Gioco legale e responsabile

News

Gianluca Speranza racconta “Tankanza”: l’intervista esclusiva!

Le origini del nickname "Tankanza", gli aneddoti, i successi ottenuti e anche quelli mancati: Gianluca Speranza ci apre le porte del suo mondo di giocatore d'elite, sia live che online.

Scritto da
03/10/2018 15:30

3.766


Nell’elite dei più forti giocatori italiani è membro stabile da una almeno 8-9 anni, ma da sempre Gianluca Speranza ha preferito esporsi il meno possibile. Conseguenza di un carattere riservato, anche se certo non serioso, ma che ha reso le sue interviste rare come un Gronchi rosa.

Oggi però il campione abruzzese ha deciso di rompere il silenzio e di rilasciare la prima intervista da quando il mondo ha scoperto che il misterioso “Tankanza” in realtà è proprio lui. Come avevamo già detto tempo fa, si trattava di una sorta di “segreto di Pulcinella”, ma abbiamo sempre deciso di rispettare la sua volontà di rimanere nell’ombra.

E proprio dal nickname, e dalla sua simpatica genesi, partiamo nella nostra chiacchierata in esclusiva con Gianluca Speranza.

Così presentavamo, un anno fa, il “misterioso” Tankanza

Bastava fare una piccola ricerca per capire il giochino….

La nascita di Tankanza

Quello di Tankanza era un segreto solo per chi non frequentava i live italiani nei tempi d’oro. Se non ricordo male gli amici ti avevano dato questo nickname perché prendevi sempre un sacco di tempo per decidere. È così?

Si è vero, questo nickname mi fu dato dai miei amici pokeristi per la mia innata qualità nel “tankare”, ma non esattamente nel poker.

Durante diverse trasferte nei live italiani ho avuto la fortuna di conoscere molti buoni giocatori, con alcuni dei quali ho stretto amicizie più strette. Ad ogni modo, nonostante le lunghe giornate di gioco live o online, a fine serata eravamo soliti ritrovarci intorno a un tavolo per giocare ad “asso mazzo” (traversone o tressette a perdere), gioco di cui io conoscevo le regole ma che non avevo mai approfondito seriamente. Il livello era davvero alto, “la partita” era spesso frequentata dal top dei giocatori dell’Emilia Romagna e della Campania, quindi all’inizio non è stata facile! Ero sempre tra i più lenti se non il più lento a rispondere, ed è una cosa che i professionisti di questo gioco odiano particolarmente 🙂

Cosi in breve tempo mi guadagnai questo nickname a cui poi mi sono affezionato, al punto da decidere di utilizzarlo sul .eu, soprattutto per l’originalità.

Il rapporto con lo shot clock

In questo senso lo shot clock è qualcosa che ti infastidisce oppure lo ritieni una innovazione necessaria?

Non mi infastidisce affatto! Anzi, in base a quel che ho visto con i miei occhi negli ultimi anni, sinceramente penso di essere tra i più veloci nel prendere decisioni nel circuito live. Mi prendo il mio tempo solo in quelle mani dove è strettamente necessario o è necessario per l’evoluzione della mano, ma non mi vedrai mai stare lì 30 secondi prima di prendere le carte e gettarle nel muck preflop.

In generale non mi piace quando il gioco diventa troppo lento e si giocano troppe poche mani per livello. Molta gente spreca troppo tempo anche solo per guardare le carte, guardare gli stack, guardare i giocatori, guardare il telefono… Sono tutte cose che uno dovrebbe tenere a mente nel corso della partita cosi da non sprecare tempo prezioso durante ogni mano.

A mio avviso lo shot-clock è sempre più utile ai tempi d’oggi per il live, ma non se ne sta facendo un uso appropriato. Al momento viene adottato solo negli HR (e lo abbiamo visto dal day2 nel main event EPT  a Barcellona), ma in questi tornei da 10.000€ e oltre la maggior parte del field è composto da giocatori esperti che non perdono troppo tempo in cose inutili. Inoltre le giocate sono a volte più complesse del solito, per cui ogni tanto servirebbe un po’ di tempo in più per ragionare.

