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L’eterno dilemma del poker mtt live: meglio una struttura ipergiocabile o un evento con tanti iscritti?

“Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”. Un proverbio arcinoto e anche molto abusato nella nostra cultura, che però si adatta in maniera sorprendente al mondo del poker live italiano.

Nell’editoriale del mese scorso avevo parlato di vizi e tendenze del nostro settore per quanto riguarda i montepremi garantiti, mentre oggi mi concentro su un argomento contiguo: la giocabilità dei tornei.

mtt-live

BUY-IN PIÙ ALTI —> STRUTTURE MIGLIORI? NON SEMPRE

Innanzitutto bisogna partire dal buy-in e da un errore di valutazione piuttosto frequente. Infatti, si tende a credere che la struttura/giocabilità di un torneo dipenda quasi esclusivamente dal costo dello stesso. Non è così, o almeno il buy-in è solo uno dei parametri in gioco.

Innanzitutto, il buy-in andrebbe sempre rapportato all’importanza che riveste nel palinsesto del relativo casinò o sala da poker. Non è un mistero che spesso un torneo da 80-100€ sarà curatissimo in una sala di provincia per cui rappresenta un evento clou, e molto più sbrigativo in un calendario settimanale di un casinò importante.

Inoltre, se il buy-in fosse il riferimento unico, gli high roller da 100.000€ dovrebbero avere strutture pressochè infinite e, dati alla mano, sappiamo che le cose stanno diversamente.

La ragione sta nel tipo di clientela-target di questi eventi: ricchi uomini d’affari e top player. Sia gli uni che gli altri non hanno interesse ad avere livelli lunghissimi e 25 giorni di torneo: i primi per una mera questione di tempo a disposizione, i secondi perchè sono interessati a mantenere il proprio edge sugli amatori e potere poi dedicarsi anche ad altri eventi in calendario.

C’È VITA SOTTO I 15X

Anche in ragione di ciò, l’evoluzione del poker da torneo degli ultimi anni ha riguardato il late stage e, in particolare, le situazioni con stack dai 15 big blinds in giù. Dove una volta era pushare e pregare, oggi ci sono dinamiche molto più complesse, che portano con sè dei vantaggi da prendersi. Vantaggi sottoposti ad alta varianza, ma sempre molto ampi.

IL “DOPING” DEI MEGA SUPER DEEP STACK

Anche mettendo da parte gli esclusivi high roller e tornando sugli umanissimi tornei di casa nostra, l’evoluzione è stata per certi versi molto simile. Siamo passati dai primi anni, in cui gli stack di partenza proposti erano piuttosto bassi anche ad alto livello (vedi gli EPT con 10.000 di starting stack fino al 2010), fino all’ubriacatura dei fanta-deep stack, con dotazioni da 50 e in certi casi anche da 100mila fiches in tornei da 2 o 300 euro, che poi avevano l’inevitabile effetto di far crollare le strutture quando in gioco c’erano le fette più importanti di montepremi: avere molte chips ai primi livelli rallenta infatti il corso delle eliminazioni e, se la struttura del torneo manca degli adeguati livelli intermedi, si arriva a giocarsi i soldi con average di 5bb.

A che serve partire con uno stack di un miliardo, se poi ci si gioca i soldi con avg 5bb?
A che serve partire con uno stack di un miliardo, se poi ci si gioca i soldi con avg 5bb?

Oggi abbiamo superato la fase “doping” dei mega stack, anche perchè nel frattempo il live si è trasformato in maniera piuttosto netta. Oggi la capacità media di spesa del giocatore è scesa di molto, quindi l’offerta si è dovuta adeguare: un 330€ di oggi ha strutture mediamente molto più curate e competitive rispetto a uno dall’analogo buy-in di 5-6 anni fa, ma anche qui c’è da considerare un elemento fondamentale.

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IL CLIENTE HA SEMPRE RAGIONE, E NON È UN PRO

Chi organizza deve tenere in prioritaria considerazione le esigenze della sua clientela: quale è l’orario di partenza che accontenta una percentuale maggiore dei miei giocatori? Quanto deve durare un evento? Quali sono le fasi in cui è meglio aggiungere (o togliere) un livello? Sono tutte domande che un organizzatore deve porsi e soprattutto a cui deve dare risposte in relazione alla tipologia di clientela da soddisfare. Questo è un punto cruciale che però diversi, tra appassionati e professionisti, tendono a ignorare.

La stragrande maggioranza della clientela è costituita da amatori, gente che vive il poker come una passione a cui dedicare finestre del proprio tempo libero. Solo una piccola percentuale è rappresentata da professionisti o comunque da gente che gioca a poker perchè ha un’aspettiva di guadagno.

Torniamo agli amatori: cosa vogliono queste persone? Divertirsi, avere un torneo che gli permetta di sentirsi a proprio agio per un paio di giorni e, possibilmente, vincere qualcosa.

Si arriva in late stage con le strutture che scricchiolano? Ci si gioca i soldi con un’average stack troppo basso? Pazienza. Con una struttura più giocabile magari si renderebbe necessario un giorno in più, che forse molti non potrebbero permettersi per ragioni personali o lavorative.

LA LOTTA CONTRO I “BINGO”

Si leggono spesso sui social – e si sentono dal vivo – lamentele da parte di giocatori esperti, che criticano alcune strutture di tornei live a basso o medio costo, perchè in late stage diventano dei “bingo”. In linea di principio è una osservazione giusta, perchè da un punto di vista pokeristico ha poco senso avere alta giocabilità nei primi livelli e scarsissima quando in ballo ci sono i “soldi veri”. Ma se al 95% dei giocatori va bene, allora è il professionista che deve adeguarsi, non viceversa. È il poker pro che deve cercare un modo per ritagliarsi un vantaggio nei confronti della massa, se è possibile. Qualora non fosse possibile, allora è meglio dirigersi su altri tornei.

QUALITÀ O QUANTITÀ? NEL DUBBIO…

Ma il punto finale è proprio questo: al di là delle migliorie che un casinò o un organizzatore può apportare alle proprie strutture per renderle più elastiche e mantenere standard qualitativi adeguati, l’obiettivo deve rimanere sempre quello di avere eventi di successo. Meglio un torneo che fa regolarmente 5-600 iscritti soffrendo un po’ in late stage, o uno che offre strutture sempre super ma con il rischio di “bucare” i garantiti? L’ideale sarebbe avere entrambi, ma dalla quantità non si può prescindere.

"Assopoker l'ho visto nascere, anzi in qualche modo ne sono stato l'ostetrico. Dopo tanti anni sono ancora qui, a scrivere di giochi di carte e di qualsiasi cosa abbia a che fare con una palla rotolante".