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Daniel Tzvetkoff: il superteste dell’affare FBI/poker online

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16/04/2011 21:39

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Daniel Tzvetkoff, personaggio-chiave della vicendaNelle ultime 24 ore praticamente non si è parlato d’altro, e d’altra parte le pesantissime accuse formulate dall’FBI nei confronti dei titolari di alcune poker room online che hanno finora operato illegalmente in USA rappresentano un tema che non poteva non catalizzare l’attenzione degli appassionati di tutto il pianeta.

Cosa ci sia realmente dietro e cosa accadrà sono due domande che troveranno progressivamente risposte nei prossimi giorni e nelle prossime settimane, ma almeno ora ne sappiamo di più su chi e cosa abbiano scatenato un tale putiferio.

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Si chiama Daniel Tzvetkoff, non ha neanche 27 anni ed è originario di Brisbane, in Australia. Di lui avevamo parlato un paio di anni fa quando – già allora miliardario grazie alla grande abilità nelle transazioni di denaro online nonchè conoscitore di ogni piega dell’e-commerce – fu costretto a rispondere di una grossa somma di denaro reclamata da una società – sua cliente – che non aveva ricevuto il dovuto pagamento online. Saldata l’enorme cifra, Tzvetkoff ha poi ripreso a costruirsi un impero finanziario.

D’altra parte, stiamo parlando di un ex bimbo prodigio, che già a 13 anni apriva la sua prima società insieme ad alcuni amici (realizzazione di cartoni in 3D e web design), a 16 chiudeva un contratto con il New York Times per una serie di cartoni animati. Quest’ultimo deal gli fece scoprire il mercato online USA, di cui in breve sarebbe divenuto uno dei massimi esperti e nel cui mare avrebbe a lungo “sguazzato” indisturbato.

Non a caso, diverse poker rooms iniziarono ad avvalersi dei suoi servigi già da quando entrò in vigore l’UIGEA, e Daniel si dimostrò un portento nel trovare modi per eludere i controlli statali nell’effettuare transazioni monetarie online.

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Tutto questo gli portò guadagni giganteschi, per un certo periodo anche di circa 150mila dollari al giorno. Daniel diventò via via più ambizioso ed ingordo, fino a che fece evidentemente un passo più lungo della gamba, e venne accusato da PokerStars e Full Tilt di avere sottratto loro qualcosa come 100 milioni di dollari.

Così Tzvetkoff, che fino a quel giorno aveva fatto viaggiare in rete cifre astronomiche provenienti dal gioco online, si trova braccato anche da due suoi ex committenti, che lo denunciano innescando di fatto un meccanismo che ha portato ieri al celebre colpo di scena operato dall’FBI.

Secondo voci mai confermate, PokerStars e Full Tilt fecero pervenire all’FBI l’informazione che Tzvetkoff stava per intraprendere un viaggio d’affari negli USA. Tutto ciò risale a circa un anno fa, e poco dopo tale soffiata (era sempre aprile 2010, ndr) il Federal Bureau scovò Daniel Tzvetkoff e lo arrestò, con accuse di frode bancaria, frode informatica, riciclaggio di denaro e associazione a delinquere per aver “ripulito” oltre 543 milioni di dollari tramite la sua ex società, la Intabill.

Il giovane venne incarcerato, ma nell’agosto scorso i suoi legali avrebbero ottenuto un colloquio segreto con gli inquirenti, da cui evidentemente nacque l’idea di iniziare a collaborare. Daniel venne rilasciato su cauzione, e da allora è diventato il super-teste dell’accusa, nel procedimento sfociato negli spettacolari provvedimenti restrittivi di ieri, da parte dell’FBI.

Daniel Tzvetkoff dunque avrebbe iniziato a rivelare i segreti di un mondo che fino a ieri viveva in una sorta di “limbo”, un labile equilibrio fatto di molti soldi, di una legalizzazione più volte tentata ma mai portata al traguardo e – in fin dei conti – rotto da due fattori: l’ingordigia di Tzvetkoff (che non si è accontentato dei già elevatissimi guadagni che l’attività gli fruttava) e i tentativi “espansionistici” da parte di PokerStars e Full Tilt nel mondo del gioco live, con gli accordi chiusi di recente rispettivamente con Wynn e Fertitta Bros, accordi che sono ormai divenuti carta straccia.

L’inchiesta di cui stiamo leggendo in questi giorni si trasforma sempre più in un intrigo, una spy-story con colpi proibiti e lotte di potere. Gli ingredienti ci sono tutti, e chissà che da qui a qualche anno non vediamo questa storia finire in un bel thriller, da leggere o magari da andare a gustare al cinema…