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Curiosità

Johnny Chan si racconta: “Ero broke, mi stakarono con $500 e li trasformai in $25.000”

The Story of Johnny Chan è un documentario della serie Pokerograpy dedicato all’ultimo giocatore capace di vincere due volte di fila il Main Event WSOP. Venti minuti di ricordi, storie, curiosità raccontate dal protagonista e da amici e rivali di una vita.

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23/04/2018 14:00

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“Ero al verde. Un texano mi disse: ‘Ti ho visto giocare, sei bravo: tieni $500, se vinci facciamo a metà’. Trasformai quei $500 in $25.000. Fu una bella avventura. Avevo soltanto 16 anni”.

Si apre così The Story of Johnny Chan, un affresco di poco più di 20 minuti prodotto da Poker Central per la serie Pokerography. A raccontare la sua storia non è soltanto uno dei più grandi giocatori di Texas Hold’em di tutti i tempi, ma anche i suoi amici e rivali.

Johnny Chan

Johnny Chan

Da Hong Kong agli USA

Da Phil Hellmuth ad Antonio Esfandiari, da Scott Seiver ad Erik Seidel, passando per Mike Sexton, Phil Laak, Kristy Arnett e tanti altri. The Story of Johnny Chan è un viaggio, breve ma intenso, nella spericolata vita del ‘Maestro’.

Chan si trasferisce da Hong Kong in Arizona negli anni ’60, e da bambino che non parla una parola d’inglese i primi tempi sono duri: “Praticamente facevo solo casa e scuola. Non avevo amici, perché non sapevo parlare inglese: conoscevo solo yes e no”.

Le cose piano piano migliorano, e la vita di Johnny Chan prende una piega decisamente diversa quando la sua famiglia si trasferisce a Houston, per aprire un ristorante: “Alle dieci chiudevamo, ma c’era sempre qualcuno che voleva giocare a poker. Così imparai. Giocavamo fino all’alba: all’inizio ero troppo aggressivo, bluffavo troppo.

Non mi piaceva perdere: ogni volta che perdevo impazzivo. Ma devi prima essere un perdente, per poter diventare un vincente.

Viva Las Vegas

Il poker entra così tanto nelle vene di Chan da indurlo a provare il grande salto a Las Vegas: Mi siedo con $200 e dopo una settimana me ne ritrovo $30.000. Il pit boss viene da me e mi convince a giocare a craps e blackjack: nel giro di due giorni perdo tutto. Fu una bella lezione”.

I suoi genitori vogliono che finisca gli studi, ma dopo aver vinto $30.000 in pochi giorni, per Johnny non c’è altra strada se non quella del poker. “Presi la macchina e guidai da Houston a Las Vegas: un viaggio di 24 ore”.

Chan si trasferisce nella Sin City e all’inizio ne viene travolto: “A volte avevo soldi ma non c’erano partite, allora mi veniva da giocare a dadi, blackjack, scommesse: sono un gambler, è la mia natura. All’inizio perdevo più di quanto vincessi, ma imparai in fretta”.

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The Orient Express e le WSOP

Il soprannome di Johnny Chan è The Orient Express, un nomignolo che deve a Bob Stupak: “Aveva organizzato l’Americans Cupricorda Chan – Al tavolo finale eliminai quasi tutti nel giro di un’ora. ‘Sei come un treno espresso’, mi disse Bob. E da lì nacque The Orient Express”.

Ma Chan deve ancora diventare una leggenda. Succede tra le WSOP 1987 e le WSOP 1988, quando Chan vince due Main Event di fila. “Quando sono arrivato non conoscevo nessuno: c’erano Stu Ungar, Doyle Brunson, Johnny Moss, Bobby Baldwin. Vidi che sui muri c’erano le gigantografie dei precedenti vincitori e pensai che sarei voluto esserci anche io”.

E così fu.

Johnny Chan: il ‘decimo’ e Rounders

Nel 2005, Johnny è ormai un’icona del poker live. Come lui, anche Phil Hellmuth e Doyle Brunson sono a 9 braccialetti WSOP in carriera. Chi arriverà per primo alla doppia cifra? Domanda retorica, probabilmente.

Chan tocca quota 10 battendo in heads-up un giovane Phil Laak, che ricorda: “Certo, volevo vincere, ma mi sono goduto le telecamere. Siccome c’era in ballo il decimo braccialetto di Chan, c’era così tanto interesse e aspettativa attorno a quel tavolo: un’energia pazzesca”.

Qualche anno prima, la popolarità di Chan aveva già trasceso l’ambiente poker, grazie alla sua partecipazione nel mitico Rounders: “Nel 1998 mi chiamano per discutere i diritti di immagine di una scena che volevano inserire nel film. Mia figlia, quando ha sentito che tra i protagonisti c’era Matt Damon, mi ha chiesto di conoscerlo.

Così risposi che avrei dato l’ok, ma che avrei voluto partecipare anche io al film in una scena in carne ed ossa”.

Non c’è bisogno che vi diciamo quale, vero?

The Story of Johnny Chan

Ecco il documentario in versione integrale e in lingua inglese – ma con possibilità di attivare i sottotitoli:

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