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Collusion, soft play, chip dumping: viaggio nei mali del poker – 2: l’ online

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20/09/2015 11:00

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Ci siamo lasciati un paio di giorni fa dopo aver illustrato il fenomeno della collusion live, grazie alla preziosa collaborazione del TD Elio Capuccio. Oggi completiamo questa mini-inchiesta andando a capire come i fenomeni di collusion, chip dumping e soft play si sono diffusi nel poker online, cosa dice la legge, quali sono le punizioni a cui i trasgressori vanno incontro e cosa può fare chi si scopre vittima di situazioni di questo genere.

Lo facciamo grazie a Giulio Astarita, vero decano dei poker manager italiani che negli anni è stato al timone di realtà di primo piano come GiocoDigitale, PokerStars.it e Lottomatica.

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ONLINE, TUTTO PIÙ FACILE. O NO?
Il raggiro ha molte facce, e se quelle dei classici bari da bisca dovevano avere una buona dose di sangue freddo, dalla fredda e distaccata postazione di un computer non serve neanche quello. Serve essere disonesti, quello sì, ma che ve lo dico a fare?
Ad ogni modo, guardando il bicchiere mezzo pieno esiste una serie di elementi fisici e abilità manuali che rendono il colludere online molto meglio identificabile e tracciabile rispetto a qualsiasi pratica live.

Nel mercato del poker online il problema è stato evidente sin dalle origini, ma le varie security e team anti-frode delle poker room hanno arginato il fenomeno in maniera abbastanza efficace, grazie anche alle “mani libere” date dall’operare in un mercato internazionale che non rispondeva direttamente a legislazioni nazionali.

Per i truffatori beccati con le classiche mani nella marmellata ci sono state pene drastiche che vanno dal ban permanente al sequestro dei fondi, che venivano poi redistribuiti alle vittime delle condotte fraudolente, secondo il tipo di specialità (cash game, sit, tornei) in cui si erano verificate.

E IN ITALIA?
Come è noto, nel nostro paese ci sono limiti normativi che rendono più accidentato il percorso di caccia ai colpevoli, e soprattutto alla punizione degli stessi.
Ma rispetto ai primi tempi si sono fatti passi avanti? A sentire astarita, pare proprio di no: “La situazione era migliore nel 2008 rispetto ad oggi, vuoi per minore esperienza dei truffatori, vuoi perchè alcuni strumenti non erano ancora sviluppati”.

Giulio si riferisce soprattutto ai tool di messaggistica istantanea, e ha ragione: agli albori del poker online .it (settembre 2008) Facebook era relativamente poco diffuso in Italia, Whatsapp non esisteva, Skype non permetteva ancora le multiconferenze. La messaggistica istantanea, SMS a parte, era in mano al solo MSN che è stato leader del settore fino al 2010.

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Inoltre, gli imbroglioni della prima ora erano talmente poco furbi da comunicare direttamente sulla chat della room. A tal proposito, chiunque fosse nel giro fin dai primi tempi del .it ricorda qualche epica chat del tipo “Folda che ho scala”, oppure, “lasciami il piatto che siamo in bolla e poi eliminiamo quello lì”.

LA PRIMA DIFESA? I GIOCATORI
Nel frattempo, per fortuna, le room hanno affinato le difese. Ma ancora Astarita spiega un concetto a suo dire fondamentale: “la prima difesa contro gli imbroglioni sono stati, sono e rimarranno gli stessi giocatori.”

C’E ALERT E ALERT
“Bisogna sfatare un mito: nessuna room al mondo controlla il 100% delle mani, perchè il gigantesco impiego di risorse umane che richiederebbe lo renderebbe uno strumento totalmente insostenibile”, sostiene Astarita, che però svela un’arma fondamentale per la difesa da questi fenomeni: gli alert. “Sono degli strumenti di difesa che aiutano i team anti-frode a tenere la situazione sotto controllo”. Si dividono in tre categorie:

  • Automatici
  • Semiautomatici
  • A chiamata

Nel primo caso abbiamo un allarme che scatta in situazioni abnormi, come ad esempio in presenza di un fold del nuts.
Gli alert semiautomatici si attivano invece in presenza di alcuni elementi. Secondo Astarita questo tipo di tool è diventato utilissimo negli ultimi anni:6-7 anni fa un giocatore che tablava più di 10x era rarissimo. Oggi invece è abbastanza nella norma per un grinder, così questi alert diventano indicatori preziosi. Se per esempio noi due tendiamo a ritrovarci seduti spesso agli stessi tavoli, e quando ci sei tu al tavolo io ho un EV più alto rispetto a quando non ci sei, mentre sono perdente quando non ci sei, allora l’alert si attiva. Questi strumenti sono utilissimi nell’identificare le collusion soprattutto nei sit’n’go, perchè la statistica è una alleata preziosa.”

