GIOCARE PUÒ CAUSARE DIPENDENZA PATOLOGICA IL GIOCO È VIETATO AI MINORI DI 18 ANNI

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Kessler (Dir. Monopoli): “l’85% dei giocatori problematici per slot e Vlt secondo I.S. Sanità”. Smascherato il bluff sul poker online

Come è possibile tutelare i giocatori problematici con il ban della pubblicità (che va a colpire solo l'online) se l'85% sono dipendenti da slot e Vlt? Lo svela il direttore dei Monopoli Giovanni Kessler che smonta tutte le tesi contro il gioco su internet, citando una ricerca dell'Istituto Superiore della Sanità.

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11/07/2018 17:15

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Ai numeri non si comanda. Il dato più importante è che ci sono 1,5 milioni di giocatori problematici (non ludopatici ma a rischio). Sono numeri importanti:  le ludopatie vanno assolutamente contrastate con misure e provvedimenti seri ed efficaci, ben pianificati.  Secondo l’Istituto Superiore della Sanità di questi 1,5 milioni, l’85% arriva da slot e Vlt (giudicati i settori più a rischio di ADM) e l’11% dalle scommesse virtuali (bets che vengono raccolte su eventi simulati). Sono dati coerenti con le statistiche sulla  spesa.

A svelarli è il Direttore dell’Agenzie delle Dogane e dei Monopoli (ADM) Giovanni Kessler che smentisce le teorie all’ultima moda da parte di politici e opinione pubblica che puntavano il dito contro il gioco online (su quali basi statistiche???) e assolvevano le macchinette, tendendo a minimizzare, solo per giustificare un provvedimento (il ban della pubblicità) che non tutela i giocatori problematici e che ha ben altri obiettivi.

Kessler: “85% giocatori problematici da Slot e Vlt, 11% da scommesse virtuali”

Le dichiarazioni del direttore dei Monopoli Giovanni Kessler sono chiare ed è difficile interpretarle in senso contrario: ” Noi, come Adm, abbiamo commissionato all’Istituto superiore della Sanità – afferma ad Agimeg – la più grande ricerca sul fenomeno del gioco sull’intera popolazione. Nell’ultimo anno il 36% ha giocato almeno una volta. Un uomo su due, una donna su tre. Quindi, il fenomeno è sicuramente diffuso. Ma se parliamo di gioco problematico, tra i 18,5 milioni di italiani, 1,5 milioni vengono definiti giocatori problematici. E 1,4 milioni a rischio moderato. Non vuol dire ludopatici ma se sono problematici bisogna pure tenerne conto“.

“Tra questi problematici, quindi all’interno dei 1,5 milioni, il 52% giocano alle awp, il 33% gioca alle vlt e l’11% alle scommesse virtuali. Questi sono i tre settori in cui giocano coloro che l’Iss definisce giocatori problematici. Certo, non cominciamo da zero. Ci sono almeno tre cose fatte negli ultimi anni per contrastare il gioco problematico: il registro dell’autoesclusione, la riduzione delle awp, che si è concluso, la stretta sulla pubblicità del decreto Balduzzi, che ovviamente andava già in quella direzione. Ma l’indirizzo del Governo e del Parlamento è che oggi bisogna fare qualcosa di più”.

Ed è giusto fare qualcosa di più ma farlo in maniera seria ed organica. Cosa c’entra il ban della pubblicità che colpisce solo l’online quando l’85% dei giocatori problematici arrivano da slot e Vlt che non verranno neanche sfiorate?

Di Maio: ban pubblicità non colpisce slot, solo poker online

Lo ha affermato lo stesso Luigi Di Maio che ha ammesso che il ban della pubblicità non colpirà slot e vlt ma solo il gioco online: “Elevato è il numero di spot che ci sono nelle televisioni, nelle strade e sulle maglie dei calciatori. Gli sponsor del gioco non ti portano più in un centro slot, ma oggi ti portano su un portale di poker online. Puoi stare tutta la giornata chiuso in casa a giocarti tutti i risparmi della famiglia“. I numeri forniti dall’Istituto Superiore della Sanità di fatto smentiscono il Ministro: l’obiettivo a questo punto non può essere la tutela dei giocatori, visto che gli spot “non ti portano in un centro slot”  ovvero dove provengono l’85% dei giocatori problematici (e con le scommesse virtuali si arriva al 96%).

In questi due mesi ne abbiamo lette di tutti i colori, ma la parte più bella è stata la criminalizzazione del settore con attacchi feroci, quotidiani ed immotivati nei confronti del poker online, con affermazioni prive di fondamento perché non sostenute da numeri ufficiali, solo opinioni, per sentito dire, quando è uno dei pochi giochi d’abilità ed andrebbe ben distinto da tutti gli altri games. Oramai si ragiona solo per slogan elettorali, per pura convenienza politica, gettando fumo negli occhi della gente.