Al contrario nei main event EPT, ma anche nei national events, specialmente nelle prime fasi le giocate sono abbastanza semplici e non richiedono lunghe riflessioni, eppure i field sono pieni di giocatori che sprecano un sacco di tempo inutilmente. Credimi, fa davvero tutta la differenza del mondo se in un field molto semplice come può essere quello di un main event EPT, un giocatore si trova in un tavolo in cui si giocano 35 mani per livello e un altro si trova in uno dove se ne giocano a malapena 20! A volte anche per colpa di un singolo elemento che tanka eccessivamente ogni mano, di conseguenza si sfavorisce tutto il tavolo.

Come lo useresti tu?

Credo che 30 secondi per ogni decisione dal pre-flop siano in generale eccessivi. Pre-flop penso che 20 bastino ed avanzino. Ad esempio si potrebbero dare 30 secondi dal post-flop (ma anche 20 vanno bene), magari con più time bank da poter utilizzare oppure rendendo ogni singolo time-bank più lungo (1 minuto invece che 30 sec).

A gennaio ho partecipato a Melbourne un torneo turbo con shot clock a 10 secondi (per ogni decisione avevi massimo 10 secondi e nessun time bank). All’inizio tutti i giocatori erano un po scettici, ma alla fine è stato un torneo davvero giocabile e divertente. Davvero, è incredibile quanto velocemente si possa giocare questo gioco, volendo.

Gianluca Speranza, tra l’elite live e quella online

A proposito di live, rispetto ai tuoi primi tempi da “emigrato”, negli ultimi anni hai di molto intensificato le tue presenze dal vivo. Oggi quale credi sia la dimensione in cui esprimi il meglio, o comunque quella che senti più “tua”?

È normale che stia giocando un po di più live col tempo. Appena trasferito dovevo riprendere confidenza col mondo .com quindi mi sono concentrato specialmente sull’online. Piano piano però era normale giocare sempre di più live. In fin dei conti è da lì che a volte vengono gli stimoli migliori, ed ho sempre pensato che la giusta formula sia un mix di entrambe le dimensioni.

Giocare online rimane probabilmente la cosa migliore overall e anche quella dove mi sento un filo più confident, ma ci sono molti tornei live che sono davvero “immissabili” e che hanno un valore che non troveremo mai online.

Torna il problema del famoso lungo periodo…

Appunto, il problema è che non potremo mai paragonare i numeri che possiamo fare live con quelli dell’online. Questo gioco, sopratutto negli mtt con più di mille partecipanti, ha una varianza enorme. Anche se è vero che giocando live abbiamo molte più informazioni percepite durante ogni mano, e ciò ci aiuta a ridurre la varianza, d’altro canto giocare in un anno neanche la metà dei tornei che potremmo giocare in un mese online resta davvero insoddisfacente.

Qualità e mindset per il poker di oggi

A livello di qualità e requisiti cosa serve oggi di diverso da ieri, per vivere di tornei di poker?

Penso che non siano cambiati molto i requisiti. Ovviamente una volta, specialmente in Italia, si poteva contare su qualche qualità in più non legata alle proprie capacità tecniche. Ma ora che i budget per le sponsorizzazioni sono abbastanza ridotti penso che un buon giocatore possa far bene senza dover vendere la propria immagine. Il gioco è sempre lo stesso, si danno sempre 2 carte di partenza e 5 comuni, ma cambiano spesso le maniere in cui vengono affrontati diversi spot ed è importante tenersi aggiornati coi tempi. La qualità migliore rimane sempre quella di sapersi adattare al meglio e il più in fretta possibile al gioco dei nostri avversari.

