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La storia di Elton Tsang: il PLO arriva a Macao, vince i massimi e si siede al Big Game con Phil Ivey (parte 2)

Nella seconda parte della storia di Elton Tsang andiamo a raccontare come riuscì, grazie al PLO, a sedersi al tavolo più alto di tutta Macao

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24/08/2017 14:00

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Nella prima parte della storia di Elton Tsang abbiamo parlato di come il player di Vancouver scoprì il poker e del tentativo di sfondare come organizzatore di tornei in Asia. Dopo aver dato vita all’APPT insieme a Pokerstars, Tsang si ritrovà quasi broke ma con un obiettivo ben preciso: diventare un giocatore professionista.

Abbiamo concluso il precedente articolo con la sua vittoria di un torneo live per $71.000, che gli diede la possibilità di giocare serenamente la partita di HKD$100-200 (circa €5-€10) di Macao. Tsang, tuttavia, puntava ben più in alto: “Il vero Big Game, all’epoca, era una partita di HKD$1.000/2.000 (circa €50-€100, ndr). Quello era il mio obiettivo. Era a quel tavolo che volevo sedermi“.

Elton Tsang Story

La lotta tra reg per emergere a Macao

La partita a limiti HKD$1.000/2.000 era lo step immediatamente precedente al vero e proprio Big Game. Per intenderci, quello con stack milionari e personaggi come Tom Dwan e Phil Ivey in action.

Anche la partita di HKD$1.000/2.000 era molto ricca, perché richiedeva uno stack iniziale pari ad almeno €10.000. Spesso, tra straddle e doppio straddle, si venivano a creare piatti da oltre €100.000.

Tuttavia, il problema per Tsang era un altro. Il professionista di Vancouver non era spaventato da quelle cifre, ma dal livello di gioco che rischiava di essere troppo alto per le sue abilità.

Per assurdo la partita di HKD$1.000/2.000 era la più difficile di tutta Macao. I ricchi businessman cinesi e di Hong Kong la snobbavano e si sedevano solo ai tavoli più alti. A quelli a metà tra i limiti “umani” e gli high stakes erano presenti quasi esclusivamente i regular.

“Onestamente ho sempre giocato a poker solo per fare soldi“, spiega Tsang. “Non avevo altre motivazioni. Se giocavo in una partita era perché credevo di poter vincere. Non mi sono mai considerato il più forte perché so che ci sono giocatori molto più bravi. In quel periodo della mia carriera, lo scopo era trovare un modo per sopravvivere in quella partita. Dovevo trovare un modo per vincere”.

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Matt Kirk era tra i regular della partita a limiti HKD$1.000/2.000. Anche lui sarebbe arrivato a giocare il Big Game qualche anno dopo

Le difficoltà a imporsi nel No-Limit Hold’em

Non era assolutamente facile, perché il tavolo era costantemente pieno di professionisti in attesa del fish. E si sa che quando un vero fish non c’è, il bersaglio diventa il regular meno competitivo. In questo caso, Elton Tsang.

“Molti dei pro di quella partita era occidentali: australiani, europei, americani. C’erano pochissimi pro asiatici. La partita era durissima perché era una guerra tra reg. Ogni tanto arrivavano dei VIP (ricchi giocatori amatoriali, ndr) che perdevano un sacco di soldi e mantenevano in vita la partita, ma nella maggior parte del tempo eravamo 8/9 pro a caccia di 1/2 giocatori occasionali“.

In quel contesto, tutti i regular si conoscevano e uscivano insieme, pur con la consapevolezza che non tutti sarebbero riusciti a sopravvivere al tavolo…

Vivevamo tutti al One Central, che è a due passi dalla poker room del Wynn. Era come stare in un dormitorio del poker. Uscivamo insieme, bevevamo. Mi sono fatto tanti amici”.

Con grande rammarico, però, Tsang non riusciva proprio a sfondare in quella partita. Per sua fortuna, quando era a un passo dal rinunciare, a Macao approdò una nuova variante di poker: il Pot-Limit Omaha.

Elton Tsang

La svolta della carriera di Elton Tsang: il PLO

Se gli asiatici conoscevano poco il Texas Hold’em, quasi nessuno sapeva come giocare a Pot-Limit Omaha. Nel pieno boom del poker, arrivò a Macao il PLO.

La variante ebbe un successo immediato: rispetto al No-Limit Hold’em era più divertente perché si potevano giocare più mani ed era un gioco con una varianza molto più alta, dove è quasi impossibile che in un all-in preflop ci sia un giocatore in un vantaggio di più del 65%.

I player amatoriali asiatici hanno amato il PLO fin dall’inizio, e Tsang ha sfruttato l’occasione nel migliore dei modi per aumentare notevolmente il suo bankroll.