Con questo non vogliamo dire che anche nel poker online non si debbano migliorare le tutele per i giocatori, siamo i primi a sostenerlo, ma certi attacchi politici e mediatici non sono giustificati.

Il Decreto Dignità non tutela i giocatori problematici

Oramai con i numeri svelati dall’istituto superiore di Sanità è chiaro, il bluff è stato smascherato ma chi conosce i numeri di settore aveva pochi dubbi. Quando solo il 7% della spesa dei giocatori italiani deriva dall’online (ed il poker è una piccolissima percentuale) e l’86% dei giocatori problematici da slot e Vlt, dovrebbe sorgere un dubbio sulla reale efficacia del Decreto Dignità (ancora privo di coperture per via del mancato ed enorme gettito derivante dall’Iva sui contratti di pubblicità e sponsorizzazioni). Tutta demagogia che però fa presa sull’elettorato inconsapevole.

Spesa VLt+Slot pari a 15 volte quella dell’online!

La spesa dei giochi di abilità a distanza (voce del Ministero dell’Economia) nel 2017 è stata di 723 milioni di euro.

Nello stesso periodo il margine per quanto riguarda le AWP (apparecchi con vincite in denaro, slot comma 6 e comma 7) è stato di 7,779 miliardi, secondo i dati dei monopoli, quindi pari a 10,7 volte la spesa del gioco online.

La spesa delle VLT, Video Lotteries Termial (comma 6) è stata pari a 2,846 miliardi. Sommando Slot e VLT si tocca i 10,6 miliardi persi dagli italiani, pari a 15 volte la spesa del gioco online. Perché però sul banco degli imputati è finito il poker online?

Ricapitoliamo spesa 2017

  • Giochi di abilità a distanza 723 milioni
  • Awp (Slot) 7,779 miliardi
  • VLT 2,846 miliardi

Per ammissione dello stesso Ministro però il ban della pubblicità colpirà solo il gioco  a distanza. Da questi numeri si comprende come il decreto dignità non sfiori neanche il problema delle dipendenze, gli obiettivi sono altri e non sono di tutela dei giocatori.

Con questi numeri davanti a qualsiasi giudice sarà difficile sostenere che questo provvedimento stia effettivamente tutelando i giocatori dell’online ed i ricorsi saranno presentati a pioggia dai concessionari se non si troveranno soluzioni un minimo sensate.

Annullamento della libertà di fare impresa (articolo 41 cost.) senza giustificazione legale

Se non c’è una tutela efficace dei giocatori, come può essere giustificata la compressione assoluta della libertà di esercizio di impresa tutelata dall’articolo 41 della Costituzione di imprese che esercitano un’attività legale riconosciuta dallo Stato? Anzi… la esercitano per conto dello stato (vedere concetto di concessione).

La giurisprudenza della Corte Costituzionale è ricca sul rapporto tra tutela della salute, diritto al lavoro e esercizio di impresa. Ma in questo caso dov’è la tutela del giocatore? Solo demagogia.

L’avvocato Giulio Coraggio ha spiegato bene come per i concessionari online sia impossibile esercitare la propria attività lecita con il ban della pubblicità.

E la libertà di concorrenza (quando vi è una discriminazione palese) e libertà di stabilimento? Sono principi comunitari che vengono calpestati dal Decreto Dignità.

C’è poi l’intento di frenare la cultura del gioco? E si riconosce l’eccezione di poter promuovere le lotterie? Gambling puro? Il messaggio quale può essere? Diventa ricco acquistando un semplice tagliando? E’ così che si vuole combattere la cultura del gioco?

Pioggia di ricorsi e richiesta risarcimenti in arrivo

I concessionari sanno benissimo che vi sono ampi margini per azioni legali efficaci e stanno già studiando con i loro avvocati, un’offensiva giudiziaria senza precedenti che potrebbe mettere a serio rischio la stabilità del mercato (oltre a provocare danni ingenti all’erario). L’abolizione totale della pubblicità non è compatibile con il sistema concessiorio. Deve essere regolamentata (anche se il “Balduzzi” pone dei paletti importanti) o deve essere abolito il gioco. Non ci sono molte alternative, o una o l’altra strada.

