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Roberto Romanello: “Sono uno dei migliori nel table talk, ma contro i più forti non devi parlare”

Il professionista italo-gallese Roberto Romanello ha parlato di come si sia evoluta la figura del poker pro dal punto di vista della comunicazione verbale

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14/09/2018 15:30

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Si può ancora pensare di sfruttare le proprie doti comunicative per ottenere un vantaggio al tavolo da poker? Una domanda che fino a qualche anno fa sarebbe sembrata assurda a qualsiasi pro: prima dell’avvento dell’online, il poker era tutta una questione di scambi di battute, prese in giro e provocazioni. Il trash talking era un’arma fondamentale nell’arsenale di molti top player, che parlando con gli avversari riuscivano a cogliere tell e a leggerli come libri aperti.

Poi, con il boom del poker online e una sorta di meccanizzazione del gioco, tanti grinder si presentarono nel contesto live senza alcuna preparazione e talvolta anche con evidenti limiti nella capacità comunicativa con le altre persone. Così, in breve tempo, i vari “online kids” capirono che la soluzione migliore per mantenere intatto il loro edge nel contesto live era restare immobili, coprirsi il volto con la felpa del cappuccio, isolarsi con le cuffie nelle orecchie e non parlare mai. Non rispondere alle provocazioni, non innescarne. Fermi e muti.

Mike McDonald

Mike McDonald è noto per il suo sguardo penetrante, il suo silenzio totale e il suo immobilismo quando è coinvolto nella mano

Questo approccio è diventato ancora più comune con la diffusione dei tornei high roller, dove l’edge è molto risicato e i buy-in sono enormi. In questa arena la maggior parte dei regular preferisce chiudersi a riccio e giocare secondo GTO piuttosto di rischiare di fornire informazioni preziose aprendo bocca.

Viene quindi spontaneo chiedersi se nel 2018 sia ancora profittevole parlare al tavolo oppure sia meglio omologarsi al trend del momento e giocare in silenzio. Roberto Romanello, professionista italo-gallese con 3.5 milioni di dollari vinti nei tornei live, ne ha parlato in una recente intervista per Pokerlistings.com, dicendosi sicuro che la comunicazione verbale sia ancora fondamentale per aver successo al tavolo di poker.

Roberto Romanello: “Io uno dei migliori table talker al mondo”

Sono uno dei migliori table talker al mondo“, ha esordito Romanello, che da qualche anno è un po’ sparito dalla circolazione pur continuando a mantenersi con il poker ad alti livelli. “Io, Daniel Negreanu, Mike Matusow e Sam Grafton siamo i migliori in questo senso. Quando siamo al tavolo diamo spettacolo”.

Per Romanello, però, parlare non è solo un divertimento, ma un modo per esercitare il suo edge.

“Sono uno dei migliori a parlare ed estrapolare informazioni. A volte sono tranquillo, altre volte alzo la voce. Un tempo parlavo tantissimo perché così riuscivo ad ottenere ciò che volevo, ma oggi gioco a un livello molto più alto rispetto all’epoca quindi non posso più farlo”.

Roberto Romanello

“Non puoi aprire bocca quando giochi contro i migliori”

Sì perché secondo Romanello ad alti livelli non è molto profittevole parlare con gli avversari. In questo senso la pensa come la maggior parte dei regular degli high roller, esprimendo un concetto che abbiamo già sentito da parte di Daniel Negreanu.

“Se sei a un tavolo pieno di ottimi giocatori e continui a parlare, sembri un idiota. Contro i giocatori molto forti devi utilizzare altre armi a tua disposizione, in particolar modo la preparazione tecnica. C’è poco da fare: contro i più forti non puoi parlare“.

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Parlare per manipolare gli avversari: la mano contro Wilinofsky

Un tempo, invece, non era così. Quando i ragazzini dell’online sottovalutavano l’importanza dei tell nel contesto live, professionisti come Roberto Romanello riuscivano ad exploitarli pur essendo inferiori dal punto di vista tecnico. Lo dimostra una mano che il pro italo-gallese giocò contro il fenomeno degli MTT Online Ben “NeverScaredB” Wilinofsky all’EPT di Berlino di diversi anni fa.

“Lui si dimostrò subito molto propenso a parlare e provocare. Cominciò con me e a quel punto pensai di poterlo exploitare parlando. In una mano chiamai il suo rilancio preflop con 9-8o dal big blind. Sul flop scesero 5-6-7: avevo il nuts. Entrambi facemmo check. Su un turn inutile feci check e lui bussò nuovamente”.

Ben Wilinofsky

Sembrava quindi che Romanello stesse perdendo valore a furia di check, ma al river riuscì a riprendersi tutto proprio grazie alle sue doti comunicative.

“Il river fu un’altra carta inutile e io decisi di fare nuovamente check. Lui puntò piccolo e io a quel punto dissi: “Questa è una puntata debole“. Lui replicò dicendo che allora dovevo rilanciare e se rilanciavo a 20.000 forse foldava. Così decisi di rilanciare a 20.500 e gli dissi che stavo bluffando ma non c’era verso che lui potesse chiamare”.

Con questo scambio di battute, il rilancio e il linguggio del corpo, Romanello riuscì a portare Wilinofsky esattamente doveva voleva. Alla fine il grinder effettuò la chiamata e perse il piatto.

“Quando ho mostrato il nuts è diventato rosso come un pomodoro e tutto il tavolo è scoppiato a ridere”, conclude Roberto Romanello senza mascherare la soddisfazione per quella giocata.

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