Infine, gli alert a chiamata sono le classiche segnalazioni degli utenti, a cui segue l’attivazione di una serie di strumenti statistici volti a valutare la bontà della segnalazione.

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AHI, I CIRCOLI!
Un problema che ha mandato in tilt molte security è quello dei circoli. Non ti sto a dire quante volte è capitato che persone assolutamente normali risultassero imparentate “informaticamente” a dei criminali. Ciò avviene perchè spesso nei circoli ci si connette per giocare con il proprio account usando un IP che poi verrà utilizzato anche da chissà chi per chissà cosa.” Il consiglio di Giulio, a cui ci accodiamo volentieri, è di NON accedere mai a computer shared, ovvero utilizzati da più persone.

DURA LEX, MA QUANTO DURA?
Ed eccoci a un’altra storica nota dolente: la normativa in materia. Non esiste un ordinamento specifico e allo stato attuale, visti i tre gradi di giudizio e l’assenza di puntelli giuridici reali, il rischio-prescrizione è dietro l’angolo.

“La normativa italiana nasce da un garantismo che ha ben altre origini, all’interno del nostro sistema giuridico”, afferma Astarita, convinto che agli operatori dovrebbe venire concessa una maggiore libertà d’azione, affiancata da una certa autonomia di giudizio. Una legge snella, che dia certezze sui tempi e preveda tutte le modalità di opposizione del caso.

PENE E DETERRENTI
Ad oggi, si hanno possibilità reali di contrastare questi fenomeni solo in caso di reato, come per esempio il furto di carta di credito o di identità del’account. Il giocatore, in quanto proprietario della carta di credito, può disconoscere il deposito. In questi casi ne risponde la poker room, che però molto spesso si rifà a sua volta sul baro.

Molto più debole è la posizione relativa a reati non riconosciuti. Ancora Astarita:In molti casi di chip dumping il massimo che tu possa fare è una denuncia per riciclaggio, e i tuoi mezzi di difesa si limitano al chiedere la chiusura dell’account. Certo, se siamo di fronte a conto A che passa a conto B 50mila euro, allora viene subito coinvolta la Guardia di Finanza.”

A parte casi eclatanti, le difese rimangono comunque limitate, secondo Astarita. Se per chi sa abbastanza di poker è piuttosto semplice riconoscere un caso di soft play o chip dumping, in realtà da un punto di vista giuridico la dimostrabilità è piuttosto aleatoria. Inoltre la normativa italiana non ti permette di rifarti sul proprietario dell’account, obbligandoti invece a rivolgerti ad un giudice. E allo stato attuale, è piuttosto raro che un giudice abbia la “sensibilità” di capire che è il caso di affidarsi alla perizia di un vero esperto in materia.

Giulio Astarita propone alcune soluzioni interessanti per risolvere il problema delle collusion online

Giulio Astarita propone alcune soluzioni interessanti per risolvere il problema delle collusion online

Sul .com e .eu è tutto più semplice? “Sì, perchè lì la poker room è proprietario assoluto. Se io ti violo l’account, vinco 20mila euro e poi li passo ad un amico, la poker room prende i soldi illecitamente incassati da questo amico e li restituisce a te. Questa sarebbe la cosa giusta da fare, ma anche da noi qualche strumento di difesa c’è”, svela Giulio: “In alcuni casi oggi si può anche bloccare il pagamento, ma in alternativa la migliore difesa è quella della traslazione indefinita di un eventuale prelievo. In sostanza rifiuti il prelievo, procrastinandolo ad oltranza. Non puoi farlo in eterno, ma sicuramente puoi rendere la vita difficile a questi balordi”.

PANEL ESTERNO?
La strada verso il cambiamento potrebbe passare per un iter certificato e approvato da AAMS, che permetta a ogni giocatore coinvolto di reagire e difendersi ma soprattutto che tuteli i player truffati.
“In aggiunta a ciò, si potrebbe prevedere un panel esterno composto da persone di certificata competenza nel settore e – perchè no? – anche elettivo”, chiosa Astarita.

In conclusione, ricordatevi sempre che per avere giustizia bisogna volerla, attivarsi per essa, uscire dai falsi miti che portano all’omertà più o meno palese. Un consiglio che vale nella vita, figuriamoci nel poker…

 

Leggi qui la prima parte dedicata al poker live

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