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Las Vegas, la vita dei poker pro nella città fantasma: tra chi aspetta l’esito del tampone e chi aiuta in prima linea i medici

Da Las Vegas Fabio Coppola ci racconta una bella storia di poker pro diventati volontari negli ospedali del Nevada. Ma c'è anche chi sta convivendo con la paura di essere positivo, come il grinder John Kim.

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06/04/2020 14:03

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A Las Vegas vivono molti poker pro, regular che grindano tutto l’anno live tra le decine di poker rooms attive in città.

Con la chiusura dei casinò imposta per l’emergenza Covid19, in molti sono rimasti a Las Vegas, come il nostro insider Fabio Coppola (che ci racconta una bella storia) o il reg statunitense John Kim che è ancora in attesa di fare un test per capire se è positivo al Coronavirus, dopo che si è ammalato suo fratello minore.

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I due poker pro protagonisti della storia raccontata da Fabio Coppola (photo courtesy Salvo Mattaliano)

 

Las Vegas storie: i poker pro volontari ed in prima linea

Sono ore di ansia, di attesa e di paura anche in una città adrenalinica come Las Vegas, ma c’è chi ha deciso di scendere in campo e di combattere l’emergenza sanitaria in modo pro-attivo. Ce lo racconta il nostro Fabio Coppola che si trova sempre nella città delle luci ed è stato testimone di una storia che merita di essere raccontata:

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“Due poker player – racconta Fabio – regular di Las Vegas hanno voluto sostenere il personale medico e paramedico degli ospedali di Las Vegas. Si sono messi a disposizione, schierandosi vicino a chi combatte questo virus senza sosta. Oltre a donare somme di denaro, sono scesi in prima linea, come volontari, tutelandosi con tutte le precauzioni del caso. Hanno chiesto di non rivelare i propri nomi, vogliono aiutare la comunità mantenendo l’anonimato.

Dicono che non vogliono che la loro iniziativa venga strumentalizzata o fraintesa, come se fossero alla ricerca di popolarità visto che sono regular non famosi.

I due grinder di Las Vegas (Photo courtesy of Salvo Mattaliano)

Non sono personaggi di spicco del mondo del poker, seppur siano dei professionisti. Il loro è un impegno per aiutare chi ne ha bisogno. Tra le altre cose sono ammiratori di players italiani come Dario Sammartino e Mustapha Kanit. Si sono messi in gioco per sostenere chi è in difficoltà. Credo che al momento, queste siano le uniche cose che contano: dare il proprio aiuto a coloro che necessitano di aiuti nella propria comunità locale, con le proprie risorse ed energie”.

Leggi il reportage esclusivo di Fabio Coppola da Las Vegas

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Las Vegas storie: il regular in attesa dell’esito del tampone

Dal bel esempio raccontato dal nostro insider Fabio, passiamo a chi sta vivendo ore di paura ed ansia: un altro professionista di Las Vegas, John Kim, è uno dei tanti statunitensi esposti al pericolo Covid19. Di recente suo fratello (con il quale convive) è risultato positivo ed ora lui attende i risultati del test per capire se è stato contagiato.

Il 46enne player di origini coreane giocava nelle poker rooms live della Strip, in particolare cash game mid-stakes. Grinda anche online (il Nevada è uno dei pochi stati autorizzati negli USA).

Le preoccupazioni maggiori di John Kim riguardano la madre di 74 anni (seppur le sue condizioni di salute generale siano buone). Purtroppo non solo lui ma anche la madre è stata a stretto contatto con suo fratello.

Sia il reg che la madre hanno fatto un tampone e stanno aspettando impazienti da 72 ore l’esito del test. Ha condiviso le sue ansie in un’intervista con Cardshat: “E’ come se avessi fatto un drive-through e non ho dovuto lasciare la macchina. Ti attaccano un lungo tampone sul naso e ci vogliono circa 10 secondi. Decisamente fastidioso”.

Il test scomodo, tuttavia, è l’ultimo dei suoi pensieri in questo momento. “Sono frustrato per la mancanza di tamponi in tutto il paese ma anche quanto tempo impiegano per elaborare i risultati. Non tutti, anche tra i miei amici, hanno dimostrato di capire la gravità di questa emergenza. In Corea del Sud hanno gestito questa pandemia in modo differente”.

Non ha idea Kim come il fratello possa aver contratto il Covid19: al momento vive in isolamento nella propria stanza ma è probabile che sia entrato in contatto con qualche positivo durante le ore di lavoro in ufficio. Per il resto non ha commesso imprudenze, ha seguito alla lettera le linee guida sulle distanze sociali da rispettare.

L’ultimo tweet di Kim:

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