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I poker bot hanno “strumenti di psicologia non banali” ma con un grosso limite

Maria Konnikova ha fatto uno studio molto approfondito sull'Intelligenza Artificiale applicata al poker. Il tema ha ispirato la penna di Riccardo Luna di Repubblica.

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11/08/2020 13:23

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La lotta alla diffusione dei bot è senza dubbio una delle sfide più difficili e prioritarie per l’industria del poker online nei prossimi anni. Però il tema dell’Intelligenza artificiale ai tavoli di texas hold’em affascina i media ed il pubblico generalista.

Maria Konnikova

Maria Konnikova ha fatto uno studio molto approfondito sull’Intelligenza Artificiale applicata al poker

L’eterna sfida nell’immaginario collettivo degli ultimi due secoli: l’uomo con la sua forza e le sue debolezze ed emozioni contro i freddi robot.

Che l’argomento potesse suscitare l’interesse di molti, l’ ha capito con largo anticipo (le lauree ad Harvard non le danno a caso…) Maria Konnikova, giornalista, psicologa e scrittrice. E’ considerata una delle penne più brillanti ed emergenti negli States. I suoi best seller hanno battuto diversi record di vendite.

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Il poker è psicologia e matematica, le passioni di Maria.

Una delle sue opere di maggiore successo é “Mastermind: “How to Think Like Sherlock Holmes”. Maria, essendo laureata in psicologia, ha dedicato gli ultimi anni della sua vita allo studio del gioco del poker, non solo sotto il profilo tecnico (vincendo anche dei tornei live importanti) ma anche antropologico. “Si scopre più di un uomo in un’ora di gioco che in un giorno di conversazione” (lo avevano capito diversi secoli fa…).

“Che gli piaccia o no, il carattere di un uomo è messo a nudo ad un tavolo di poker” un vecchio aforisma di Anthony Holden.

Maria Konnikova (testimonial di PokerStars) oltre allo studio della natura umana, nel suo ultimo libro “The Biggest Bluff: How I Learned to Pay Attention, Master Myself, and Win” ha dato spazio soprattutto allo studio dell’intelligenza artificiale, con i suoi punti di forza ed i suoi limiti.

La scrittrice di origine russe (e statunitense d’adozione) si è immersa in questo mondo ma con una visione a 360 gradi e la sfida tra uomo e bot l’ha conquistata e la sua opera non è passata inosservata ed ha ispirato Riccardo Luna che su Repubblica ha pubblicato “Cosa ci rivela della vita una intelligenza artificiale che gioca a poker”, ispirandosi proprio al “al più grande bluff” di Maria.

Il giornalista italiano parla dell’incontro della Konnikova con l’ informatico della Carnegie Mellon, Tuomas Sandholm, padre di tre famosissimi bot nel poker: Claudico, Libratus e la sua ultima creazione (in rampa di lancio) Pluribus (che dovrebbe essere in grado di battere avversari non solo in heads-up come il suo ultimo predecessore).

I bot creati alla Carnegie Mellon hanno “alla base alcuni strumenti di psicologia non banali: uno analizza gli errori più comuni – scrive Luna  – che fa l’avversario, un altro cerca di capire come veniamo percepiti per mettere in campo contromisure; ma il più importante è un algoritmo che serve a calcolare il rimpianto, più alto è il rimpianto per una mossa non fatta maggiori sono le probabilità di farla in seguito”.

Ma emergono anche alcuni limiti di questo famosissimo robot (Libratus) specializzato negli heads-up: “riguarda le emozioni, la capacità umana di fare scelte irrazionali, coraggiose, imprevedibili. Magari ingannando l’avversario con un bluff”.

La Konnikova nel suo libro ha sottolineato che  i software di riconoscimento facciale del bluff “hanno fallito miseramente”.

“C’è un elemento umano che le macchine non riescono a capire. Ci sono più cose nella vita, conclude la Konnikova, di quelle che possiamo scrivere in un algoritmo. Non è una critica degli algoritmi, dirlo: è un inno alla vita”.

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