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Vanessa Selbst: ‘Nel poker non contano le classifiche, ma i soldi che vinci’

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15/07/2014 15:51

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Vanessa Selbst ha appena compiuto trent’anni, un numero appropriato visto che poco prima del suo compleanno ha anche conquistato il terzo braccialetto della sua carriera: tutto questo, però, alla donna dei record interessa soltanto fino ad un certo punto.

La statunitense è una professionista affermata e rispettata dai migliori giocatori ormai da anni, ed il tempo non ha fatto altro che consolidare la sua posizione all’interno di uno stretto cerchio d’elite grazie a risultati sotto gli occhi di tutti.

Nonostante questo, quando si parla della pro di PokerStars ci si riferisce spesso lei come la migliore donna, e non più genericamente ad uno dei migliori professionisti in assoluto, affermazione che in ogni caso avrebbe gambe abbastanza forti da poter stare in piedi. Questo però non la sorprende affatto: “Nel poker è difficile stabilire chi siano i giocatori migliori – ha affermato a bluffeurope.com – la verità è che ce ne sono troppi e nessuno può affermare con certezza chi sia al vertice. Fra le donne invece è probabilmente più semplice”.

In questo senso, pur riconoscendo a graduatorie come quella del GPI di provare a mettere ordine – classifica che lei stessa ammette di consultare quando gioca più frequentemente nell’arco dell’anno – rimane convinta che in fondo quello che davvero importa quando si decide di intraprendere la strada del professionismo sia qualcosa di molto più cinico e concreto.

Alla fine, l’obiettivo nel poker è quello di guadagnare soldi, non importa quale sia il tuo rango a livello mondiale. Quello che conta sono i soldi che vinci, quale è il tuo ROI, per questo anche se a volte sapere di competere per il vertice di una classifica può darti un pizzico di motivazione in più cerco di non farci troppo caso”.

Ma la vita della Selbst, per quanto soddisfacente da un punto di vista professionale, non è fatta soltanto di poker. Laureata in legge ad Harvard e molto interessata al sociale, ha dichiarato di star lavorando ad un sito web che combatta gli abusi degli agenti di polizia: “Si tratta di un fenomeno che esiste, specie nelle grandi città, ed è uno dei casi più evidenti di sopruso, anche a me è capitato un paio di volte. Episodi molto banali, trascurabili, ma che possono rovinare la vita delle persone, specie nel momento in cui non possono permettersi un buon avvocato, magari perché qualcosa rimane sulla loro fedina penale e poi hanno difficoltà a trovare un lavoro”.

E quando è chiamata a spiegare le ragioni del suo successo ci prova così: “So quello che voglio dalla mia vita, e cerco di prendere delle decisioni che mi portino in quella direzione, anziché aspettare che sia la vita a decidere per me”. Già in passato aveva affermato l’importanza di essere proattivi, di fare in modo che le cose accadono e non limitarsi ad attendere che succedano: in un torneo di poker non è detto che basti, ma certo male non può fare.

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