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L' Opinione

Il pokerista nell’era GDPR, tra il diritto all’oblio e la privacy “a convenienza”

La voglia di far sapere a tutti quanto siamo forti finisce quando inizia l'esigenza di rimanere nell'ombra. Lo strano rapporto del pokerista con la privacy.

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16/09/2018 12:15

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Giorni fa leggevo delle novità apportate dal famoso portale The Hendon Mob in ossequio alle nuove normative sulla privacy per il GDPR. Automatico, dunque, ripensare a un tema sempre molto sentito dai pokeristi, ovvero il difficile equilibrio tra la fama e la tranquillità.

Avevo già affrontato questo argomento in un articolo dello scorso anno, con un parallelo tra il poker e il biliardo. Oggi invece voglio concentrarmi su uno degli aspetti in cui i giocatori italiani sono più indecisi e, spesso, incoerenti.

Panoramica al day 1 di un vecchio IPO, a Campione d’Italia. I fogli bianchi che vedete su diversi tavoli sono le liberatorie

Il pokerista e la liberatoria

Il giocatore di poker può decidere, oggi, se diventare “invisibile” oppure continuare a venire tracciato e “raccontato”. Ma se pensate che tutti i player abbiano le idee chiare in merito, siete davvero fuori strada. Quando i giocatori arrivano al day 1 di un torneo live, appena arrivati al tavolo trovano un foglio da firmare: è la cosiddetta liberatoria, che dà il permesso agli organizzatori del torneo di utilizzare nome e immagini del player nella copertura mediatica dell’evento.

In quasi tutti i circuiti la liberatoria è conditio sine qua non per prendere parte a un torneo. Rarissimamente, come ci conferma un tournament director di enorme esperienza internazionale come Christian Scalzi, è capitato di rimborsare il buy-in al giocatore che si fosse rifiutato di firmare la liberatoria. Ovviamente è successo a inizio torneo e quando il soggetto stesso non aveva giocato neanche una mano.

Christian Scalzi, tournament director tra i più esperti

Di fatto la liberatoria la firmano tutti, ma non pensiate che siano moltissimi, i giocatori che la leggono prima di firmarla. Per assurdo potrebbe anche esserci scritto “IL SOTTOSCRITTO ACCETTA DI DIVENTARE VOSTRO SCHIAVO per N. 2 ANNI A PARTIRE DA OGGI” ma lui, preso dall’impazienza di sedersi, ricevere le carte e fare chip trick tutto il tempo, non se ne accorgerebbe.

Scherzi a parte, il problema sembrerebbe inesistente: perché mai un giocatore dovrebbe desiderare di giocare un torneo live se poi non intende far sapere la cosa?

Cambi di lavoro, divorzi, “chiodi” etc: alle radici del bisogno di privacy

Negli anni è capitato più volte di ricevere mail da parte di qualche giocatore che richiedeva l’eliminazione di dati sensibili dal nostro database. In genere richiedono la rimozione di foto, a volte anche la menzione negli articoli.
Perché lo fanno? In genere succede quando qualcuno cambia lavoro e magari ritiene che, purtroppo ancora oggi, un passato da giocatore possa costituire un potenziale danno. Ma le ragioni per cui uno decide di sparire dalle cronache pokeristiche possono davvero essere le più disparate. Da debiti lasciati in giro a divorzi e cause di separazione da affrontare, a contenziosi con precedenti datori di lavoro fino a semplici cambiamenti di stili di vita.

C’è chi si concia così

Sono strani, questi pokeristi

In oltre dieci anni di militanza nel principale portale italiano di poker posso dire di aver visto davvero ogni sorta di stranezze, anche in questo ambito. C’è chi si è iscritto a un grande torneo nascondendo il viso per tre-quattro giorni e poi si è “svelato” al tavolo finale.C’è stato poi un italiano, che ci ha scritto a più riprese pretendendo che ne venisse eliminata la menzione in tutti i nostri articoli. Uno che ha deciso di voltare pagina e lasciare il poker, direte voi. Peccato che due mesi dopo lo stesso individuo si sia schierato a un high roller EPT.

La palma del più strano spetta però a un altro individuo, uno dei pochi che – negli anni – hanno chiesto la rimozione di tutte le proprie foto dal database di Assopoker. L’unico, però, a continuare a lamentarsi perché “parliamo sempre degli stessi”…

Ego Ergo Sum

Ma perché ai giocatori di poker la privacy non interessa, fino a quando non ne hanno una esigenza impellente? Una volta c’erano i possibili valori aggiunti delle sponsorizzazioni, a fare da incentivo nel cercare di far parlare di sé il più possibile. Oggi è venuto totalmente meno l’appeal della figura di testimonial, quindi la spinta a partecipare ai tornei, sperando di finire davanti a tutti e sulle prime pagine di tutti i portali di settore, è data da un solo elemento: l’ego.

Fa sentire bene poter affermare che eri molto confident sul buon esito del torneo perché il field era abbastanza morbido. Poi pazienza se hai vinto 12 coinflip su 12: se sono scese le tue è anche perché te lo meritavi.
Il giocatore di poker vive per quei momenti in cui può permettersi dei piccoli deliri d’onnipotenza, ringraziando chi ha sempre creduto in lui e mettendo a tacere i famosi rosiconi. In tali momenti i soldi passano in secondo piano, perché per vivere in pienezza il proprio giorno da leone non c’è bisogno di esser diventati ricchi.

Cosa non si farebbe per una bandierina...

La “psicologia inversa” del pokerista e la bandierina-souvenir

Come tutti sappiamo, però, alla fine della fiera i soldi contano – e anche parecchio. In generale nel poker vige una sorta di psicologia inversa: chi i soldi li fa davvero tende a schermirsi o a rimanere nell’ombra, chi invece non ne fa abbastanza oppure è in perdita tende a mettere in evidenza i propri piazzamenti.

Con buona pace del GDPR e delle varie normative sulla privacy, per il pokerista della domenica avere una bandierina su Hendon Mob rappresenta sempre una sorta di souvenir, qualcosa da mostrare come le foto della Tour Eiffel al ritorno da Parigi. E tale rimarrà, quella bandierina.

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Alla luce delle nuove normative, il ranking meritocratico che in tanti vagheggiavano rimarrà nel cassetto dei sogni. Chi di noi non ha mai desiderato di sapere quanto realmente ha vinto o perso quel determinato giocatore alle WSOP di questo o quell’anno? Chi di noi non è mai stato curioso di sapere quanto resta in tasca a quel player dopo una certa trasferta EPT, sottraendo ai premi vinti tutti i buy-in pagati e le spese sostenute? Ecco, se già prima era difficilissimo che si realizzasse qualcosa del genere, oggi è definitivamente impossibile. Perciò, lunga vita ai “conteggiatori” di bandierine!

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