

Doyle Brunson

Doyle Brunson preoccupato: presagiva già qualcosa?

 

Tutta colpa dell’UIGEA

Come forse ricorderete, Doyle Brunson aveav fondato la sua poker room nell’ormai lontano 2004. A quanto afferma lo stesso Texas Dolly, nel momento in cui la fantomatica offerta da 230 milioni è pervenuta al suo tavolo, il pro americano deteneva il 50% dei diritti della room: sarebbero stati dunque 115 milioni di dollari tutti per lui.

Il valore di DoylesRoom.com è però precipitato improvvisamente dopo l’uscita dal mercato del poker online americano, a seguito dell’Unlawful Internet Gambling Enforcement Act del 2006. Doyle Brunson decise di tornare nel mercato made in USA un anno dopo, ma operando chiaramente nel cosiddetto mercato grigio.

Chiaramente l’ingresso in scena del cosiddetto UIGEA ha fatto precipitare il valore di qualsiasi poker room online americana, nonostante molti operatori ritenessero che il poker online fosse ancora perfettamente legale.

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Il Black Friday

Non sappiamo quando l’offerta multimilionaria sia arrivata a Doyle Brunson, ma probabilmente risale all’epoca in cui la sua poker room sponsorizzava alcuni dei migliori player del mondo, come Chris Moorman, David Sands e Steve Gross.

Nell’aprile del 2011, il Black Friday diede il colpo di grazia al mercato del poker online americano. DoylesRoom provò a resistere, ma pochi mesi dopo fu venduta ai rivali di Americas Cardroom per una cifra enormemente più bassa.

Il tweet di Doyle Brunson

Ma come mai Doyle Brunson è tornado su quel mancato affare, che ancora gli procura “degli incubi”? Texas Dolly ha risposto a un tweet di Nolan Dalla, nel quale l’autore presentava un articolo dedicato ai 20 anni di storia del poker online.

“Assicurati di includere una certa persona che ha rifiutato $230.000.000 per una card room che portava il suo nome”, ha cinguettato l’ottuagenario poker pro. “In un giorno, non valeva più niente. Questa persona aveva il 50% della proprietà e ancora oggi fa degli incubi a riguardo”.

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