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[Esclusiva] Alex Fitzgerald: “La gente è pigra, per questo odia chi fa coaching”

Scritto da
08/08/2015 09:36

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Ieri vi abbiamo proposto la prima parte della nostra intervista esclusiva ad Alex “Assassinato” Fitzgerald. Questa è la seconda e ultima parte, nella quale il top player statunitense fa il punto della situazione sul mondo degli MTT e parla della Costa Rica, dei giocatori italiani e della sua attività di coach.

In questo Articolo:

So che ti sei trasferito in Costa Rica per grindare dopo il Black Friday. Molti pro italiani sono costretti a lasciare l’Italia per poter giocare sul dot com… Consiglieresti il Costa Rica a uno di loro oppure nel tuo caso c’erano soprattutto motivazioni personali?

È pazzesco quello che ci costringono a fare per giocare a poker online, vero? In realtà mi sono trasferito in Costa Rica prima del Black Friday. Ero qui con amici, giocavamo a poker dalla spiaggia. Poi ho conosciuto mia moglie e ho deciso che non me ne sarei più andato via. Consiglio fortemente la Costa Rica. I miei amici italiani sono riusciti a imparare lo spagnolo molto in fretta, quindi la barriera linguistica non è sicuramente un problema. La gente è molto vivace e amichevole, proprio come gli italiani, quindi vi trovereste bene qui. La cucina è deliziosa, anche se semplice. Con un’ora di macchina puoi avere la città, la foresta pluviale, l’oceano e le montagne. L’unico vero problema è che si è un po’ lontani per giocare i tornei dal vivo, a meno che non siano in California o in Florida.

alex

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Sei considerato uno dei migliori coach in circolazione e qualche giorno fa hai tenuto un webinair completamente gratuito. Questa non è la prima volta che fai free coaching, una pratica poco comune al giorno d’oggi in questo mondo ultra competitivo. Sono sicuro che hai ricevuto qualche critica in passato e quindi ti chiedo: perché hai scelto di dedicarti così intensamente all’insegnamento?

Non c’è alcuna strategia al mondo che non sia studiata intensamente, sia pubblicamente che privatamente. Divento un giocatore migliore ogni volta che faccio coaching. Ho una madre disabile di cui prendermi cura, un’ipoteca sulla casa, l’assicurazione sanitaria e diversi dipendenti e famigliari che contano su di me. Sono in questo gioco per i soldi. Non posso nutrire mia madre con il “rispetto” dei giocatori mediocri.

La ragione per cui molte persone odiano il coaching è che sono troppo pigre per studiare da sole e non gli piace l’idea che qualcuno possa diventare meritatamente migliore di loro. Se iniziassero a studiare davvero, si renderebbero conto che un coach non può spiegare tutto nel giro di due, dieci, cinquanta e nemmeno cento ore. La maggior parte delle persone non si impegna. Potrei pubblicare la mia intera strategia di gioco; non cambierebbe nulla. Alla gente piace sempre gamblare. Vorranno sempre giocare nel loro modo. Cambieranno sempre il loro gioco in base alla varianza. Se semplicemente si mettessero a imitare cosa fanno i migliori giocatori e non capissero i meccanismi sottostanti, finirebbero per essere una copia che non può funzionare.

Hai una grandissima esperienza negli MTT e ormai li stai grindando da dieci anni. Cosa ne pensi del futuro di questa disciplina? Pensi che sia ancora possibile diventare un professionista dei tornei partendo dal fondo?

Sarà sempre possibile per le persone che vogliono lavorare duramente. C’era questo ragazzino che coachavo qualche anno fa. Era implacabile. Ogni programma che usciva riguardo il poker, lui imparava a utilizzarlo. Ogni giorno analizzava video e hand history. È diventato il tizio con il quale tutti i pro volevano lavorare, perchè poteva aiutarti con tutti i software più complicati. Quando non lavoravamo insieme, analizzava le mani da solo e prendeva nota.

Il nome di quel ragazzino è Rob Tinnion. Ha vinto per due volte il Sunday Million.

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Alla fine è tutta una questione di quanto lo vuoi e quanto sai differenziarti. Vendi quote maggiorate, aiuta gli altri giocatori, dai lezioni di poker. Tantissimi miei studenti parlano fluentemente un’altra lingua oltre all’inglese. Se diventi un punto di riferimento sui forum, sicuramente qualcuno vorrà comprare le tue quote.

Alexander Fitzgerald

Alex Fitzgerald, qua impegnato alla PCA delle Bahamas

In Italia possiamo giocare solo sulle piattaforme .it, il che significa che abbiamo field più piccoli e pieni di regular, anche perchè non c’è un gran turnover e il massimo buy-in è di 250€. Molti pro devono giocare i tornei più piccoli per poter riempire lo schedule e per questi motivi le situazioni “reg contro reg” sono cruciali e molto frequenti. Secondo te, qual è il modo migliore per exploitare un altro regular?

Quello che faccio con qualsiasi giocatore. Mi sveglio al mattino, mi preparo una tazza di caffè e inizio a studiare le statistiche di tutti i regular. Quali tendenze hanno in comune? Come le possiamo exploitare?

La cosa più comune che vedo nei giocatori italiani è che amano fare pot control. Contro questo tipo di avversari faccio check-raise costantemente.

In conclusione ti chiedo: immaginiamo che una persona venga da te e ti chieda come fare per iniziare una carriera con gli MTT. Qual è il bankroll minimo di cui ha bisogno e da quale ABI dovrebbe partire? In Italia ci sono diverse scuole di poker che fanno coaching e staking in cambio di una percentuale sulle vincite. Pensi che possa essere una buona idea farsi stakare o è sempre meglio giocare con i propri soldi?

Scegliere lo stacking è una buona idea se la scuola offre anche un deal di coaching. Se il finanziatore è in questo business solo per diventare ricco, allora sia lui che lo stakato falliranno in breve tempo.

Entrambe le opzioni funzionano bene. Se i tuoi genitori non vogliono che tu investa i tuoi soldi oppure non hai un lavoro ma hai altre spese, allora potresti voler non rischiare nemmeno un centesimo e scegliere un piano di stacking completo che ti permetta di giocare in base al tempo che hai. Se hai già un lavoro full-time, un bankroll decente e vuoi prendere da solo le decisioni importanti della tua carriera, allora puoi guadagnare un po’ di stabilità vendendo quote maggiorate.

Credo che il minimo bankroll necessario per provare a diventare pro siano 250 average buy-in (ABI), più sei mesi di spese per la vita extra poker in un conto separato. Se giochi i tornei da 20$ e meno, puoi farlo anche con 200 ABI. Sarebbe quindi un bankroll da 4.000$.

Molta gente vuole giocare i tornei più cari anche se non ha i soldi. Ti svelo un segreto: i soldi che fai quando il buy-in è inferiore ai 50$ sono molto più stabili e con meno varianza. Ho fatto i miei primi 100.000$ giocando a un ABI inferiore ai 50$ e la maggior parte di quei tornei era da 20 e 50 dollari.