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Barry Greenstein: "quella volta che rischiammo la vita per una rapina...e l'aneddoto dell'anello troppo stretto"

Barry Greenstein è diventato nel tempo uno dei personaggi più amati del circo itinerante del poker internazionale: i suoi libri, la sua riservatezza e la sua vicinanza al mondo della beneficenza, hanno fatto il resto. Oggi proponiamo uno dei suoi più divertenti aneddoti capitatogli 40 anni fa.  

Barry Greenstein

Gli aneddoti dei pokeristi

Le storie dei pokeristi sono spesso come quelle di alcuni cacciatori che ti raccontano le cose più incredibili e surreali, come quella di aver sparato ad una tortora che, dopo essere stata colpita, precipitando verso terra, ha colpito un cinghiale in modo talmente forte da tramortirlo e diventare a sua volta bottino di caccia. 

Mani pazzesche, tornei vinti con un ante, mono out cascati al river come se piovesse: il campionario è talmente vasto che non stiamo qui a ripetere storie che avrete anche voi sentito, se non raccontato!

La riservatezza di Barry Greenstein

Non fa certamente parte di questa categoria di “big mouth”, Barry Greenstein, pluridecorato giocatore del “tempo che fu”, che in più di un’occasione ha dimostrato estrema serietà di comportamento sia al tavolo che nella vita privata.

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Famose sono le sue iniziative a favore delle persone più deboli, a partire dall’incasso dei suoi libri di successo devoluti in parte alle associazioni benefiche, primo tra tutti lo strepitoso “Ace On The River” che lo ha reso famosissimo agli occhi della comunità pokeristica. 

Qualche tempo fa Greenstein ha collaborato ad un podcast magistralmente tradotto dal nostro collega Gianluca Gotto.

Barry parla dei suoi inizi nel favoloso mondo del tavolo verde, quando a Houston, sul finire degli anni ’70, si giocavano importanti e ricche partite di cash game, ma la rake era pressochè insostenibile. 

L'insostenibile pesantezza della rake

In Texas, a Houston, la rake non era sui piatti ma sul buy-in. Era altissima, il 10% per qualsiasi gioco. Se entravi con $1000 dovevi pagare $100. 

Era il 1979, e per aggirare il problema avevo trovato un metodo: partecipavo alla partita con il buy-in più piccolo possibile. Tutti entravano con $2.000 e io entravo con $500 provando a fare la mia scalata da quella cifra. Quella fu la prima volta che entrai short in una partita di cash game ma poi quell'idea mi piacque. 

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Iniziai a vederne i benefici: la gente non sapeva come giocare contro gli short stack e io mantenevo basse le perdite. Mi resi conto che potevo vincere un sacco di soldi con quella strategia shortstack, ma tutto iniziò perché ero tirchio e non volevo pagare la rake

La rapina nel Golfo del Messico

Ma le vere avventure che ogni pokerista ricorda con piacere, seppur riconducibili ad episodi addirittura drammatici e pericolosi, non mancano nemmeno nel repertorio di Greenstein.

Una volta venne organizzata una partita nel Golfo del Messico, in una villa. All'ingresso principale c'erano delle guardie armate. ma i ladri arrivarono dal retro, dal mare, con delle barche.  Nessuno si poteva aspettare quella mossa, ci sorpresero completamente. Entrarono e dissero subito: dateci tutto. Iniziarono a prenderci gioielleria, orologi, contanti, tutto ciò che avevamo. C'era un tizio, un regular della partita, che si vantava continuamente di avere un anello a cinque carati. Se qualcuno al tavolo diceva di aver regalato un bell'anello alla moglie, lui mostrava il suo e diceva che sicuramente non aveva cinque carati. Era un tormentone.

Quando arrivarono a lui, i ladri gli dissero di consegnare l'anello. Lui rispose: "Indosso questo anello da 30 anni e ora non riesco più a toglierlo". Il ladro gli rispose: "Okay, allora te lo tolgo io" e gli puntò la pistola sul dito. E il tizio insistette dicendo che non si poteva togliere, si mise a piangere e a implorare. Noi non sapevamo se fosse vero o se semplicemente non volesse separarsi dal suo portafortuna. Poi, sempre piangendo, pregò il ladro di mettere del sapone sul dito. Quello lo fece davvero e dopo cinque minuti riuscirono a toglierglielo. La situazione era tesissima ma la scena era comica, a noi scappava da ridere. Ridemmo meno quando i ladri se ne andarono con tutti i nostri soldi: nonostante la partita avesse una rake di $1000 all'ora anche per coprire quel tipo di situazioni, nessuno fu rimborsato da chi la organizzava".

Poker e Sport Editor
Andrea Borea, nato nel marzo 1973, proviene da un percorso inizialmente lontano dall’ambito umanistico, seguendo gli interessi familiari prima di intraprendere la strada che lo avrebbe portato nel mondo del poker e dell’editoria. Dopo l’ingresso in Assopoker, avvia collaborazioni di rilievo con Luca Pagano per PokerPoker.it e Pagano Events. È stato il primo a bloggare per l’Italia il Main Event delle World Series of Poker da Las Vegas nel 2008 e nel 2009. Ha contribuito alla realizzazione delle collane “Lo sport del Poker” e “I segreti del Grande Poker” per La Gazzetta dello Sport, con cui ha collaborato anche come autore di articoli sul Texas Hold’em, prima di passare a PokerStars.it. Negli ultimi anni ha scritto per diverse realtà del settore, tra cui ItaliaPokerClub, Betfair, PokerStarsNews, PokerStars Learn e Ludos Academy.