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Draymond Green è il Phil Hellmuth del basket?

In un podcast nel quale presentava il suo ultimo libro, Phil Hellmuth ha parlato di Draymond Green e di quanto lo trovi simile a se stesso, seppure in discipline diverse. Ma davvero così?

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04/12/2018 23:37

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Phil Hellmuth a una partita dei Golden State Warriors con Dell Curry (al centro), padre di Steph. A destra Rick Thompson.

Apparentemente in comune hanno solo la squadra di basket, per cui uno gioca e l’altro tifa. Ma Draymond Green e Phil Hellmuth hanno altro in comune, ma soprattutto sono davvero amici!

Phil Hellmuth “coach” di Draymond Green

Lo abbiamo scoperto grazie al “Domenick Nati Show”, un podcast piuttosto popolare in USA, nel quale Phil Hellmuth presenta il suo nuovo libro “Positivity: You are always in the right place at the right time” e fa delle rivelazioni molto interessanti sulla power forward tuttofare dei Golden State Warriors.

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Lo spunto è una recensione del libro ad opera proprio di Green. “He is my boy”, esordisce Phil parlando di Draymond. Poi, come al suo solito, deborda, paragonando l’amico addirittura a John McEnroe: “Se guardate alla storia dei grandi atleti, prendete John McEnroe, uno che raramente perdeva… Ecco, se guardate Draymond sul campo e il modo in cui tilta per un fischio sbagliato, camminando come una gallina con le mani sulla testa…. Ecco, è un po’ come me nel poker, ed è poi il motivo per cui la mia autobiografia era intitolata “The Poker Brat”. Tuttavia credo davvero che Draymond sia un ottimo ragazzo. E vi dirò di più: lo sto aiutando a migliorare nel poker”.

Draymond Green mostra i muscoli a Lebron

Phil & Draymond: due antipatie diverse.

Phil Hellmuth deve promuovere il suo libro e ovviamente fa bene a tirare dentro l’amico VIP, uno dei segreti del grande ciclo vincente dei Golden State Warriors tanto amati proprio dal 15 volte campione WSOP. Però la reputazione di Hellmuth nel poker c’entra davvero poco con quella di Green nel basket. Draymond è stato a lungo un giocatore sottovalutato, già a partire dal draft: venne scelto infatti solo al secondo giro, con il numero 35. Decisamente poco, per uno dei giocatori più decisivi del basket contemporaneo.

In campo Draymond Green sa fare un po’ tutto anche se non eccelle particolarmente in nulla, e questo forse è un reale elemento in comune con Phil Hellmuth. Ma il “trait d’union” fra i due è sicuramente l’ostentata antipatia.

Intendiamoci: sappiamo bene che l’antipatia di Phil Hellmuth è una posa, una maschera su cui però ha costruito – se non la carriera – la sua immagine pubblica. In privato Phil è amabile e disponibile con tutti. Ecco, per Green il discorso è simile ma solo in parte.

In campo Draymond Green è uno dei giocatori più “borderline” di tutta la lega, sempre al limite tra agonismo e scorrettezza e spesso oltre. Questo atteggiamento lo porterà probabilmente ad essere, a fine carriera, il giocatore a cui sono stati fischiati più falli tecnici. La personalità di Green è un fattore contro molti avversari, provocati e intimiditi, ma anche nei confronti dei compagni, per cui è un vero leader. Non un leader tecnico, ma spirituale.

Un Phil Hellmuth “peacekeeper”?

Non con tutti, però. Quelle sui contrasti con Kevin Durant sono voci ormai diffusissime, pur se copiosamente alimentate dai media. Di certo tra i due non è stato amore a prima vista, e forse nemmeno a seconda. Chissà che quel monello di Phil Hellmuth riesca nell’impresa di mettere pace tra i due, magari davanti a un tavolo da poker…

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