Gioco legale e responsabile

Business · News

Scoprì un bug 10 anni fa su una room italiana e chiese €2,5 milioni dopo il video su Youtube: la Cassazione…

La Cassazione ha assolto un informatico che aveva scoperto (e denunciato) un bug di una delle prime rooms italiane: chiese una consulenza milionaria.

Scritto da
29/01/2019 14:30

2.093


La Cassazione si è dovuta esprimere su una controversia alquanto bizzarra ma attuale considerando che stiamo vivendo in un’era digitale. Un informatico aveva scoperto un bug nel sistema telematico di un concessionario italiano (una delle prime room a partire).

Ha pubblicato – 10 anni fa – il video su Youtube denunciando il fatto e poi ha chiesto alla società italiana coinvolta una somma di denaro a titolo di consulenza. Coinvolta nel caso era una società informatica ma la Cassazione ha, in questo caso, valutato il profilo penale di uno degli imputati.

Il fatto è accaduto nei primi anni del mercato .it. L’imputato è stato condannato in primo grado ma assolto in secondo. Per la Cassazione non c’era alcuna ipotesi di reato.

“Non c’è l’estorsione”

In questo caso si tratta di estorsione? Per la seconda sezione Penale della Corte di Cassazione l’ipotesi di reato non sussiste perché l’imputato ha condotto una “trattativa” con il concessionario in questione (non si conosce però il nome), senza minacciarlo ma chiedendo solo un pagamento a titolo di consulenza. Per questa ragione i giudici l’hanno assolto.

Per la Cassazione non c’è alcun reato. Per i giudici ermellini non siamo di fronte ad una vera e propria estorsione, riporta l’agenzia di stampa Agimeg che ha pubblicato estratti della sentenza.

Molto probabilmente sono stati alcuni comportamenti dell’imputato a “giocare” a suo favore: “eliminare il video dal web, circostanza questa che, piuttosto che dimostrare” la sua posizione di forza “indica piuttosto come sia stato lo stesso imputato a scegliere, prima di presentare la richiesta della somma di pagamento”. Per questa ragione, per i giudici supremi, l’uomo si è messo sullo stesso piano della società e non l’ ha ricattata.

Dalla denuncia alla condanna in primo grado

L’informatico (ma ricordiamo che vi fosse coinvolta una società informatica) aveva chiesto 2,5 milioni di euro a titolo di consulenza. La società in questione, circa 10 anni fa, lo aveva denunciato e si era costituita parte civile.

Segui  tutte le notizie sul mondo del poker 24 ore su 24 sulla pagina Facebook AssoNews. Metti like alla nostra pagina!

 

In primo grado era stato condannato sia per estorsione che diffamazione. Il video conteneva diverse espressioni colorite.

L’assoluzione in Corte d’Appello e in Cassazione

La Corte d’Appello però capovolge la sentenza e lo assolve. E la Cassazione ha confermato la sentenza di secondo grado. Molto interessante la parte che riguarda l‘accusa di diffamazione: secondo i giudici era “pacifica l’esistenza della falla nel sistema” e l’informazione per i giocatori di poker era di “rilevanza sociale”. Per la corte i commenti (anche se con toni sbagliati”) nel video “avevano scopo divulgativo”.

Per quanto riguarda l’accusa di estorsione invece “l’imputato non ha creato né aggravato il problema della falla del sistema”; l’uomo “ha comunicato di avere fatto dei video per dimostrare l’esistenza della falla, non ha mai formulato una richiesta di denaro quale corrispettivo per evitare la diffusione degli stessi”;nessuna richiesta di denaro, in effetti, è stata mai avanzata prima della soluzione del problema ed i video sono stati eliminati non appena la compagnia ha risolto il problema e richiesto all’imputato di procedere in tal senso”. L’aspetto importante è che “la richiesta di corrispettivo è successiva alla rimozione dei video ed è stata formulata avviando una vera e propria fase negoziale in un momento in cui nessuna pressione è stata fatta né questa, in effetti, sarebbe stata più possibile”.

Tu cosa ne pensi? Lascia il tuo commento