“Stavo provando a shottare partite più alte di No-Limit Hold’em (sempre considerando che ai limiti più alti c’erano più businessman e meno pro, ndr), come il HKD$300/600 e il HKD$1.000/2.000. Poi è arrivato il PLO“.

Tsang aveva imparato a giocarci tanti anni prima. Una fortuna non da poco.

“Avevo imparato a giocare a PLO sulle poker room online. Quando lo hanno portato a Macao, c’era una sola partita, piuttosto alta, di HKD$1.000/2.000. Il mio bankroll era abbastanza solido, così mi sono buttato. Ho runnato bene e ho vinto cifre considerevoli“.

Tsang ha giocato a PLO per più di un anno, incassando vincite da capogiro. Grazie alla variante a quattro carte, spesso sconosciuta anche ai pro di No-Limit Hold’em alla disperata ricerca di action, Tsang vinceva centinaia di migliaia di dollari. La partita di PLO non è durata molto, ma in quei mesi Elton riuscì a costruirsi il giusto bankroll per dare l’assalto al vero Big Game.

Una foto “rubata” dal Big Game di Macao

Il Big Game contro Dwan e Ivey

“Quando la partita di PLO è morta, nel 2012, ho iniziato a giocare i veri high stakes. Ovvero il HKD$10,000/$20,000 (circa $1.250/$2.500 dollari americani) e il HKD$20,000/$40,000 (circa $2.500/$5.000 americani). Quella era la partita dei veri top player e dei businessman milionari. Era la partita più interessante di tutte“.

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Grazie al bankroll costruito nel PLO, Tsang iniziò a shottare il Big Game di Macao. A quel tavolo non c’erano professionisti australiani semi-sconosciuti, ma top player di fama internazionale.

“All’epoca i miei avversari erano Gus Hansen, Phil Ivey, Patrik Antonius, John Juanda, Tom Dwan e Johnny Chan. Poi c’erano anche dei pro cinesi”, ricorda Tsang.

Una lineup degna di Poker After Dark, ma in quel contesto le luci dei riflettori erano ben distanti. L’atmosfera non era delle più rilassate, in parte per le cifre ma soprattutto perché i professionisti occidentali sapevano che c’era il rischio di essere bannati se risultavano noiosi ai businessman. Poche settimane dopo essere arrivato a Macao, Patrik Antonius fu bannato da tutte le partite che contavano proprio per questo motivo.

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Questo non era un problema per Tsang, da sempre molto propenso sia a parlare e scherzare, sia a gamblare con side bet e scommesse di ogni genere. La sua preoccupazione riguardava i possibili swing a cui sarebbe andato incontro.

“Ero molto nervoso quando giocavo. Ricordo che il giorno di Natale, dopo qualche mese dalla prima volta che avevo partecipato, persi una grande percentuale del mio bankroll e iniziai anche a perdere la sicurezza nei miei mezzi. C’erano degli swing troppo grandi. Inoltre il Big Game si giocava a No-Limit Hold’em”.

Il ritorno al PLO

Consapevole di rischiare di perdere tutto, Tsang mise da parte l’orgoglio e prese una decisione molto intelligente: scendere di livello per tornare a giocare a PLO in una partita inaugurata da poco.

“Ho ripreso con il PLO, giocando sempre di più. Il PLO è la variante che mi ha sempre permesso di ricostruire il bankroll. Quando vincevo bene nel PLO, shottavo il Big Game (la partita con Dwan e gli altri pro, ndr). Nel tempo sono riuscito prima a recuperare le perdite, poi a sopravvivere e infine a vincere con costanza“.

“Andrew Robl era il mio idolo, il gioco di Ivey non mi piaceva”

Giocando con costanza nel Big Game, Tsang divenne amico dei top player presenti. Ripensandoci oggi, non ha dubbi nell’identificare il giocatore che stimava più di tutti.

Andrew Robl è veramente bravo. Lo ammiravo tantissimo, perché era solido, concentrato e aveva ottime letture su chiunque. Era il mio idolo. Non ci parlavo molto insieme, ma lo osservavo con attenzione al tavolo”.

Andrew Robl

Al contrario, Tsang non ha mai subito il fascino di Phil Ivey.

“Ovviamente Ivey ha il rispetto di tutti, ma non ho mai trovato interessante il suo modo di giocare. È un giocatore straordinario, ma ognuno ha una visione propria di ciò che è interessante e dal mio punto di vista il suo gioco non lo è”.

Nella terza parte dedicata alla affascinante storia di questo poker player, parleremo del suo successo nel Big One Drop Extravaganza (con Mustapha Kanit coach) e soprattutto di una partita semplicemente assurda con Tom Dwan e il misterioso “The Chairman”, nella quale Tsang si ritrovò sotto di 7.6 milioni di dollari americani.

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