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Curiosità

I futuri padroni del poker online mondiale

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01/11/2011 06:55

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jim-ryanConclusa la trattativa tra il gruppo di Bernard Tapie e il Dipartimento di Giustizia statunitense, si attende ad ore il comunicato stampa che certificherà l’accordo per il rilancio di Full Tilt Poker e il rimborso dei players. Per conoscere i termini ed i particolari della vicenda bisognerà però leggere la nota stampa che sarà sottoscritta dall’avvocato della cordata francese Behnam Dayanim che aveva espresso il suo ottimismo già nei giorni precedenti.

E’ necessario capire se Full Tilt Poker, così come PokerStars.com e le altre rooms coinvolte nell’inchiesta, potranno rientrare dalla porta principale del futuro mercato statunitense che verrà legalizzato nei prossimi anni. Un particolare di non poco conto per l’intero settore.

Dopo il black-friday sono in molti a chiedersi chi saranno i futuri signori del mercato americano e mondiale. Ci si interroga su chi detterà legge nell’industria del poker online e dell’e-gaming nei prossimi cinque anni. La leadership mondiale di Stars sembra ben salda nonostante lo tsunami di aprile. La room dalla picca rossa ha retto il contraccolpo, rimborsando tutti i players per circa 300 milioni di dollari e registrando un calo del traffico solo del 20% sui tavoli di cash game (dati pubblicati da PokerScout). In queste settimane però PokerStars.com ha posto sotto sequestro numerosi conti di players che giocavano dagli Stati Uniti, rispettando alla lettera gli accordi con il Doj.

Senza dubbio, potrebbero recitare un ruolo di primo piano – se tutto andrà secondo i programmi – Bernard Tapie ed il figlio Laurent: oltre al rilancio (non semplice) della red room, il gruppo francese è intenzionato a stravolgere anche il concetto dei tornei live, con l’International Stadium Poker Tour (ISPT). L’evento inaugurale – con montepremi garantito da 30 milioni di dollari – si disputerà a Wembley nel settembre del 2012. Essendo però un progetto molto ambizioso, vi è ancora parecchio scetticismo sulla sua effettiva realizzazione.

ivanka-trumpApprofittando dell’assenza dei big negli USA, Donald Trump ha annunciato il suo ingresso nell’online, in joint venture con il finanziere Marc Lasry: l’operazione permetterà alla vecchia volpe newyorkese di disporre di un capitale importante da investire. La bellissima figlia Ivanka ha preannunciato la strategia: “il nome di mio padre sarà un forte richiamo per i players”. Sarà sufficiente?

Analisti ed addetti ai lavori sono molto scettici. In prima linea, tra i meno convinti, Brian Balsbaugh, il super agente dei campioni, nonché consulente di numerose poker rooms statunitensi. Il manager non si fa ammaliare dalle curve e dalle parole di Ivanka Trump: “non è così semplice gestire una sala da gioco online: puoi avere risorse importanti, un brand di richiamo e disporre di un buon software ma senza il giusto progetto e un team di lavoro all’altezza, è difficile potersi ritagliare un ruolo importante sul mercato”.

Per Balsbaugh la famiglia Trump non ha ancora le idee chiare: “Come differenzi il prodotto? Qual è la tua strategia nella sponsorizzazione dei pro? Come gestisci la comunicazione web? E sui social network? Che politica adottare per l’acquisizione dei nuovi clienti? Ci sono molte variabili nella gestione di un sito di gioco online”.

Uno dei rivali di Trump, Steve Wynn, a marzo aveva siglato una joint-venture con PokerStars ma il magnate non ha brillato per tempismo. Stesso discorso per i fratelli Fertitta, proprietari di Station Casinos che avevano stretto un accordo esclusivo con Full Tilt Poker. La famiglia, di origine italiana, proprio in questi giorni ha annunciato l’acquisto la software house californiana CyberArts che ha già sviluppato una piattaforma per il poker online. A Las Vegas sono convinti che presto l’e-gaming sarà legale, di sicuro in Nevada. 

trump-towerIl fondatore di Poker Royalty è però molto critico nei confronti di Donald Trump e le sue parole non sono casuali. Per l’agente dei campioni, saranno tre gli attori principali nel futuro mercato a stelle e strisce e non solo. Essere protagonisti negli USA vuol dire avere risorse extra da investire anche in altri mercati, Europa in primis.

Entro un paio d’anni si arriverà ad una legge federale: “prevedo una decina di licenze ma solo 4 o 5 società faranno business. L’unica che in questo momento ha un vero e proprio piano è Caesars Interactive Entertainment: il collegamento con le WSOP sarà fondamentale per crescere. Hanno un database importante con tutti i players che hanno partecipato alle World Series ed anche agli eventi del Circuit. Hanno programmi di fidelizzazione dei casinò, partner commerciali di prestigio con le WSOP e un team di esperti. Sono senza dubbio avanti…”.

Inoltre Caesars Interactive Entertainment ha già firmato un esclusivo accordo con 888Poker per la fornitura dei software che sono già stati certificati ed autorizzati dalla Gaming Commission del Nevada.

Bwin-Party ha annunciato un ritorno in grande stile negli USA: “Jim Ryan (il CEO di PartyPoker, ndr) è una delle menti più brillanti del settore – afferma Balsbaugh – e l’acquisizione del World Poker Tour di qualche anno fa è stata una mossa intelligente. Dopo il black-friday mi risulta che ClubWPT ha raddoppiato la sua clientela. Se PartyPoker riuscirà ad ottenere una licenza, avrà molto successo”. Proprio in queste ore è stato annunciata la joint-venture tra Bwin-Party, MGM Resorts International e Boyd Gaming (seguiranno aggiornamenti su questo clamoroso accordo).

caesars-entertainmentCi sarà però un’altra protagonista: Zynga è il re del poker gratuito, con 8 milioni di visitatori unici ogni giorno. Quasi tutti gli operatori vogliono imitare la software house e creare una propria piattaforma , per realizzare un database ma ci sono differenze enormi sotto il profilo tecnologico tra la tipologia dei due software di gestione”.

Sullo scenario mondiale bisognerà capire che ruolo reciteranno le big inglesi come Ladbrokes, primo book planetario e molto popolare negli USA, prima del 2006 (era di proprietà della catena degli Hilton Hotel). C’è inoltre la rivale William Hill, in joint-venture per l’online con Playtech (che detiene il 30% di WHO) che ha già siglato accordi esclusivi di affiliazione con numerose card rooms in California.

C’è chi scommette su un numero su tutti: 888 che grazie alla partnership con Caesars Entertainment, tornerà a recitare un ruolo di primo piano negli States ma non solo: la società britannica (di proprietà israelita) ha già raddoppiato il proprio traffico su base annuale. Se il buon giorno si vede dal mattino…

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