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[Esclusiva] Alex “Assassinato” Fitzgerald: “Vuoi diventare pro? Metti da parte sei mesi di spese”

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07/08/2015 16:00

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Oltre ad essere un torneista da più di 3 milioni di dollari lordi vinti tra online e live, Alex “Assassinato” Fitzgerald è anche considerato uno dei migliori coach al mondo, tanto che al giorno d’oggi fatica a trovare spazio sulla sua agenda per tutti coloro che vogliono prenotare un pacchetto di lezioni. Nonostante questo, il top grinder americano si è dimostrato un ragazzo molto umile e disponibile e ha accettato di rispondere alle nostre domande per una lunga intervista, nella quale ha detto la sua sia sul poker giocato, quanto sulla corretta impostazione mentale per diventare giocatori vincenti. Dopo aver ripreso i suoi preziosissimi consigli in moltissimi articoli, ecco finalmente le vive parole di Alex Fitzgerald in esclusiva per Assopoker.

Ciao Alex, benvenuto su Assopoker! Iniziamo dal tuo nickname italiano, “Assassinato”: da dove arriva? So che nel 2009 sei stato all’EPT di Sanremo, hai intenzione di tornare a visitare il nostro paese?

Hey, grazie a voi per ospitarmi! È un onore, adoro Assopoker. A dir la verità ho sentito la parola “Assassinato” in Brasile, dove vive mio padre. Immagino che in portoghese significhi “assassinio”. Solo più tardi ho capito che cosa significava realmente in italiano. Mi è piaciuta un sacco questa parola perché era definitiva. Non volevo essere “PhilIvey68365” o qualcosa del genere. Volevo solo una parola, qualcosa che fosse facile da ricordare. Avevo 17 anni e mi piaceva il modo in cui “Assassinato” suonava. Non sapevo che si potesse tradurre in inglese, spagnolo, italiano e portoghese. Credo che questo la renda più commerciale.

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È strano, oggi, sentire la gente che mi chiama “Assassinato” quando sono una persona così noiosa e provinciale. Mia moglie ride ogni volta che lo sente.

Mi piacerebbe un sacco venire in Italia presto. Continuo a dire a mia moglie che dobbiamo andarci. Ho passato un anno tra l’Italia e Malta. Ho girato il vostro meraviglioso paese con lo zaino in spalla e l’ho amato. Sono stato benissimo a Lampedusa, Napoli, Venezia, Bologna, Roma e la Sicilia in generale. Ho intenzione di portare mia moglie ad Amalfi la prossima volta.

Come sta andando il tuo 2015? Hai degli obiettivi particolari per quest’anno?

Stavo vivendo un’ottima annata ma cavolo quanto sono care le SCOOP! Sono soddisfatto del mio gioco, anche se sono mancati grossi risultati. Sento di diventare un giocatore migliore ogni giorno che passa.

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Il mio unico vero obiettivo è quello di essere migliore oggi rispetto a com’ero ieri. Mi concentro davvero solo su  questo processo. Tutto nella vita è un allenamento, una riflessione. “Il modo in cui fai una cosa è il modo in cui fai tutto il resto”, ha detto una persona molto più intelligente di me (la life coach Suzanne Evans, ndr). Il mio obiettivo non è quello di diventare il miglior giocatore sulla faccia della Terra, o niente di simile. Voglio diventare una persona migliore e più stabile attraverso il poker. Se il mio obiettivo è di migliorare me stesso attraverso la mia professione, ogni buca che prendo su questa strada diventa un’opportunità. Se io giocassi solo ed esclusivamente per fare soldi, crescerebbe della frustrazione dentro di me, perché c’è tantissimo lavoro da fare in questo campo prima di ottenere qualcosa di concreto.

Cerco di risparmiare il più possibile, di vivere in base alle mie possibilità e godermi le piccole cose giorno per giorno. C’è un’ultima volta per ogni cosa ed è molto probabile che tu non sappia quando sarà, quindi è meglio apprezzare tutto subito.

Il tuo ultimo cash dal vivo risale a più di un anno fa. Per un top professionista dell’online come te, giocare dal vivo rappresenta uno spreco di tempo e di EV come sostengono altri grinder?

Non mi diverto a giocare live quanto online, ed è molto costoso, è vero. Ti costa migliaia di dollari solo di volo per giocare questi tornei e poi c’è da considerare anche il discorso tasse. Non posso stare per più di 35 giorni all’anno negli Stati Uniti, altrimenti perderei il mio status di americano residente all’estero. Posso solo andare a un paio di tornei e quando questi non vanno bene, bhe, è finita lì.

Non direi che il poker live è una perdita di tempo. È divertente a volte. Fare una deep run in un torneo dal vivo può essere davvero eccitante. L’unico problema è che ora tutti impiegano 30 secondi per prendere ogni singola decisione. Giochi anche solo 12 mani per livello a volte. Questo significa che stai giocando l’equivalente di un hyper turbo per migliaia di dollari. Non importa quanto sei bravo: a quel punto stai gamblando. Quindi preferisco restare a casa, insegnare, giocare cash game e qualche torneo.

Il grafico di Alex su Full Tilt Poker, dove gioca con il nickname "TheAssassinato"

Il grafico di Alex su Full Tilt Poker, dove gioca con il nickname “TheAssassinato”

I tornei di poker possono essere molto frustranti e tanti semplicemente non riescono a reggere lo stress e la varianza. Qual è il miglior consiglio che puoi dare a un torneista? Non parlo di strategia pura, ma di quelle skills estranee al gioco in sè che sono necessarie per avere successo.

Onestamente ci sto scrivendo un intero webinair e quello che ho appena fatto per MTT Market copre ampiamente questo argomento. Questi sono i punti salienti:

  • Prima di tutto, puoi vendere le quote. Con il sovrapprezzo puoi avere mesi con il ROI negativo eppure uscirne in profitto! Questo è il modo con il quale gli MTTer compensano le loro perdite e ora ci sono tutti i mezzi per vendere quote anche per i low-stakes grinder.
  • In secondo luogo, non è vero che devi giocare gli MTT high stakes per guadagnare bene. Se vuoi bassa varianza e ROI elevato, li trovi sempre e solo ai low stakes.
  • Risparmia più soldi che puoi. Ogni mese trattieni un 10-20% del tuo profitto e mettilo nel tuo bankroll extra-poker, per pagare le spese e tutto il resto.
  • Dovresti avere sempre almeno sei mesi di spese extra poker pagate prima di tentare la strada del professionismo. In caso contrario sarai stressato tutto il tempo pensando alle bollette.
  • Infine, ed è il consiglio più importante, non c’è niente di sbagliato nel non giocare in maniera professionistica finchè non si ha un bankroll sufficientemente ampio. Prima di diventare un pro ho lavorato come pescatore e guardia di sicurezza. Lavoravo 18 ore al giorno per risparmiare i soldi necessari a diventare pro. In quel modo potevo permettermi tre mesi di downswing sapendo che avrei avuto altri tre mesi “pagati” davanti a me. Non ce l’avrei mai fatta se non avessi gestito in questo modo le mie finanze.

LEGGI LA SECONDA PARTE DELL’INTERVISTA