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Michael Jordan e il poker: dagli high stakes con il Dream Team alle partite in aereo

Il poker è stato un grande compagno di avventura per alcuni giocatore della nazionale di basket americana, in particolare per il "Dream Team" che incantò nelle Olimpiadi di Barcellona 92. Lo rivela una delle stelle dell'NBA di quegli anni Charles Barkley. Aneddoti sul "Dream Team", ma anche sulla passione di Michael Jordan per il poker e le scommesse. 

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05/05/2020 16:30

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Notti di poker

In questi giorni, negli USA il canale ESPN sta trasmettendo un docu-film sui Chigago Bulls di Michael Jordan nella stagione NBA 1997-98, dal titolo “The Last Dance“. Viene spesso intervistato in riferimento a quella stagione Charles Barkley, il quale però ricorda anche l’olimpiade del 1992 a Barcellona. Oltre a citare le vittorie, l’ex stella della NBA parla di quello che succedeva di notte nel ritiro a stelle e strisce.

Charles Barkley

Ogni notte, non una notte, non due notti, non 10 notti: io, Magic Johnson, Scottie Pippen e Michael Jordan giocavamo a poker ogni singola notte. Erano partite High Stakes molto pesanti. Ma se Magic e Jordan erano già ricchi sfondati, io e Scottie eravamo un po’ fuori roll per così dire. Diciamo che rispetto agli altri due eravamo più tecnici e quindi alla fine ci siamo salvati. Ma non è facile giocare contro quei due pazzi: hanno coraggio e soldi“.

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Aggredire per non essere aggrediti

Charles Barkley approfondisce il discorso su quelle partite notturne a Barcellona e in particolare su Jordan. “Come in campo nel basket, anche nel poker Michael è uno che non ha mai paura. Se vuol venire a vederti una mano lo fa senza problemi e in barba a quanto potrà costarli. E’ uno che non molla mai un flop e se lega non lo spedisci via nemmeno con le cannonate. C’erano serate in cui perdeva e altre in cui sapevi che era quasi imbattibile“. 

C’è un solo modo per batterlo. Quando hai una buona mano o hai chiuso un buon punto, spingi forte e nel 90% dei casi Michael Jordan ti pagherà i massimi. Non ho mai visto nessuno come lui, nel costruire e distruggere castelli di chips. Ricordo con tanto affetto quelle notti e quelle interminabili partite. Dormivamo poco, eppure in campo eravamo lo stesso i più forti. Non ci chiamavano Dream Team per caso”. 

Artwork courtesy by Ricardo Sanabria

Jordan ama il poker

Come abbiamo capito dalle parole del suo ex compagno, Michael Jordan ha una passione smisurata per il poker. Non solo ai tempi del Dream Team, ma anche quando giocava a Chicago e sia dopo che ha detto basta con la palla a spicchi. Come dimostra l’aneddoto raccontato da Adam Morrison e che risale a qualche anno fa, quando “Air Jordan” è diventato socio di minoranza della squadra Charlotte Bobcats. Durante una trasferta e il volo in aereo, Jordan stava viaggiando con la squadra.

Ad un certo momento viene tirato fuori un mazzo di carte da poker e alcuni set di chips. In pochissimi minuti è divampata una partita molto accesa, con Michael Jordan protagonista. Gli altri giocatori però hanno fissato un cap massimo alle puntate: sia per un discorso economico, dove non potevano competere con l’ex stella NBA e sia per la facilità con cui Jordan ama sparare bet pesantissime. Insomma avevano messo delle regole.

Nonostante il cap delle puntate però, Jordan da del filo da torcere a tutti e in una mano è show puro, come racconta lo stesso Morrison. “Lui e Gerald Wallace erano in una mano, dove c’era un progetto di scala da una parte e un progetto di colore al flop dall’altra. Mike come al solito stava cerando di pescare qualcosa e Gerald ha puntato  300 dollari. Mike, lo guarda ed esclama: 300$? Guarderei due scimmie fare sesso per 300 dollari.

Galeotta fu Atlantic City

Un’altra delle storie che sono uscite sulla passione di Jordan per il poker, riguarda una “scappatella” ad Atlantic City di Michael, la notte prima di un match playoff di NBA. I Chicago Bulls nella primavera del 1993 raggiungo le Eastern Conference Finals e sono attesi da gara 2 nella sfida contro i New York Knicks. “Air Jordan” pensa bene di abbandonare il ritiro nella notte per recarsi ad Atlantic City, distante poco meno di due ore. La stella dei Bulls passerà tutta la notte a giocare a poker e il giorno seguente non è in grandissima forma.

Michael Jordan

In quella gara due Michael Jordan non giocherà un match memorabile, nonostante i 36 punti messi a segno e alla fine vincono i padroni di casa per 96-91. La notizia della sua “fuga” al casinò fa presto il giro dei quotidiani, con tanto di testimonianze di coloro che hanno giocato quella notte a poker con Jordan e scoppia la polemica sui Bulls. Polemica cancellata pochi giorni dopo, quando fra gara 3 e gara 4, lo stesso Michael Jordan conduce i suoi compagni verso altrettante stratosferiche vittorie. In fondo “MJ” è nuts nel basket, così come a poker.

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