Ma il ban della pubblicità assoluto (“abolizione totale”), pur essendo un intervento che poteva essere studiato per regolamentare ancora di più il fenomeno dei messaggi pubblicitari (seppur il Balduzzi sia un testo ben scritto ma mal applicato), di fatto non tutela i players ma mette a rischio 200mila posti di lavoro, favorisce in maniera spudorata il gioco illegale (ed i giocatori problematici saranno sempre più attratti da questo circuito senza alcun controllo) e allontanerà gli investimenti dall’Italia, oltre a creare un bel buco nel gettito dell’Erario (pensiamo solo all’Iva sui contratti di sponsorizzazione e spot). Ma c’è di più: rischia di compromettere i delicati equilibri del mercato dell’online con il rischio che si crei una seconda rete parallela autorizzata dalla Corte di Giustizia Europea come è avvenuto nel settore delle scommesse terrestri, per via di una discriminazione operata 20 anni fa (bando scommesse 1998). Vi sono delle discriminazioni evidenti anche oggi con questo decreto.

Giovanni Kessler, direttore dei Monopoli, ha puntato il dito contro slot e vlt dopo una ricerca dell’Istituto Superiore della Sanità

Regolamentare la pubblicità e applicare il Balduzzi

Giusto regolamentare ancor di più la pubblicità, limitare gli spot, fissare nuovi paletti, così come i messaggi su internet devono essere migliorati. Ma la soluzione più intelligente è applicare nel miglior modo possibile una legge già esistente, il Decreto Balduzzi che è un testo ben scritto e strutturato, al contrario di quelli che stanno circolando in questi giorni.

Favorevoli alla tessera del giocatore contro la ludopatia

Lasciamo a casa gli slogan e parliamo di cose serie. Servono interventi mirati non frasi ad effetto per tutelare realmente i giocatori problematici, ovvero  1,5 milioni di giocatori a rischio che è giusto tutelare. Come? Noi siamo i primi a schierarci, in questo caso, con Luigi Di Maio quando propone la tessera del giocatore perché sarebbe una misura molto efficace contro le dipendenze, per il monitoraggio e lo studio del fenomeno della ludopatia, il controllo della spesa dei soggetti a rischio ed anche per contrastare in maniera netta il riciclaggio di denaro visto che nel gioco terrestre la raccolta è quasi del tutto completamente anonima.

La storia: nei primi anni 2000 c’erano 800.000 video poker e il totonero

Anche il settore legale delle slot e vlt è giusto che sia controllato per frenare le dipendenze però è giusto tutelare le imprese legali per una questione di tutela proprio dei cittadini italiani.

Il mercato legale (nonostante gli attacchi di direttori di giornali e politici che danno dei criminali a chi lavora onestamente nel settore, ma forse sarebbe arrivato il momento delle querele…), in questi anni ha fatto la sua parte: come evidenzia Agimeg, si è passati da 800 mila videopoker dall’inizio degli anni 2000 (oggi le macchiette sono il 70% in meno, circa 265 mila) e dal totonero, completamente gestiti dalla criminalità, a un’offerta di gioco legale, controllata attraverso gli apparecchi da intrattenimento e le scommesse legali.

Confindustria: “la ludopatia non si combatte eliminando le imprese legali”

Molto duro Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria nel suo intervento all’Assemblea di Sistema gioco Italia, ripreso da Agimeg:

“Serve una netta distinzione fra gioco legale e gioco illegale ed evitare una decretazione d’urgenza in materia di gioco. Vogliamo essere ascoltati e definire proposte sul tema per il Governo. La nostra domanda alla politica è: i nostri 10 punti sono di interesse per il Paese? Aiutano a raggiungere i fini che il Governo si è dato per conciliare etica ed economia? Serve evitare un eccesso di criminalizzazione dell’impresa. Se si tassa la raccolta e non il differenziale si sta adottando una patrimoniale sui ricavi: sono gli strumenti che vuole utilizzare il Governo che noi critichiamo. Oggi c’è un’anomalia, rappresentata dalla ludopatia, ma non la si cura eliminando le imprese legali, è in percorso sbagliato.  Le eccessive rigidità fanno perdere credibilità al Paese, non possiamo infatti attrarre capitali e investitori e poi cambiare le regole in corsa. Servono regole di ingaggio che superino i preconcetti, trovando soluzioni a favore di occupazione e crescita economica. E’ un errore distruggere un intero comparto, è una questione di politica economica. Se il settore esce dal mercato, infatti, i giocatori punteranno all’estero, mentre noi abbiamo forti interessi affinchè il nostro Paese vada bene: non si può autorizzare il gioco e poi imporre i divieti. Serve superare le tattiche ad effetto nel breve termine che però portano conseguenze negative sul lungo periodo. Va invece difeso – ha concluso Boccia – il nostro rilevante patrimonio rappresentato dal comparto giochi tutelando la dimensione del divertimento della vita”