WCOOP, SCOOP eccetera significano periodi di grosso stress psicofisico. Tu fai qualcosa per prepararti al meglio a questi appuntamenti? Mindset, alimentazione, altro…

Non abbastanza soprattutto in passato purtroppo. Finché ero più giovane potevo permettermi di non prepararmi fisicamente a questo, ma ora comincio a sentire molto lo stress delle lunghe sessioni, specialmente quando i ritmi si fanno più intensi durante le scoop o wcoop.
Sto lavorando molto su questo aspetto, cercando di ridurre gli stress al minimo e di migliorare la mia alimentazione, prima di tutto pero è importante imparare a conoscere bene noi stessi e i nostri limiti.

Turbo, che passione!

Il Turbo High Roller WCOOP è solo l’ultima tua perla. Hai dimostrato di essere un top sia in tornei veloci come questo sia in eventi molto più lenti come lo SCOOP Main Event. Ma c’è un contesto di torneo in cui ti senti più confident che in altri?

Torneo lento o lungo non cambia poi molto, si giocano semplicemente molti più spot al di sotto dei 25x di quanti se ne giochino in un torneo normale. Inoltre sono più facili da multitablare e ovviamente durano di meno 🙂

Ho sempre avuto una certa confidenza nei tornei turbo, probabilmente grazie all’esperienza fatta con i sit&go negli anni passati anche su punto it. Anzi, appena son tornato a giocare su .com ho avuto il piacere di giocarne molti poiché il palinsesto ne è ricco.

Partecipa a Spin and Goal e prova a vincere su PokerStars.it fino a 1.000.000 di euro! Se non sei già iscritto/a, registrati subito!

Tornando ai turbo, in generale è sempre una gran soddisfazione vincere un torneo in meno di 4/5 ore. Ti dirò, sono convinto che nel 2018 non tutti i giocatori (occasionali specialmente) siano disposti a spendere 7/8 ore di fila per raggiungere il final table di un torneo, specialmente se non è dal montepremi eccezionalmente elevato.

Anche live, abbiamo visto come in tutti gli EPT tutti i side event turbo e hyper-turbo sono letteralmente presi d’assalto, facendo numeri sempre più grandi che nessuno può immaginare. Tuttavia, stranamente negli ultimi anni hanno ridotto il numero di questi tornei, invece di aumentarlo..
In definitiva tutti i tornei turbo sono oro per i grinder, ma sono ottime opportunità anche per i giocatori occasionali.

Gianluca durante l’heads up finale del WSOPE Main Event 2017

WSOPE Main Event, nessun rimpianto

Corretto dire che il WSOPE Main Event rimane il tuo rimpianto più forte e lo SCOOP ME la soddisfazione più grande?

Ma non lo chiamerei un forte rimpianto, onestamente. Ricordo di aver giocato veramente bene in quel torneo sin dal day 1, ero davvero motivato per vincere quel torneo e ce l’ho messa tutta dall’inizio. Raggiungere il final table fu davvero una gran soddisfazione, e nonostante qualche sbavatura penso di aver espresso un ottimo gioco anche nel corso del tavolo finale e dell’heads up. Rimane sempre un gioco in cui la fortuna può spostare molto, nonostante l’abisso tecnico che c’era tra me e il mio avversario in heads up non era così scontata la vittoria, specialmente con gli stack così corti.

L’Italia e il futuro

Sei in qualche modo deluso dalla piega che ha preso il settore del poker in Italia, o la cosa non ti tocca più di tanto? Parlo della liquidità condivisa e delle recenti leggi molto punitive.

Molto deluso ma non sorpreso. Quello che si raccoglie è il frutto di ciò che si semina.

Hai già iniziato a guardarti intorno per il post-poker oppure sei concentrato a vincere tutto quello che c’è da vincere?

È normale cominciare a guardarsi intorno, ma non ho mai pensato di abbandonare questo mondo. Al momento è ancora il miglior modo che conosco di investire tempo e denaro.

Tu cosa ne pensi? Lascia il tuo commento